Il Kuwait alle urne: un primo test per il nuovo emiro

Pubblicato il 5 dicembre 2020 alle 7:30 in Kuwait Medio Oriente

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In Kuwait, sabato 5 dicembre, si vota per rinnovare l’Assemblea nazionale, l’organo parlamentare monocamerale del Paese del Golfo. Una volta ottenuti i risultati, l’attuale governo si dimetterà, spianando la strada verso un nuovo esecutivo che dovrà essere approvato dal Parlamento stesso.

A tal proposito, il primo ministro kuwaitiano, Sheikh Sabah al-Khaled al-Hamad al-Sabah, ha annunciato che, il 6 dicembre, dopo l’annuncio dei risultati, presenterà le dimissioni. Sono 395 i candidati registrati per concorrere nelle elezioni del 5 dicembre, di cui 33 donne, il maggior numero registrato dal 2005. In totale, i seggi che dovranno essere occupati sono 50, eletti da cinque collegi da 10 seggi ciascuno, con un voto unico non trasferibile. Nonostante nell’Emirato i partiti politici formali siano vietati, sono invece consentiti i blocchi parlamentari. L’Assemblea vede altresì la presenza di 15 ministri del governo, che sono membri ex officio. Le ultime elezioni organizzate nel Paese risalgono al 26 novembre 2016. In tale tornata elettorale, solo una donna venne nominata all’interno dell’organo legislativo, Safa al-Hashem, la nona ad essere designata dal 2005, anno in cui è stato concesso alle donne kuwaitiane il diritto di voto e di candidarsi.

Le elezioni giungono in un momento delicato per il Paese che si ritrova, da un lato, a far fronte alla pandemia di Covid-19 e alle sue conseguenze economiche, e, dall’altro lato, a dissidi tra Parlamento e governo. Questi ultimi, nel corso degli ultimi mesi, hanno più volte minacciato di mettere fine alla loro collaborazione, essenziale per la stabilità del Paese. Ad esacerbare tale clima vi sono state accuse di corruzione e scandali che hanno riguardato membri della famiglia al potere. Questi non solo hanno destato preoccupazione, ma hanno anche danneggiato la reputazione del Paese a livello internazionale e alimentato richieste di riforme radicali. Non da ultimo, il Kuwait si è trovato, il 30 settembre, ad accogliere un nuovo emiro, Nawaf al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, salito al trono a seguito della morte di Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah.

Il coronavirus ha già determinato cambiamenti nel corso della campagna elettorale, in quanto, per la prima volta, sono stati vietati i tradizionali banchetti organizzati dai candidati per dimostrare all’elettorato la propria generosità, ai quali talvolta  partecipavano centinaia di persone. Al contempo, la campagna elettorale ha visto un ampio utilizzo dei social network, da Twitter a Snapchat, o Instagram, dove diversi candidati hanno potuto fare propaganda anche attraverso dirette e video.

Fonti politiche kuwaitiane affermano che le elezioni del 5 dicembre rivestono una particolare rilevanza per il Paese, soprattutto per alcune forze religiose estremiste, le quali metteranno alla prova l’emiro Nawaf, e proveranno a comprenderne gli orientamenti e il margine di manovra che avranno nel portare avanti le proprie agende in futuro, ma soprattutto quanto la guida neoeletta sia in grado di limitare la loro influenza ed espansione. Al contempo, i membri della nuova assemblea, al pari dell’emiro, dovranno provare a portare stabilità nel Paese, nonostante le difficili condizioni economiche e sociali. Per tale motivo, secondo alcuni analisti, nel futuro assetto politico non vi sarà più spazio per le dispute tra governo e Parlamento, i quali, invece, sono chiamati a creare un forte partenariato. Tra le forze politiche che, secondo alcuni, mireranno a guadagnare potere nel panorama politico kuwaitiano vi è la Fratellanza Musulmana, che in Kuwait prende il nome di Movimento Costituzionale Islamico, o Hadas. Il movimento spera di vedere da 3 a 5 dei suoi candidati eletti, per poi formare una “alleanza conservatrice”, in grado di realizzare i cambiamenti auspicati.

In Kuwait il governo è stato spesso soggetto a rimpasti negli ultimi decenni, e ciò avviene soprattutto quando i legislatori in Parlamento mettono in questione o sottopongono ad una mozione di sfiducia i funzionari di grado superiore. Nel 2011, poi, il Kuwait ha assistito a sconvolgimenti sul piano politico e sociale, sulla scia delle cosiddette Primavere arabe. In particolare, decine di attivisti dell’opposizione, legislatori compresi, hanno fatto irruzione nel Parlamento per chiedere il ripristino del primo ministro Nassir, nonostante le accuse di corruzione. Come segnale di risposta, il governo ha presentato le dimissioni. Tale episodio è stato in seguito definito dall’emiro di allora “mercoledì nero”, in quanto ha portato altresì allo scioglimento del Parlamento e ad elezioni anticipate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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