Libano: in arrivo 2,5 miliardi di dollari, prevista una contrazione del 19,2%

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 16:01 in Libano Medio Oriente

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Il Libano sarà il destinatario di un piano finanziato dall’Unione Europea, dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite, volto a far fronte alle conseguenze della violenta esplosione del 4 agosto scorso. Nel frattempo, la Banca mondiale ha messo in guardia da una “recessione deliberata”.

A riferirlo, il quotidiano al-Jazeera, secondo cui il presidente libanese, Michel Aoun, il primo dicembre, ha accolto con favore il piano di azione internazionale volto non solo a riparare i danni materiali causati dall’esplosione che ha distrutto il porto della capitale Beirut, ma altresì a sostenere le persone colpite, attraverso la creazione di un fondo finanziario, il cui valore è stimato a 2,5 miliardi di dollari. Questo è stato il risultato di una conferenza svoltasi, da remoto, il primo dicembre, e che ha visto la partecipazione del capo di Stato libanese, dell’ambasciatore dell’Unione Europea in Libano, Ralph Tarraf, del vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Libano, Najat Rushdie e del direttore regionale del Mashreq presso la Banca mondiale, Saruj Kumar Jha.

Il piano presentato, è stato riferito dalla presidenza libanese, è intitolato “Quadro per la riforma, la ripresa e la ricostruzione del Libano” ed è stato elaborato congiuntamente dai tre organismi. Secondo alcune priorità stabilite dal presidente Aoun, verrà data precedenza alla ricostruzione di scuole, ospedali e abitazioni. Tuttavia, Kumar ha evidenziato come l’invio degli aiuti per Beirut necessita della creazione di un fondo finanziario, il quale si prevede verrà ufficialmente lanciato con la conferenza internazionale del 2 dicembre, promossa da Parigi. Questa si svolge in videoconferenza, sotto l’egida delle Nazioni Unite, e vede la partecipazione di circa 30 tra capi di Stato e di governo, ministri, istituzioni internazionali e organizzazioni non governative.

Tuttavia, già alla vigilia del vertice internazionale, la Francia ha lanciato diversi avvertimenti, evidenziando come l’invio di aiuti economici dipenderà da una revisione dei conti depositati presso la Banca centrale del Libano, oltre che dall’implementazione di quelle riforme richieste dai partner internazionali e presentate, attraverso una road map, dal presidente francese, Emmanuel Macron, all’indomani dell’incidente di Beirut.

Il Libano si trova tuttora ad affrontare una grave crisi economica e finanziaria, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di Coronavirus e dall’esplosione del 4 agosto. Il debito sovrano di Beirut ammonta a più di 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL, mentre la moneta locale è in crescente svalutazione, e il tasso di povertà è vicino al 55%, pari a circa 2.3 milioni di individui. Di questi, il 25%, ovvero circa un milione di cittadini, vive al di sotto della soglia di povertà e non è in grado di acquistare beni alimentari in quantità sufficienti per soddisfare i propri bisogni. Il 30%, invece, sebbene al di sopra della soglia di povertà, non può procurarsi un alloggio o capi di abbigliamento adeguati.

Il primo dicembre, la Banca mondiale ha affermato che l’economia del Paese è sempre più vulnerabile a una forte recessione, prevedendo un ulteriore calo per il sistema economico libanese e, nello specifico, una contrazione del 19,2% per il 2020, la quale potrebbe raggiungere il 13,2% il prossimo anno. Nel frattempo, il rapporto debito/PIL potrebbe toccare il 194% entro la fine del 2020, andando a caratterizzare una delle crisi economiche più profonde del Paese, oltre che la più lunga. Tale situazione è stata, però, definita, “deliberata”, in quanto le autorità di Beirut si sono dimostrate incapaci di attuare le riforme necessarie e il perdurante stallo politico non ha fatto altro che aggravare il quadro della situazione. Ciò ha comportato, tra le diverse conseguenze negative, una grave perdita di capitale umano, visti i numerosi libanesi costretti a lasciare il Paese in cerca di condizioni di vita e lavorative migliori. A fronte di ciò, la Banca mondiale ha evidenziato la necessità non solo di un consenso politico, ma anche di un nuovo governo che sappia attuare con urgenza una strategia credibile, volta a raggiungere la stabilità macroeconomica, e che adotti, al contempo, misure a breve termine per contenere la crisi, e misure a medio e a lungo termine “per affrontare le sfide strutturali”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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