Rapporto NATO 2030: Cina possibile minaccia militare ed economica

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 21:32 in Cina NATO

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Durante la prima giornata di riunione tra i ministri degli Affari Esteri della NATO del 1 dicembre, è stato presentato il rapporto del progetto NATO 2030, un’iniziativa portata avanti da esperti nominati dal Segretario generale Jens Stoltenberg che mira al continuo adattamento dell’Alleanza transatlantica nel corso del prossimo decennio.

Nel rapporto la Cina è stata descritta come una potenziale minaccia militare non solo per gli Stati Uniti ma anche per l’Europa, rendendo Pechino una sfida per il sistema di difesa collettiva dei trenta Paesi occidentali della NATO. La crescente allerta dell’Alleanza è dovuta principalmente dal fatto che la Cina non ha tenuto fede agli accordi di elevarsi pacificamente a superpotenza globale. Per questo motivo, il rapporto sottolinea l’esigenza di aumentare le capacità di anticipare e reagire alle attività cinesi che minano la sicurezza degli alleati.

Nonostante la Russia si confermi la principale minaccia della NATO, il rapporto ha suggerito alla coalizione di “rimanere aperta a discutere la coesistenza pacifica” con Mosca, pur non privandosi della possibilità di rispondere tempestivamente a eventuali mosse ostili. Per quanto riguarda la Cina, invece, il rapporto ha messo in discussione sia la rapidità della sua modernizzazione militare, sia l’uso della forza tramite coercizione economica e diplomazia economica contro i suoi vicini indopacifici. Un esempio è l’Australia, che la Cina ha recentemente minacciato con restrizioni commerciali per dispute diplomatiche, insieme al Giappone, alla Nuova Zelanda e alla Corea del Sud.

Secondo quanto riferito dal rapporto, è sempre più probabile che a lungo termine, la Cina proietti la sua potenza militare non solo sull’area euro-atlantica ma anche a livello globale. Se i Paesi NATO sono minacciati dalla Cina, l’Alleanza deve essere in grado di dimostrare la sua capacità di essere un attore efficace per fornire protezione. Il rapporto ha raccomandato la NATO di dedicare tempo, risorse politiche e azioni concrete alle sfide di sicurezza poste dalla Cina e di migliorare la sua capacità di coordinare la strategia e salvaguardare la sicurezza degli alleati.

La NATO, secondo gli autori del documento, deve espandere gli sforzi per valutare le implicazioni dello sviluppo tecnologico della Cina, monitorando e difendendosi  da qualsiasi attività cinese che possa avere un impatto sulla difesa collettiva, la prontezza militare o la resilienza dell’Alleanza.

Seppur la Cina non rappresenti una minaccia militare immediata per l’area euro-atlantica, è vero che sta espandendo la sua portata militare nell’Atlantico, nel Mediterraneo e nell’Artico, approfondendo i legami di difesa con la Russia e sviluppando missili e aerei a lungo raggio, portaerei e sottomarini da attacco nucleare con portata globale, ampie capacità spaziali e un più ampio arsenale nucleare. Sarà fondamentale considerare la Cina nei futuri negoziati riguardo il controllo degli armamenti, soprattutto nel contesto delle armi nucleari e dei missili balistici, ha informato il rapporto. L’Alleanza dovrebbe incoraggiare la Cina ad impegnarsi in un controllo trasparente e verificabile, in modo tale da ridurre la possibilità di una corsa agli armamenti in Asia e oltre.

In aggiunta, il rapporto ha affrontato il tema della minaccia cinese sul fronte economico, citando la Nuova Via della Seta, il progetto strategico di miglioramento delle infrastrutture commerciali in Eurasia, e la piattaforma 17+1, l’iniziativa tramite la quale la Cina promuove attività di business e investimenti con i Paesi dell’Europa orientale. È probabile che nel prossimo decennio la Cina sfiderà la capacità della NATO di salvaguardare le proprie infrastrutture critiche, adattarsi alle tecnologie emergenti, quali il 5G, e proteggere i settori sensibili dell’economia, comprese le catene di fornitura.

Il rapporto è stato concluso con la raccomandazione che la NATO concentri le sue critiche sulle autorità di Pechino e non sulla nazione nella sua interezza. De facto, l’Alleanza dovrebbe continuare a dimostrare che qualsiasi azione intrapresa nei confronti della Cina è di natura difensiva in risposta alle intenzioni dichiarate dall’attuale governo cinese, e non nei confronti del popolo. Nonostante la minaccia, la NATO dovrebbe tenere aperta la possibilità di un dialogo costruttivo con la Cina quando serve i suoi interessi, continuando ad identificare opportunità e prospettive per affrontare le sfide globali in maniera congiunta.

di Redazione

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