Etiopia: in arrivo gli aiuti umanitari, ma gli scontri continuano

Pubblicato il 3 dicembre 2020 alle 21:05 in Africa Etiopia

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Le agenzie di soccorso in Etiopia hanno preparato i convogli per trasportare aiuti nella regione del Tigray, dove si teme che un mese di guerra abbia ucciso migliaia di persone e costretto altrettanti rifugiati ad abbandonare le proprie case. Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato la vittoria sul Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) dopo che le forze federali sono riuscite a catturare la capitale regionale, Mekelle, sabato 28 dicembre. I leader del TPLF, tuttavia, non si sono arresi e starebbero combattendo con metodi di guerriglia nelle montagne circostanti.

“Questa guerra è la guerra del popolo e non finirà facilmente”, ha detto il portavoce del TPLF, Gebre Gebretsadkan, durante un’intervista a Tigray TV, aggiungendo che i combattimenti stanno continuando intorno a Mekelle. Un operatore umanitario in contatto con quanto sta succedendo nella regione ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli scontri si stanno verificando a Nord, Sud e Ovest della capitale.

Redwan Hussien, capo della task force del governo creata per affrontare la situazione nel Tigray, ha dichiarato che sono possibili nuovi incidenti isolati. “Non si possono escludere sparatorie sporadiche come tentativo disperato dei tigrini. Ma non porterebbero assolutamente ad alcun risultato”, ha detto a Reuters.

Diplomatici esterni e imparziali affermano che migliaia di persone, sia combattenti sia civili, sembrano essere morti dall’inizio dell’offensiva di Abiy, il 4 novembre. Più di 45.000 rifugiati sono entrati nel vicino Sudan, mentre molti altri si sono ritrovati sfollati nella regione, senza un tetto sotto il quale stare. Il governo etiope e il TPLF si sono entrambi accusati, ed entrambi hanno negato, di aver preso di mira i civili. Tutti e due hanno poi lavorato a fianco di milizie accusate di abusi da parte di rifugiati e gruppi umanitari. Il TPLF ha affermato di aver distrutto i carri armati del governo e ha accusato l’Eritrea di aver dispiegato truppe nella regione per sostenere il governo di Abiy. Ciononostante, non è possibile verificare nel dettaglio tutte le dichiarazioni rilasciate dal momento che gran parte delle comunicazioni è stata interrotta durante gli scontri.

Le autorità etiopi e le Nazioni Unite hanno concordato, mercoledì 2 dicembre, di trasferire gli aiuti umanitari nelle aree del Tigray controllate dal governo federale. Le scorte di cibo sono quasi esaurite per i 96.000 rifugiati eritrei residenti nella regione, secondo quanto reso noto dalle agenzie umanitarie, mentre i medici a Mekelle sono a corto di antidolorifici, guanti e sacche per i cadaveri.

Il nuovo leader tigrino nominato dal governo, Mulu Nega, ha dichiarato che gli aiuti umanitari sono in arrivo nelle aree del Tigray occidentale, inclusa Humera, e un funzionario etiope ha riferito che una squadra governativa è già all’opera nelle città di Dansha e Mai Kadra. “La cosa difficile è che ci sono aree che non sono ancora state liberate dalle forze di sicurezza federali”, ha detto il funzionario. Un alto diplomatico dell’Unione Europea, tuttavia, ha affermato che fornire rapidi aiuti umanitari è una sfida importante per le organizzazioni perché gli operatori umanitari non hanno ancora facile accesso alla regione.”I gruppi umanitari non sono quindi in grado di valutare i veri bisogni del Tigray, non sono in grado di fornire assistenza e non sono in grado di monitorare che gli aiuti vadano effettivamente a coloro che ne hanno bisogno”, ha detto Janez Lenarcic, Commissario europeo per la gestione delle crisi. “Tutto a causa del blocco delle comunicazioni e di questo divieto di accesso. Tale situazione è semplicemente inaccettabile”, ha detto Lenarcic.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

di Redazione

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