Italia-Turchia: collaborazione congiunta nel settore della sicurezza

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 19:15 in Italia Turchia

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Il 3 dicembre, la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, ha partecipato ad una videoconferenza con il ministro dell’Interno della Repubblica di Turchia, Suleyman Soylu.

Secondo quanto riferisce il sito ufficiale del Ministero dell’Interno, i due rappresentanti hanno discusso della collaborazione bilaterale per il contrasto all’immigrazione irregolare e al traffico di droga, portato avanti dalle organizzazioni criminali. Inoltre, i ministri hanno affrontato il tema della lotta contro il terrorismo internazionale. Le parti hanno convenuto sulla necessità di implementare l’Accordo Bilaterale di Cooperazione tra le forze di polizia dei due Paesi, in vigore dal 2018, ponendo la massima attenzione alle questioni relative alla sicurezza, al contrasto del terrorismo e alla prevenzione delle partenze dei migranti irregolari verso l’Italia.

La videoconferenza arriva meno di un mese dopo che i ministri della Difesa di Italia e Turchia si sono incontrati a Roma, il 9 ottobre, per discutere di questioni bilaterali e affrontare i temi della sicurezza relativi alla Libia e alla regione del Mediterraneo orientale. In tale occasione, il ministro italiano Lorenzo Guerini ha dichiarato che alcune azioni di Ankara rischiavano di innescare nuove tensioni nel Mediterraneo. Il rappresentante italiano faceva riferimento alla decisione delle autorità della Repubblica turca di Cipro Nord, appoggiate da Ankara, di riaprire la spiaggia abbandonata di Varosha, nella città di Famagosta. La mossa, annunciata il 6 ottobre, era stata condannata da Atene e dall’amministrazione greco-cipriota di Nicosia, che considera il quartiere di Varosha di proprietà della sua comunità, fuggita dopo l’occupazione turca dell’isola, nel 1974. 

La Turchia, dal canto suo, ha difeso l’iniziativa e ha ricordato che la spiaggia è abbandonata da decenni in una “terra di nessuno”. Nel colloquio con Guerini, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, aveva poi affermato che il suo Paese continuerà a rivendicare i propri diritti nel Mediterraneo orientale, ma, al contempo, rimane aperto a qualsiasi tipo di dialogo con la controparte greca e cipriota. Akar aveva inoltre sottolineato che le delegazioni militari di Grecia e Turchia hanno tenuto il loro primo incontro tecnico presso la sede della NATO, a Bruxelles, un chiaro segnale di avvicinamento tra i due Paesi. “Siamo favorevoli a determinare meccanismi di dialogo e misure per prevenire incidenti e inconvenienti”, ha detto il ministro turco.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di controllare la costa più lunga del Mediterraneo Orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. 

Inoltre, l’Italia e la Turchia sono attori importanti in un altro scenario ad alto rischio di conflitto. In merito alla Libia, il ministro della Difesa turco ha dichiarato che Ankara e Tripoli condividono una storia lunga mezzo millennio e ha assicurato che il suo Paese continuerà a compiere ogni sforzo per la stabilizzazione nello Stato nordafricano e di tutta la regione. “La Turchia sostiene una Libia stabile, indipendente e sovrana in base alle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha affermato Akar. La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, e, da allora, non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica.

Gli schieramenti che si sono a lungo affrontati nel Paese sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. Nelle ultime settimane sono stati avviati una serie di sforzi diplomatici per trovare una soluzione al conflitto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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