Yemen: ancora tensioni a Hodeidah, la popolazione “sull’orlo della carestia”

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 11:12 in Medio Oriente Yemen

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Sedici operai sono rimasti vittima di un bombardamento contro un complesso industriale e commerciale situato a Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen. Nel frattempo, l’Onu ha riferito che circa la metà della popolazione yemenita è a rischio carestia.

L’episodio di Hodeidah ha avuto luogo nella sera del 3 dicembre, quando un attacco, presumibilmente perpetrato dalle milizie di ribelli sciiti Houthi, ha preso di mira il complesso “Fratelli Thabit”, ritenuto la maggiore fabbrica del governatorato occidentale di Hodeidah. Un primo bilancio delle vittime include 9 morti e 7 feriti, tutti operai del complesso colpito, mentre sono stati altresì registrati ingenti danni materiali. Fonti mediche dell’ospedale da campo di al-Durahymi hanno riferito di aver accolto almeno 16 vittime e che il numero dei decessi sarebbe potuto aumentare, a causa delle gravi ferite riportate. Secondo fonti interne alla fabbrica, si è trattato di un attacco “deliberato”, volto a causare un gran numero di vittime.

L’episodio si è verificato mentre la Missione delle Nazioni Unite UNMHA, il cui obiettivo è sostenere l’accordo di Hodeidah e favorire il cessate il fuoco, stava organizzando una visita presso il complesso Thabit e l’ospedale “22 maggio”. A seguito dell’attacco del 3 dicembre, la Missione ha condannato quanto accaduto e, soprattutto, l’uccisione e il ferimento di civili, evidenziando come sia necessario porre fine ad operazioni che minano la vita della popolazione, oltre a dover mettere in atto quei meccanismi stabiliti con l’accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. L’attacco, secondo UNMHA, ha dimostrato l’impellente necessità di portare avanti il processo di smilitarizzazione dei fronti di combattimento.

Sebbene la missione non abbia esplicitamente accusato i ribelli Houthi per quanto accaduto, è stato sottolineato che il Diritto umanitario deve essere rispettato da ciascuna delle parti belligeranti impegnate nel conflitto, per evitare che siano i civili a cadere in una “spirale di violenza mortale”. UNMHA ha poi affermato che la fabbrica colpita il 3 dicembre, oltre ad essere un centro posto a servizio della popolazione e che offre opportunità di lavoro, è situata in un’area che potrebbe presto divenire sede di un ufficio della Missione.

L’attacco contro il complesso industriale è da inserirsi nel quadro delle tensioni che continuano a caratterizzare il governatorato occidentale di Hodeidah, sebbene questo sia soggetto a una tregua stabilita il 13 dicembre 2018, con il cosiddetto Accordo di Stoccolma. Nel frattempo, il conflitto yemenita, scoppiato il 19 marzo 2015, non può dirsi terminato. A tal proposito, il 3 dicembre, tre agenzie delle Nazioni Unite hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che più di 16.000 yemeniti stanno vivendo in condizioni simili alla carestia e che il numero potrebbe toccare quota 47.000 tra gennaio e giugno 2021. Parallelamente, il numero di persone che soffrono di malnutrizione, il secondo livello più alto di insicurezza alimentare, aumenterà da 3,6 milioni a 5 milioni nella prima metà del 2021.

Ad affermarlo, il World Food Programme (WFP), l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), le quali hanno riferito che circa metà della popolazione yemenita, pari a quasi 30 milioni di abitanti, è a rischio carestia, in quanto si prevede un peggioramento della situazione per la metà del prossimo anno. “Il 2021 potrà essere addirittura peggiore per le persone più vulnerabili”, ha specificato il direttore esecutivo del WFP, David Beasley, aggiungendo che tali cifre dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme per il mondo intero, il quale non dovrebbe voltare le spalle a famiglie bisognose. Stando a quanto riportato dalle tre agenzie, circa 10.000 yemeniti del governatorato di al-Jawf, a Nord di Sana’a, vivono in condizioni simili alla carestia, e si prevede che il numero di coloro che soffrono di condizioni prossime alla carestia nel governatorato di ‘Amran ammonti a circa 12.000, a cui si aggiungono più di 15.500 yemeniti ad Hajjah.

Da parte sua, il portavoce del Segretario generale, Stéphane Dujarric, ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che i nuovi dati mettono in luce come i tassi di insicurezza alimentare acuta in Yemen abbiano raggiunto livelli record, ma il tempo stringe per evitare una vera e propria carestia. Per il portavoce, si tratta di condizioni a cui la popolazione yemenita si trova ad assistere per la prima volta in due anni.

Le Nazioni Unite sono riuscite a raccogliere, nel 2020, 1.43 miliardi di dollari dai donatori, rispetto ai 3.2 miliardi necessari. La riduzione dei fondi ha costretto l’Onu a sospendere 15 dei 41 principali programmi umanitari in Yemen, mentre la quantità di risorse alimentari fornite al Paese è diminuita e i servizi sanitari sono stati interrotti in circa 300 strutture.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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