Erdogan: “La Francia deve liberarsi di Macron”

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 19:08 in Francia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è tornato ad attaccare il suo omologo francese, Emmanuel Macron, definendolo “un guaio” per il Paese europeo. “Parigi sta attraversando tempi pericolosi. Macron è un guaio per la Francia. Deve liberarsene il prima possibile”, ha detto Erdogan ai giornalisti fuori dalla moschea di Santa Sofia, a Istanbul, venerdì 4 dicembre.

Il presidente francese, dal canto suo, ha chiesto rispetto dopo essere stato informato delle dichiarazioni di Erdogan. Al sito di notizie Brut, Macron ha riferito che il leader turco sta minando la libertà del suo popolo con la sua politica. 

I rapporti tra Francia e Turchia sono particolarmente tesi nell’ultimo periodo a causa delle divergenze politiche tra Parigi e Ankara su varie questioni internazionali, dalla Siria, alla Libia, al Mediterraneo orientale, e per via della pubblicazione di caricature del Profeta Maometto, che Macron ha difeso in nome della libertà d’espressione. A ottobre, il presidente francese aveva definito l’Islam una religione “in crisi” a livello globale e aveva promesso di impegnarsi a combattere il separatismo islamico nel suo Paese.

La Turchia è un Paese a maggioranza musulmana ma laico. Fa parte della NATO dal 1952 ma non è ancora riuscito a entrare nell’Unione Europea, dove la sua richiesta di adesione è bloccata da decenni per via di una lunga serie di controversie.

Dopo aver ripubblicato le caricature del Profeta Maometto che erano comparse per la prima volta sulle pagine della rivista prima della strage del 7 gennaio 2015, Charlie Hebdo, il 28 ottobre, ha mostrato in prima pagina una provocatoria caricatura del presidente turco Erdogan, facendo innervosire ulteriormente il governo di Ankara.

In seguito alle proteste e all’ondata di violenza terroristica che ha colpito la Francia nelle ultime settimane, Macron ha moderato i toni e ha riconosciuto, il primo novembre, che le caricature di Maometto possono essere considerate scioccanti per alcuni. Tuttavia, in una lettera diffusa a metà novembre, il presidente francese ha avvertito che c’è ancora “terreno fertile” per “estremismo” nel Paese. “In alcuni distretti e su Internet, gruppi legati all’Islam radicale insegnano ai nostri figli l’odio per la repubblica, invitandoli a ignorare le sue leggi”, ha scritto. “Questo è ciò contro cui la Francia sta combattendo. L’odio e la morte che minacciano i vostri figli, non l’Islam. Ci opponiamo all’inganno, al fanatismo, all’estremismo violento. Non alla religione”, ha aggiunto.

La Francia ospita la più grande minoranza musulmana in Europa e gli attacchi degli ultimi mesi hanno provocato nuove tensioni e una nuova frattura a livello sociale. Il 25 settembre, un uomo, un 18enne di origine pakistana, arrivato in Francia tre anni prima, ha accoltellato 2 persone fuori dagli ex uffici della rivista satirica Charlie Hebdo, a Parigi. Il 16 ottobre, l’insegnante francese, Samuel Paty, è stato decapitato in pieno giorno davanti a una scuola in un comune francese a Nord della capitale per aver mostrato ai suoi studenti le vignette del profeta Maometto durante un corso sulla libertà di espressione. Il 29 ottobre, c’ è stato un attacco con coltello in una cattedrale della città di Nizza, dove il ventenne tunisino Brahim Aoussaoui, ha ucciso 3 persone, e solo due giorni dopo, un uomo ha sparato contro un prete greco ortodosso a Lione.

Il 20 ottobre, la Francia ha ordinato la chiusura temporanea di una moschea fuori Parigi come parte di un giro di vite contro gli individui sospettati di incitamento all’odio, dopo l’uccisione dell’insegnante Samuel Paty. La Grande Moschea di Pantin, situata in un sobborgo degradato nella periferia nord-orientale della capitale, aveva condiviso sulla sua pagina Facebook, un video che secondo le autorità ha alimentato l’odio contro Paty. La Francia ha anche chiuso due organizzazioni, l’associazione benefica musulmana BarakaCity e un gruppo per i diritti civili che monitora i crimini ispirati dall’odio, ovvero il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (CCIF). Entrambe le organizzazioni hanno confutato le dichiarazioni del governo francese, che le ha accusate di nutrire legami “radicali”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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