Francia: a rischio chiusura 76 moschee sospettate di “estremismo islamico”

Pubblicato il 3 dicembre 2020 alle 17:55 in Europa Francia

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Il governo francese ha lanciato una campagna “massiccia e senza precedenti” contro l’Islam radicale, mettendo in atto misure volte a combattere “il fenomeno dell’estremismo religioso”. Lo ha annunciato, giovedì 3 dicembre, il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, specificando che 76 moschee, sospettate di “separatismo”, potrebbero andare incontro alla chiusura. Il ministro ha scritto sul suo account Twitter: “Nei prossimi giorni verranno effettuati controlli in questi luoghi di culto. Se in nostri dubbi saranno confermati, chiederò la chiusura”. Damarnin ha poi riferito che 66 migranti, privi di documenti e accusati di “radicalizzazione”, sono stati espulsi. 

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affrontato di recente settimane difficili per via di un’ondata di dissenso scoppiata nel mondo musulmano in seguito ad alcune sue dichiarazioni. Il governo ha promesso che reprimerà con determinazione quello che Darmanin ha definito “il nemico interno”, riferendosi all’estremismo islamico.

Nel mese di ottobre, Macron aveva annunciato un piano per contrastare il “separatismo islamico”, si era schierato a difesa della pubblicazioni di vignette satiriche sul profeta Maometto e aveva descritto l’Islam come una religione “in crisi”, provocando grande scalpore nel mondo arabo. Per settimane, si era diffusa sui social media una campagna per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi musulmani. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet erano diventati di tendenza in Stati come Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita e Turchia. Più tardi, Macron ha dovuto rivedere la sua posizione e ha ammesso che il suo obiettivo è quello di “promuovere la calma e al contempo proteggere il diritto alla libertà di espressione del popolo francese”. 

La Francia ospita la più grande minoranza musulmana in Europa e gli attacchi degli ultimi mesi hanno provocato nuove tensioni e una nuova frattura a livello sociale. Il 25 settembre, un uomo, un 18enne di origine pakistana, arrivato in Francia tre anni prima, ha accoltellato 2 persone fuori dagli ex uffici della rivista satirica Charlie Hebdo, a Parigi. Il 16 ottobre, l’insegnante francese, Samuel Paty, è stato decapitato in pieno giorno davanti a una scuola in un comune francese a Nord della capitale per aver mostrato ai suoi studenti le vignette del profeta Maometto durante un corso sulla libertà di espressione. Il 29 ottobre, c’ è stato un attacco con coltello in una cattedrale della città di Nizza, dove il ventenne tunisino Brahim Aoussaoui, ha ucciso 3 persone, e solo due giorni dopo, un uomo ha sparato contro un prete greco ortodosso a Lione.

Il 20 ottobre, la Francia ha ordinato la chiusura temporanea di una moschea fuori Parigi come parte di un giro di vite contro gli individui sospettati di incitamento all’odio, dopo l’uccisione dell’insegnante Samuel Paty. La Grande Moschea di Pantin, situata in un sobborgo degradato nella periferia nord-orientale della capitale, aveva condiviso sulla sua pagina Facebook, un video che secondo le autorità ha alimentato l’odio contro Paty. La Francia ha anche chiuso due organizzazioni, l’associazione benefica musulmana BarakaCity e un gruppo per i diritti civili che monitora i crimini ispirati dall’odio, ovvero il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (CCIF). Entrambe le organizzazioni hanno confutato le dichiarazioni del governo francese, che le ha accusate di nutrire legami “radicali”.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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