Libia: l’Onu mette in guardia da una “grave crisi”

Pubblicato il 3 dicembre 2020 alle 8:33 in Africa Libia

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In occasione del nuovo round di colloqui del Forum di dialogo politico, l’inviata speciale ad interim delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, ha evidenziato che in Libia vi sono circa 20.000 combattenti e mercenari stranieri, i quali sono da considerarsi all’origine di una grave crisi.

Come specificato dall’inviata, la Libia attualmente ospita dieci basi militari, distribuite su tutto il territorio, e che sono parzialmente o completamente occupate da forze straniere. Di fronte a tale scenario, la presenza di circa 20.000 combattenti stranieri è simbolo di una violazione della sovranità libica, in quanto implica un continuo invio di armi verso il Paese Nord-africano, il che significa violare l’embargo imposto dalle Nazioni Unite, in un momento in cui la Libia non necessita di ulteriori armi.

La presenza di attori stranieri, inoltre, secondo Williams, non reca alcun beneficio alla Libia, in quanto ciascuno bada semplicemente ai propri interessi, andando ad alimentare ulteriormente una crisi già grave. A tal proposito, è stato riferito che la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) ha più volte ricevuto segnalazioni di rapimenti, detenzioni arbitrarie e omicidi da parte di formazioni armate in tutto il Paese, mentre i diritti umani sono state più volte violati. “Abbi cura di te”, ha affermato l’inviata rivolgendosi ai delegati libici, aggiungendo: “Il tempo non è dalla vostra parte”.

Tali riflessioni sono giunte il 2 dicembre, nel corso del nuovo round di colloqui del Forum di dialogo politico, tenutosi da remoto. Il Forum vede la partecipazione di 75 rappresentanti libici, i quali hanno discusso, nel corso di tre incontri, dei meccanismi di nomina e dei criteri per la selezione di coloro che andranno a formare gli organismi esecutivi “unificati” del periodo di transizione, ovvero il governo e il Consiglio presidenziale, che guideranno la Libia fino al 24 dicembre 2021, data in cui si terranno elezioni presidenziali e legislative.

Per Williams, il dialogo politico rappresenta la strada migliore da perseguire per giungere ad una risoluzione della crisi. Tuttavia, a detta dell’inviata, il focus non è comprendere chi dovrà spartirsi il potere, bensì chi dovrà condividere delle responsabilità per il bene delle generazioni future. A tal proposito, i 75 partecipanti si riuniranno nuovamente giovedì 3 dicembre, per scegliere una proposta, tra le 12 avanzate dalla Missione dell’Onu, sul meccanismo di nomina che determinerà chi occuperà le cariche di presidente del Consiglio presidenziale, di vice e di primo ministro. Stando a quanto riportato da al-Arabiya, inoltre, è probabile che Williams avvierà, nei prossimi giorni, un ciclo di consultazioni dirette in cui verranno avanzate proposte sui singoli candidati che andranno a formare i suddetti organismi. 

Ai sensi dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto a Ginevra il 23 ottobre, nella cornice del Comitato militare congiunto 5+5, forze e mercenari stranieri dovranno abbandonare la Libia entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. Secondo gruppi di esperti delle Nazioni Unite, entrambe le parte belligeranti, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale libico (LNA), hanno fatto affidamento su combattenti stranieri di diverse nazionalità, tra cui siriani, russi, sudanesi e ciadiani, nel corso delle battaglie avviate sin dal 15 febbraio 2011.

A tal proposito, Williams ha puntato il dito contro i governi stranieri, i quali hanno contribuito ad alimentare ulteriormente il conflitto, inviando armi e mercenari presso i fronti di combattimento libici. Al contempo, l’inviata dell’Onu ha messo in guardia da problematiche di tipo economico e sociale, tra cui un incombente “collasso della rete elettrica”, causato da anni di corruzione e cattiva gestione del settore. A tal proposito, è stato evidenziato che sarebbe necessario un investimento pari ad almeno 1 miliardo di dollari per riparare e costruire le infrastrutture, dato che solo 13 delle 27 centrali elettriche libiche sono attualmente attive. Inoltre, a detta di Williams, si prevede che nel mese di gennaio 2021, 1.3 milioni su oltre 6.8 milioni di libici avranno bisogno di assistenza umanitaria, in un momento in cui anche il Paese Nord-africano deve far fronte alla pandemia di Covid-19, con circa 95.000 casi positivi. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione