L’Etiopia autorizza l’accesso delle Nazioni Unite nel Tigray

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 19:21 in Africa Etiopia

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L’Etiopia e le Nazioni Unite hanno concordato un piano per convogliare aiuti umanitari nella regione settentrionale del Tigray, dove da un mese il conflitto civile scoppiato tra governo locale e governo federale ha provocato morti, feriti e sfollati. L’accordo, annunciato dai funzionari dell’ONU, offre agli operatori umanitari accesso alle aree della regione controllate dal governo, dove le truppe federali hanno combattuto contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) e catturato la capitale dello Stato regionale, Mekelle.

Si ritiene che la guerra abbia ucciso migliaia di persone e costretto 45.000 rifugiati a trasferirsi in Sudan. Il conflitto ha poi aggravato la sofferenza nella regione del Tigray, dove circa 600.000 persone dipendevano dagli aiuti alimentari delle organizzazioni umanitarie già prima dello scoppio degli scontri, il 4 novembre. Il cibo scarseggia per gli oltre 96.000 rifugiati eritrei che si trovano nei campi profughi del Tigray e i medici della capitale regionale sono a corto di antidolorifici, guanti e sacche per i cadaveri, ha dichiarato il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) domenica 29 novembre. “L’ONU e il governo federale dell’Etiopia hanno firmato un accordo per garantire che gli operatori umanitari abbiano un accesso sicuro e senza ostacoli alle aree sotto il controllo del governo federale nella regione del Tigray”, ha affermato, martedì primo dicembre, l’agenzia di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite, OCHA, in una dichiarazione. Il governo di Addis Abeba non ha ancora commentato l’accordo.

Nel frattempo, le telecomunicazioni nella regione, interrotte fin dall’inizio del conflitto, sono state parzialmente ripristinate in una decina di città, ha riferito l’azienda statale Ethio Telecom, mercoledì. Le città includono Dansha, Humera e Mai Kadra, tutte controllate dai militari.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato la vittoria nel Tigray dopo la caduta di Mekelle, sabato 28 novembre, mentre i leader del TPLF sono stati costretti alla fuga. Mercoledì, il premier ha cercato di spostare l’attenzione sulle elezioni parlamentari del prossimo anno e ha incontrato i rappresentati di partiti politici e i funzionari elettorali che saranno impegnati nel voto di metà 2021.

Abiy, il leader più giovane dell’Africa con i suoi 44 anni e vincitore, nel 2019, del Premio Nobel per la Pace, è stato fotografato mentre incontra gli ufficiali militari che hanno combattuto nel Tigray, mercoledì 2 dicembre. Il TPLF si oppone al governo del premier, che sembra loro deciso a dominarli per aumentare il suo potere sulla nazione, fatta di oltre 115 milioni di persone e divisa in 10 regioni gestite da diversi gruppi etnici. Abiy, che proviene dall’etnia Oromo considera i leader tigrini dei criminali che si oppongono all’unità nazionale e che pianificano attacchi contro le autorità di Addis Abeba. La polizia federale ha incolpato il TPLF, senza tuttavia fornire prove, di una piccola esplosione avvenuta nella capitale nazionale, il 2 dicembre, in cui un ufficiale è stato leggermente ferito. Il Fronte di Liberazione non ha ancora risposto alle accuse.

Da quando Mekelle è caduta, sono poche le notizie che arrivano dalla capitale. I leader del TPLF affermano che stanno continuando a combattere nelle zone montuose circostanti. “Le guerre non sono come i rubinetti che si aprono e poi si spengono. Questo sarà un processo molto lungo e prolungato”, ha detto durante un forum online l’esperto del Corno d’Africa, Rashid Abdi.

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Chiara Gentili

di Redazione