Libia: che cosa è successo al meeting di Tangeri

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 8:33 in Libia Marocco

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Il Comitato 13+13 ha concluso i propri lavori, il primo dicembre, dopo aver discusso per due giorni sui meccanismi da adottare per la nomina di posizioni sovrane all’interno dei futuri organismi legislativi ed esecutivi.

L’incontro ha avuto inizio nella città marocchina di Tangeri il 30 novembre, sotto l’egida delle Nazioni Unite, e ha visto protagonisti 26 deputati, equamente suddivisi tra la Camera dei Rappresentanti libica e l’Alto Consiglio di Stato. L’obiettivo del nuovo meeting è stato proseguire sulla strada delle decisioni stabilite sia con il Forum di dialogo politico sia con l’ultimo summit di Tangeri, svoltosi dal 23 al 28 novembre, il quale ha portato ad un primo consenso verso la riunificazione delle Camere libiche, di Tripoli e di Tobruk.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, le parti riunitesi a Tangeri sono riuscite a concordare un meccanismo che consentirebbe a ciascuna regione libica di nominare proprie personalità per le istituzioni sovrane, mentre è stata ribadita la necessità di adottare un approccio equilibrato per le posizioni più rilevanti all’interno dei futuri organismi esecutivi, il governo e il Consiglio presidenziale. Tra le cosiddette “posizioni sovrane” vi sono il governatore della Banca Centrale della Libia, il presidente della Corte dei Conti, il capo dell’Autorità di controllo amministrativo, il capo dell’Autorità anticorruzione, presidenti e membri dell’Alta Commissione elettorale, il presidente della Corte suprema e il procuratore generale. Si è trattato, sino ad ora, di cariche spesso aventi doppi rappresentanti, uno per l’Est e l’altro per l’Ovest libico. 

Al termine dell’incontro, il primo dicembre, il Comitato 13+13 ha rilasciato una dichiarazione in cui, oltre a ringraziare il Regno del Marocco per l’ospitalità offerta e per il suo ruolo nel raggiungere una soluzione politica della crisi libica, ha affermato che gli sforzi profusi sino ad ora nelle varie sessioni di dialogo stanno portando a risultati positivi. Inoltre, è stato spiegato che, nel corso del meeting del 30 novembre e primo dicembre, i deputati libici hanno nuovamente preso in esame l’articolo 15 degli accordi di Skhirat siglati nel 2015, con il fine di elaborare un meccanismo che porti all’unificazione delle posizioni sovrane.

Non da ultimo, sono state analizzate le proposte avanzate dalla Missione delle Nazioni Unite UNSMIL relative alla nomina delle cariche degli organismi esecutivi della fase di transizione, che guideranno la Libia verso le elezioni presidenziali e legislative previste per il 24 dicembre 2021. A tal proposito, stando a quanto concordato a Tangeri, ciascuna regione avrà la possibilità di proporre più di un candidato e, in un secondo momento, vi sarà una sessione plenaria volta alla nomina finale.

Infine, nella dichiarazione, il Comitato 13+13 ha ribadito la necessità di intensificare gli incontri diretti intra-libici, considerati un mezzo efficace e trasparente per affrontare le questioni che ostacolano l’unificazione delle istituzioni statali, per superare le divergenze interne e frenare l’ingerenza straniera. Parallelamente, è stato evidenziato come debbano essere i libici stessi a guidare il processo politico, oltre alla necessità di estendere l’autorità dello stato a tutti i territori libici. Le elezioni generali, è stato infine affermato, porranno fine alla fase di transizione, fino a giungere in una fase permanente caratterizzata da stabilità, ai sensi dello stato di giustizia e diritto.

La Libia versa in una situazione di grave instabilità sin dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Tra i risultati più rilevanti raggiunti nel corso delle discussioni degli ultimi mesi, il 23 ottobre, due delegazioni rivali, rappresentanti il governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), hanno concordato un cessate il fuoco presso i fronti di combattimento libici e l’allontanamento di gruppi armati e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’accordo. Ciò ha consentito a delegazioni affiliate alle due parti belligeranti di sedersi al tavolo dei negoziati e di discutere dei meccanismi per realizzare la transizione democratica auspicata da tempo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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