La Grecia vuole acquistare gli F-35 degli Stati Uniti

Pubblicato il 5 dicembre 2020 alle 7:05 in Grecia USA e Canada

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L’ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia ha confermato che Atene ha richiesto di acquistare caccia F-35 della Lockheed Martin. La notizia arriva in un momento caratterizzato da crescenti tensioni con la Turchia nel Mediterraneo orientale.

“Gli Stati Uniti, ai massimi livelli, hanno accolto con favore l’interesse della Grecia per l’acquisizione dell’F-35 per l’Aeronautica Militare ellenica”, si legge in un comunicato dell’ambasciatore Geoffrey Pyatt, datato 30 novembre. “Abbiamo segnalato il nostro sostegno alle vendite e stiamo lavorando a stretto contatto su un futuro programma di acquisizione”, ha aggiunto Pyatt.

Atene aveva formalmente richiesto di aderire al programma F-35 in una lettera al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, come riportato dalla stampa greca. La lettera includeva una richiesta preliminare per un numero di aeromobili compreso tra 18 e 24, che Atene intendeva acquisire entro il 2021. “Le relazioni nel settore della Difesa tra Stati Uniti e Grecia sono ai massimi storici ed è una delle relazioni militari più forti dell’America in Europa”, ha aggiunto Pyatt. “Il percorso verso l’acquisizione degli F-35 è un processo pluriennale che si baserà naturalmente sui successi realizzati nel programma di aggiornamento F-16 Viper della Grecia”. Atene acquisterà anche 18 caccia Rafale di fabbricazione francese per sostituire i suoi vecchi jet Mirage 2000, secondo quanto ha annunciato primo ministro Kyriakos Mitsotakis.

La proposta di vendita di armamenti arriva in un momento di tensione per il Mediterraneo orientale. Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di controllare la costa più lunga del Mediterraneo Orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. 

Nel Mediterraneo orientale, inoltre, la Grecia si oppone alla Turchia per quanto riguarda la questione di Cipro. L’isola è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota e facente parte dell’Unione Europea (EU), dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta dal solo governo di Ankara e dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.  Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio di Cipro, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord.

In tale contesto, le autorità della Repubblica turca di Cipro Nord, appoggiate da Ankara, hanno annunciato l’intenzione di riaprire la spiaggia abbandonata di Varosha, nella città di Famagosta. La mossa, resa pubblica il 6 ottobre, era stata condannata da Atene e dall’amministrazione greco-cipriota di Nicosia, che considera il quartiere di Varosha di proprietà della sua comunità, fuggita dopo l’occupazione turca dell’isola, nel 1974. La Turchia, dal canto suo, ha difeso l’iniziativa e ha ricordato che la spiaggia è abbandonata da decenni in una “terra di nessuno”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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