Trump ordina il ritiro dei soldati statunitensi dalla Somalia

Pubblicato il 5 dicembre 2020 alle 9:17 in Somalia USA e Canada

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Il presidente uscente degli USA, Donald Trump, ha deciso di ritirare le truppe statunitensi dalla Somalia, che contano circa 700 soldati in totale, il 4 dicembre, nel quadro del più ampio progetto volto a ritirare gli Stati Uniti da quelle che sono state definite “le guerre infinite”. Il 5 dicembre, alcuni esponenti della politica somala hanno rivolto un appello al presidente eletto, Joseph R. Biden Jr., affinché riveda tale mossa criticando la scelta di Trump.

Il Pentagono ha dato notizia della decisione confermando che, entro il prossimo 15 gennaio, ovvero cinque giorni prima dell’inaugurazione della nuova amministrazione Biden, tutti i circa 700 soldati statunitensi al momento in Somalia nell’ambito del commando AFRICOM, lasceranno il Paese africano. In particolare, si tratta per lo più di forze per le operazioni speciali che hanno condotto missioni di addestramento e anti- terrorismo. Gli USA hanno comunque confermato che gli sforzi per garantire gli interessi statunitensi continueranno e il Pentagono ha specificato: “Continueremo ad impegnarci nei confronti dei nostri partner africani e porteremo avanti un sostegno duraturo grazie ad un approccio governativo”. Al momento, non è ancora chiaro se saranno ritirati anche altri membri della presenza statunitense in Somalia oltre ai soldati, come funzionari della Central Intelligence Agency (CIA), l’ambasciatore e alcuni diplomatici, i quali hanno sede in un bunker altamente fortificato all’aeroporto della capitale somala, Mogadiscio.

Le truppe statunitensi sono state finora impiegate in Somalia per combattere i militanti islamici nel Corno d’Africa e, in particolare, Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, un’organizzazione politico-militare affiliata ad al-Qaeda.  Secondo quanto dichiarato da un funzionario del Dipartimento per la Difesa, il 4 dicembre, i soldati statunitensi saranno riposizionati in Kenya. Anche nella dichiarazione rilasciata del Pentagono è stato confermato che parte delle forze al momento in Somalia non saranno riassegnate nell’Africa orientale, ma quelle rimanenti saranno ricollocate nei Paesi confinanti per condurre operazioni trans-frontaliere. Tale spostamento consentirà ai soldati statunitensi sia di continuare a condurre operazioni anti-terrorismo e raid aerei con i propri droni in Somalia, sia di ottenere avvertimenti e informazioni tempestive riguardo possibili minacce da parte dei militanti per gli Stati Uniti e i loro alleati, ma interromperà le operazioni di addestramento delle forze di sicurezza locali.

Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Somalia è stato un argomento al centro del dibattito negli USA dopo che, lo scorso 25 novembre, il New York Times aveva confermato l’uccisione di un agente della CIA in Somalia. Trump aveva, poi, già annunciato ai suoi consiglieri più stretti l’intenzione di ritirare i soldati statunitensi dalla Somalia nel mese di ottobre.

Per la Somalia, il ritiro delle truppe statunitensi avverrà in un momento delicato, in quanto, nel mese di gennaio 2021, sono previste le elezioni parlamentari e, all’inizio del successivo mese di febbraio, il Paese sarà, invece, chiamato a scegliere il proprio presidente. Mogadiscio potrebbe quindi dover affrontare difficoltà maggiori a proteggere i processi elettorali da più gruppi di militanti e, in particolare, da Al-Shabaab. Un senatore della commissione Affari Esteri della Somalia, Ayub Ismail Yusuf, ha pubblicato un post su Twitter in cui ha definito la decisione di Trump “prematura”, in quanto la lotta globale contro il terrorismo sarebbe ancora in corso. Yusuf ha poi chiosato, citando l’account di Joe Biden, dicendo: “Non dobbiamo abbandonare i nostri successi”.

Negli USA, coloro che sostengono la missione dell’Esercito statunitense in Somalia hanno ribadito l’importanza di continuare a colpire i militanti e di addestrare le forze governative locali per impedire che il loro territorio diventi un luogo sicuro dal quale pianificare attacchi terroristici, come era successo per gli attentati dell’11 settembre, pianificati dall’Afghanistan. Tra i sostenitori della permanenza in Somalia delle truppe statunitensi vi sarebbero anche più repubblicani del Congresso, alleati di Trump.

Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Somalia ha seguito le decisioni di ritirare anche i soldati impegnati in Afghanistan e in Iraq, a conferma della volontà da tempo espressa da Trump di ritirare gli USA dagli impegni militari di lunga data in Africa e in Medio Oriente. Tuttavia, secondo fonti del Dipartimento della Difesa, il ritiro dalla Somalia non implicherà l’abbandono anche del Kenya e del Djibouti, da dove partono i raid aerei statunitensi contro Al-Shabaab.

Tale organizzazione terroristica è nata nel 2006, e, dal 2012, i suoi leader hanno giurato fedeltà ad al-Qaeda. Il gruppo ha come obiettivo quello di ribaltare il governo di Mogadiscio per imporre la propria interpretazione della legge islamica. Per tale ragione, i suoi militanti conducono regolarmente attentati contro la capitale somala. In precedenza, Al-Shabaab e i suoi membri controllavano ampie zone del Paese ma, dal 2011, furono cacciati dai principali centri abitati e città, tra cui Mogadiscio, dall’esercito somalo e dalle truppe dell’Unione Africana.  Per combattere il gruppo sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peace-keeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM) e gli Stati Uniti sono tra i Paesi che combattono il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington  erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo di Washington, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per Al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio nella Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e ha assoggettato i governanti locali. Stando alla relazione, da tali luoghi, i terroristi di Al-Shabaab organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Secondo il report, nel 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sarebbero aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Camilla Canestri

di Redazione

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