Egitto: rilasciati tre attivisti dell’organizzazione di Zaky

Pubblicato il 4 dicembre 2020 alle 12:29 in Africa Egitto

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A seguito delle pressioni esercitate a livello internazionale, la procura del Cairo ha rilasciato tre membri dello staff dell’ONG “Iniziativa Egiziana per i diritti personali (EIPR)”, la stessa in cui partecipa anche Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato a febbraio con l’accusa di propaganda sovversiva.

Ad annunciarlo, il 3 dicembre, l’organizzazione stessa, la quale ha riferito, sul proprio account Twitter che i tre detenuti, Gasser, Karim and Basheer, sono stati rilasciati dalla prigione di Tora, in un atto definito “insolito”. I tre attivisti erano stati arrestati dalla polizia egiziana, con accuse di partecipazione in una “organizzazione terroristica” e diffusione di informazioni false a danno dell’interesse pubblico, dopo aver organizzato un meeting con 13 ambasciatori e diplomatici stranieri, il 3 novembre, volto a discutere della situazione dei diritti umani in Egitto. Nello specifico, i tre attivisti in questione sono Mohamed Basheer, responsabile del settore criminalità e giustizia, il ricercatore Karim Ennarah, e Gasser Abdel-Razek, il direttore esecutivo di EIPR, ritenuto tra i più prominenti difensori dei diritti umani in Egitto.

Nelle ultime settimane, diversi attori e organizzazioni a livello internazionale si sono mobilitati per spingere Il Cairo a scarcerare i quattro attivisti di EIPR, Zaky compreso. Tra questi, anche un’attrice statunitense, Scarlett Johansson, che ha pubblicato un video su Youtube in cui ha affermato: “Far sentire la propria voce in Egitto oggi è pericoloso”. L’attrice, oltre a elogiare l’impegno mostrato da EIPR nella difesa dei diritti umani, ha messo in luce come l’unico crimine commesso dai quattro detenuti sia stato difendere la dignità degli egiziani. Al momento, non è chiaro se la liberazione dei tre attivisti implichi altresì l’annullamento delle accuse. Talvolta, la procura libera attivisti su cauzione, ma mantenendo le accuse.

EIPR, attiva da circa 18 anni, ha diverse volte denunciato casi di violazione dei diritti civili, di violenza settaria, di discriminazione contro donne e minoranze religiose, oltre che le condizioni delle carceri. Tuttavia, secondo quanto dichiarato in precedenza dal Ministero degli Affari esteri egiziano, l’Iniziativa Egiziana per i diritti personali esercita altre attività rispetto a quelle dichiarate, in violazione di quanto consentito dalla legge. Altra azione condotta contro l’organizzazione è il congelamento dei beni, il cui sequestro è stato rinviato al 6 dicembre. 

Nel frattempo, l’Egitto continua a far fronte a critiche di Paesi e organizzazioni internazionali, da Amnesty International a Human Rights Watch, che accusano Il Cairo di limitare le libertà e i diritti della popolazione e di arrestare attivisti e dissidenti. Le autorità del Paese Nord-africano, da parte loro, hanno ripetutamente smentito le accuse, evidenziando la loro volontà di rispettare la legge e i diritti umani. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che circa 60.000 detenuti in Egitto siano prigionieri politici, attivisti laici, giornalisti, avvocati e accademici arrestati nel corso di una campagna di repressione avviata dal presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, contro le voci di dissenso.

Tra i casi dell’ultimo anno vi è Patrick George Zaky, uno studente egiziano arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, secondo quanto riferito dai suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, a incitamento alla violenza, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici, uso della violenza. Durante le udienze, Zaky ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. In tale quadro, risale al 22 novembre la notizia con cui è stato riferito che il tribunale del Cairo ha stabilito il rinnovo del periodo di detenzione arbitraria per ulteriori 45 giorni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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