L’uccisione di Fakhrizadeh suscita paura in Israele

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 8:35 in Iran Israele

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Israele ha messo in guardia da possibili attentati contro le proprie strutture all’estero, dopo che l’Iran ha minacciato di vendicarsi per l’uccisione dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh.

In particolare, il 3 dicembre, l’ufficio anti-terrorismo di Israele ha lanciato un avvertimento con cui ha affermato che Teheran potrebbe attaccare gli interessi o i cittadini israeliani all’estero, nei Paesi alleati, “alla luce delle recenti minacce emesse da agenti iraniani e alla luce del precedente coinvolgimento di agenti iraniani in attacchi terroristici in diversi Paesi”.

Il timore di Israele è nato a seguito dell’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, avvenuta il 27 novembre. Fakhrizadeh è considerato il capo del programma nucleare di Teheran, oltre che il “padrino dell’accordo sul nucleare” e, sin dal suo assassinio, diversi rappresentanti iraniani hanno dichiarato che ne avrebbero vendicato l’uccisione. “La nostra risposta all’assassinio di Fakhrizadeh è inevitabile, e sarà una punizione severa per coloro che hanno commesso tale crimine”, sono state le parole del ministro della Difesa iraniano, Amir Hatami. A sua volta, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha descritto l’assassinio una “trappola israeliana”, e ha promesso di rispondere in modo tempestivo. Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana (IRGC) ha minacciato una “dura vendetta”.

Sebbene le indagini siano ancora in corso e non si abbiano prove certe, l’Iran ha accusato Israele e, in particolare, il Mossad, di aver pianificato e condotto l’operazione del 27 novembre, probabilmente in collaborazione con l’organizzazione Mojahedin-e Khalq (MKO), altresì nota come Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran. Si tratta di un partito politico iraniano, tra i più attivi nell’opposizione al regime teocratico che ha preso il potere in Iran successivamente alla rivoluzione del 1979, e classificato come terroristico ed illegittimo da Teheran.

A ragione di ciò, ha avvertito l’ufficio anti-terrorismo di Israele, sono i cittadini israeliani in tutto il mondo a dover stare in allerta. “L’Iran potrebbe tentare di effettuare attacchi in Paesi vicini, come Georgia, Azerbaigian, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kurdistan iracheno e Paesi in Medio Oriente e Africa”, ha precisato l’ufficio legato al governo israeliano. Inoltre, ulteriori minacce proverrebbero altresì dallo Stato Islamico.

Secondo le ultime informazioni rivelate dal segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale in Iran, Ali Shamkhani, è da circa 20 anni che Israele prova ad uccidere Fakhrizadeh, ma ora il “nemico” ha impiegato un nuovo metodo, rivelatosi efficace. In particolare, l’operazione del 27 novembre sembra essere stata condotta attraverso mezzi all’avanguardia e, nello specifico, dispositivi controllati a distanza.

Nel frattempo, il quotidiano Asharq al-Awsat ha riferito che, già dal 3 dicembre, l’esercito e i servizi di sicurezza sia negli Stati Uniti sia in Israele stanno conducendo un processo di coordinamento senza precedenti per far fronte ad una eventuale ritorsione dell’Iran. La notizia è stata rivelata da fonti della sicurezza a Tel Aviv, secondo cui gli Stati Uniti hanno deciso di evacuare la maggior parte del proprio personale diplomatico in Iraq, mentre Israele ha dichiarato uno stato di allerta globale in patria e all’estero. “Non siamo nel panico, ma siamo pronti a respingere gli attacchi iraniani”, ha affermato un alto funzionario militare israeliano, aggiungendo: “Speriamo che gli iraniani capiscano che a qualsiasi colpo da parte loro vi sarà una risposta molto più dura”. Stando alle dichiarazioni della fonte, è probabile che Teheran decida di prendere di mira obiettivi di rilevante importanza per Israele, come, ad esempio, i giacimenti di gas nel Mediterraneo.

Le medesime fonti hanno riferito che  alti ufficiali dell’esercito israeliano hanno tenuto colloqui con i propri omologhi del Comando centrale dell’esercito USA, al fine di rafforzare la cooperazione tra i due eserciti. Inoltre, diverse misure difensive sono state implementate da entrambe le parti, incluso il coordinamento per attività di monitoraggio di missili che potrebbero essere lanciati contro obiettivi statunitensi e israeliani in Medio Oriente. “Questa è un’area in cui i due eserciti cooperano anche in periodi normali, ma ora la cooperazione sta assumendo dimensioni maggiori “, ha precisato la fonte. Secondo i calcoli di Tel Aviv, Hezbollah non è affatto interessato a partecipare a un’escalation militare nella regione al momento, e farà tutto il possibile per ritardare gli sforzi iraniani e ostacolare la propria vendetta. Pertanto, gli iraniani potrebbero fare leva su altri mezzi per colpire Israele dalla Siria e forse dall’Iraq, o addirittura impiegando le milizie Houthi in Yemen, in grado di minacciare le rotte del commercio marittimo nel Mar Rosso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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