Pashinyan: truppe russe resteranno più di 5 anni

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 8:43 in Armenia Russia

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Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ritiene che la permanenza delle forze di pace russe in Karabakh non sarà limitata a un periodo di 5 anni.

“Un periodo di 5 anni, ovviamente, è necessario riuscire a creare garanzie di sicurezza e stabilità nella regione. Ma dal momento che il conflitto del Karabakh è lungo e complesso, non credo che la permanenza delle forze di pace russe sarà limitata a un periodo di 5 anni”, ha detto Pashinyan in un’intervista all’agenzia di stampa russa TASS .

Il primo ministro armeno ha sottolineato che il dispiegamento di forze di pace russe nella regione del Nagorno-Karabakh è “questione di un accordo politico raggiunto”, ed è stato formulato in una dichiarazione congiunta dei leader di Russia, Armenia e Azerbaigian il 9 novembre. Secondo Pashinyan, “il mandato di cinque anni è l’inizio del processo”. Ha anche osservato che questo periodo può essere prorogato automaticamente.

“Penso che al momento la questione principale sia garantire la stabilità nel Nagorno-Karabakh e nella regione, e garantire la sicurezza dei cittadini del Nagorno-Karabakh, e penso e spero che le forze di pace russe agiranno con successo e saranno in grado di attuare davvero questa missione”, ha affermato Pashinyan.

Il premier ha inoltre respinto le richieste dell’opposizione di presentare le sue dimissioni, dicendo che non sono sostenute dalla maggior parte degli armeni.

“Penso che la questione di un governo formato dal popolo possa essere risolta solo dall’espressione della volontà del popolo. Il fatto è che gli appelli espressi dall’opposizione non stanno ricevendo l’appoggio della società armena”, ha spiegato, sempre nell’intervista alla TASS.

In risposta a una domanda su come valuta la possibilità di elezioni parlamentari anticipate, Pashinyan ha affermato che ora il compito principale del governo e di tutte le forze politiche in Armenia dovrebbe essere quello di ripristinare la piena stabilità e sicurezza del paese, sottolineando che non intende solo sicurezza interna, ma anche esterna.

“Ho pubblicato una tabella di marcia per un periodo di sei mesi e nei prossimi sei mesi dobbiamo lavorare per stabilizzare la situazione. Intendo la situazione politica, la situazione della sicurezza e la stabilità economica. Dopodiché ci consulteremo con la nostra società, le persone e le forze politiche e prenderemo una decisione in merito a ulteriori eventi e passaggi e cosa fare dopo”, ha affermato il premier.

“Questo non significa che tutti siano contenti della situazione interna che è ora emersa nel contesto del conflitto del Nagorno-Karabakh, della situazione in Nagorno-Karabakh e di molto altro. Ad essere onesto, anche io non sono molto felice, siamo tutti scontenti della situazione che stiamo attraversando. Ma dobbiamo capire quali alternative abbiamo. Dobbiamo lavorare non per peggiorare la situazione, ma per stabilizzare la situazione e migliorarla. E, come ho detto, non intendo solo stabilità e sicurezza interna, ma anche esterna, nonché sicurezza e stabilità economica, e dobbiamo concentrarci su queste questioni. Ciò non significa che il governo crede che tutto vada bene e che sia tutto in ordine. Al contrario, crediamo che per prima cosa prima non dobbiamo aggravare la situazione, non peggiorarla”, ha spiegato ancora il premier.

Nikol Pashinyan ha sottolineato che ora ci sono molte domande sul ritorno dei cittadini dell’Artsakh alle loro case. “È necessario fornire alcune garanzie sociali ai cittadini del Nagorno-Karabakh e alle persone che hanno perso la casa. Per fare ciò è necessario stabilizzare la situazione sociale ed economica in Armenia”, ha affermato.

Alla domanda se le proteste dell’opposizione minacciano di interrompere gli accordi sull’Artsakh, il premier ha risposto: “Non credo, perché la società armena concorda sul fatto che nella situazione in cui questo documento è stato firmato, non c’era una vera alternativa che sarebbe stata migliore per noi. Un altro problema che dobbiamo ancora analizzare, comprendere e affrontare è perché tutto è successo e perché siamo arrivati a una situazione del genere. Ma il fatto che al momento del 9 novembre semplicemente non ci fosse alternativa, penso che una tale percezione della situazione sia presente nella società armena”, ha concluso.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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