Yemen: attaccata una nave mercantile, Houthi possibile organizzazione terroristica

Pubblicato il 5 dicembre 2020 alle 18:30 in USA e Canada Yemen

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L’organizzazione United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha affermato, il 5 dicembre, che una nave mercantile è stata attaccata al largo delle coste yemenite, mentre stava attraversando il Golfo di Aden, nel corso della notte. Intanto, il ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyed Badr Al Busaidi, ha confermato che gli USA starebbero valutando la possibilità di inserire i ribelli sciiti Houthi nella propria lista delle organizzazioni terroristiche.

Secondo l’agenzia di intelligence marittima privata inglese Ambrey Intelligence, la nave mercantile attaccata è la MV Hasan, batte bandiera della Sierra Leone, è gestita dall’azienda con sede nelle isole Marshall Oasis Shipping Co. ed era diretta in Oman. Secondo quanto riferito da UKMTO, dopo l’episodio, che sarebbe stato denunciato da altre imbarcazioni che si trovavano nelle vicinanze,  sia l’equipaggio, sia l’imbarcazione sarebbero al sicuro. Al momento, l’imbarcazione si troverebbe nella città portuale yemenita di Nishtun, controllata dalla coalizione a guida saudita e UKMTO ha rilasciato una dichiarazione che recita: “L’incidente si è concluso. L’imbarcazione e l’equipaggio sono salvi”. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

L’incidente è stato denunciato a dieci giorni di distanza da un’esplosione avvenuta lo scorso 25 novembre di fronte alle coste dell’Arabia Saudita e che ha colpito la Mt Agrari, una petroliera battente bandiera maltese, gestita dalla società greca TMS Tankers, con a bordo circa 25 persone, che era ormeggiata al porto saudita di Shuqaiq. In tal caso, secondo quanto riferito dalla coalizione di Stati intervenuti nel conflitto yemenita e con a capo Riad, l’esplosione era stata provocata da un attacco dei ribelli sciiti Houthi, condotto per mezzo di un’imbarcazione con trappole esplosive inviata nel Mar Rosso. L’esplosione della Mt Agrari, a sua volta, era giunta dopo che, il 23 novembre precedente, un missile da crociera lanciato dai ribelli Houthi aveva colpito un impianto petrolifero della compagnia saudita Saudi Aramco, situato a Gedda, sul Mar Rosso.

Sempre il 5 dicembre, invece, durante un summit in Bahrain, il ministro degli Esteri dell’Oman ha confermato che, durante la visita a Muscat del più alto diplomatico statunitense per il Medio Oriente, David Schenker, lo scorso primo dicembre, le parti hanno parlato della possibilità che Washington dichiari i ribelli filo-iraniani Houthi un’organizzazione terroristica. Il ministro degli esteri dell’Oman ha quindi affermato: “Non ritengo esista una soluzione che si basi sulla classificazione o sul blocco di un attore chiave nel conflitto yemenita e che lo escluda dai negoziati […] Mi chiedo se una tale decisione risolverà il conflitto in Yemen, visto che il gruppo in questione è un attore primario, o se sia meglio sostenere quello che sta facendo l’inviato dell’Onu invitando tutti a negoziare, incluso quel gruppo”.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dalle Nazioni Unite come la peggior crisi umanitaria al mondo, dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah. Riad ha ripetutamente accusato Teheran di rifornire i ribelli Houthi con armi sofisticate ma, da parte sua, l’Iran ha sempre negato il proprio coinvolgimento.

Le Nazioni Unite stanno cercando di mediare una soluzione politica tra le parti in conflitto e, secondo gli operatori umanitari in Yemen, se Washington designasse gli Houthi come organizzazione terroristica, oltre ad ostacolare i tentativi dell’Onu, potrebbe impedire ad aiuti vitali di raggiungere lo Yemen, dove oltre l’80% della popolazione ne necessita.

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Camilla Canestri

di Redazione