Etiopia: il governo dichiara che la guerra sta per finire

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 19:54 in Africa Etiopia

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Il governo etiope ha affermato di aver catturato o ucciso la maggior parte dei comandanti appartenenti alla forza che combatte nello Stato regionale del Tigray. Il leader del Fronte di Liberazione del Popolo tigrino (TPLF), il partito al potere nella regione, ha replicato affermando che i militari si sono nascosti nelle montagne circostanti per iniziare “una resistenza contro l’occupazione dei soldati federali”. Debretsion Gebremichael ha inviato un messaggio alla comunità internazionale in cui ha sottolineato che i civili stanno manifestando nella capitale del Tigray, Mekelle, contro i saccheggi da parte delle truppe alleate a quelle del premier etiope, Abiy Ahmed. “I soldati eritrei sono ovunque”, ha dichiarato, accusando Asmara e il presidente Isaias Afwerki di interferenza nel conflitto. Sia l’Etiopia che l’Eritrea, tuttavia, negano le affermazioni del leader tigrino. Debretsion, dal canto suo, non ha fornito prove evidenti dei saccheggi o della presenza di soldati eritrei. 

L’Etiopia afferma che il TPLF vuole internazionalizzare il conflitto per costringere il governo, che ha riconquistato tutte le principali città della regione, alla mediazione internazionale. La portavoce di Abiy, Billene Seyoum, ha detto che non commenterà messaggi  non verificabili. Un alto comandante militare, il generale Tesfaye Ayalew, ha riferito che “quasi tutti i nemici”, compresi gli ex colonnelli e i generali federali che hanno combattuto dalla parte del Tigray, sono stati sconfitti o uccisi. “Quelli che hanno pianificato gli attacchi e i criminali tigrini, però, sono ancora in fuga e si stanno nascondendo”, ha detto Ayalew a Fana TV, un’emittente televisiva affiliata allo Stato.

Nel frattempo, le agenzie umanitarie sono estremamente preoccupate per la mancanza di cibo, carburante e medicinali nella regione del Tigray. I convogli sono in attesa di ricevere aiuti. Le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme, venerdì 4 dicembre, riferendo di combattimenti e civili morti, anche operatori umanitari, intorno ai campi per i rifugiati eritrei. Mulu Nega, nominato da Abiy come capo della nuova amministrazione provvisoria del Tigray, ha affermato che il governo sta canalizzando gli aiuti verso le aree del Tigray occidentale sotto il suo controllo. “La nostra priorità ora è riportare la pace nella regione”, ha dichiarato Nega.

Un alto diplomatico dell’Unione Europea ha affermato che fornire rapidi aiuti umanitari è una sfida importante per le organizzazioni perché gli operatori umanitari non hanno ancora facile accesso alla regione. “I gruppi umanitari non sono in grado di valutare i veri bisogni del Tigray, non sono in grado di fornire assistenza e non sono in grado di monitorare che gli aiuti vadano effettivamente a coloro che ne hanno bisogno”, ha detto Janez Lenarcic, commissario europeo per la gestione delle crisi. “Tutto a causa del blocco delle comunicazioni e di questo divieto di accesso. Tale situazione è semplicemente inaccettabile”, ha detto Lenarcic.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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