Gli USA provano a porre fine alla crisi del Golfo

Pubblicato il 3 dicembre 2020 alle 9:51 in Qatar USA e Canada

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Il consigliere senior e genero del presidente uscente degli USA, Jared Kushner, si è recato in visita ufficiale in Qatar, il 2 dicembre. Il meeting avrebbe portato ad un primo riavvicinamento tra Doha e Riad, verso la risoluzione della cosiddetta crisi del Golfo.

Quest’ultima ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, dopo essere stato accusato di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I Paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain. Da parte sua, Doha ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi promotori dell’embargo.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, sulla base di altre fonti tra cui Bloomberg, la visita del consigliere del presidente Donald Trump in Qatar ha avuto come obiettivo favorire un disgelo delle tensioni. In particolare, Kushner ha incontrato l’emiro qatariota, Tamim bin Hamad al-Thani, per discutere degli ultimi sviluppi a livello regionale e delle relazioni strategiche tra Washington e Doha. Tuttavia, fonti diplomatiche informate sui colloqui hanno riferito che, nel corso del meeting, è stato altresì promosso un accordo tra Doha e Riad.

In particolare, le due parti avrebbero concordato una riapertura dello spazio aereo e dei confini terrestri e si sarebbero dette disposte a porre fine alla “guerra mediatica” intrapresa sin dal 2017.  In tale quadro, Washington desidererebbe che l’Arabia Saudita aprisse il suo spazio aereo ai voli commerciali del Qatar, che attualmente spende circa 100 milioni di dollari per dirottare i propri voli verso l’Iran. Se Riad accetterà la richiesta degli USA, la Qatar Airways potrà nuovamente fare uso delle rotte stabilite prima dell’inizio della crisi.

Si tratta di prime mosse funzionali a ristabilire la fiducia tra le due parti, così da poter gradualmente giungere a una risoluzione della crisi. L’accordo, però, stando a quanto riferito dalle fonti, non includerebbe gli altri Paesi fautori dell’embargo. In particolare, gli UAE si sarebbero mostrati riluttanti a riavvicinarsi al Qatar, preferendo concentrarsi sulle proprie relazioni con Israele, così come testimoniato dal recente accordo di normalizzazione. Di fronte a tale scenario, fonti del Golfo hanno riferito ad al-Jazeera che saranno le prossime settimane a rivelare se la missione di Kushner ha effettivamente avuto un esito positivo.

Il Qatar si è più volte detto disposto a risolvere la crisi con mezzi pacifici e diplomatici, attraverso la mediazione e il “dialogo costruttivo incondizionato”. Come affermato dalla rappresentante permanente del Qatar alle Nazioni Unite, l’ambasciatrice Alya bint Ahmed al-Thani, nel corso di un incontro in video conferenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 22 luglio, il blocco è “ingiusto” e viola la Carta delle Nazioni Unite, così come i principi del Diritto internazionale e altri accordi internazionali, oltre a danneggiare gli interessi dei popoli.

Alla base della disputa vi sarebbe, a detta del Qatar, una campagna di disinformazione avviata già dal mese di maggio 2017 e che ha rappresentato la scintilla che ha fatto scoppiare la crisi. Nello specifico, a seguito di un attacco hacker contro il sito internet dell’agenzia di stampa ufficiale qatariota, nel maggio 2017, erano state attribuite all’emiro al-Thani dichiarazioni a sostegno di gruppi islamisti e contro il presidente statunitense, Donald Trump. Le affermazioni sono state successivamente riportate e diffuse dai media del Golfo, causando attacchi contro Doha, accanto all’hashtag “tagliare i legami con il Qatar”. Quest’ultimo, da parte sua, ha ripetutamente smentito dichiarazioni simili.

Un ultimo esempio è rappresentato da un tweet pubblicato all’inizio del mese di maggio 2020 su un account con una foto profilo del re saudita, Salman bin Abdulaziz al-Saud, relativo ad un tentato colpo di Stato in Qatar. Il video pubblicato insieme al tweet è stato visto quasi 300.000 volte dal 4 maggio, il che suggerisce, secondo alcuni esperti, che è stato twittato successivamente anche da account falsi.

Parallelamente, nel corso degli ultimi tre anni, Doha ha lanciato una campagna mediatica contro il boicottaggio subito, evidenziando come le richieste presentate dai Paesi fautori del blocco siano ingiuste e irrealistiche. Si tratta di 13 condizioni da soddisfare per porre fine alla disputa, tra cui la chiusura del quotidiano d’informazione Al-Jazeera e della base militare turca a Doha e la limitazione delle relazioni con l’Iran. Il Qatar le più volte ha rigettate definendole “non realistiche”, oltre a rappresentare una violazione della propria sovranità.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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