Gli Emirati partecipano alle esercitazioni navali greco-egiziane

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 21:07 in Egitto Emirati Arabi Uniti Grecia

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Gli Emirati Arabi Uniti stanno partecipando per la prima volta, insieme alla nuova arrivata Francia, alle esercitazioni congiunte tra Grecia, Egitto e Cipro, conosciute con il nome di Medusa-10 e in corso dal 30 novembre al 6 dicembre al largo della città egiziana di Alessandria. La presenza emiratina nelle esercitazioni militari arriva meno di due settimane dopo la firma di un accordo di partenariato strategico con la Grecia, il 18 novembre, definito dal professore di Relazioni Internazionali dell’Università Panteion di Atene, Kostas Ifantis, intervistato dal quotidiano al-Monitor, come “un risultato importante per la Grecia”. “È la prima volta nell’era del secondo dopoguerra che Atene conclude un accordo bilaterale di questa portata. Ciò che ha unito i due Paesi in modo così urgente è l’opposizione alla Turchia e il revisionismo esagerato di Ankara. È un accordo che mira a contenere Ankara e a rendere più credibili le strategie deterrenti sia della Grecia che degli Emirati Arabi Uniti”, ha dichiarato Ifantis.

Gli Emirati Arabi Uniti, che sono bloccati in una situazione di rivalità con la Turchia dal 2013, in seguito a quello che Abu Dhabi considera il sostegno destabilizzante di Ankara nei confronti della Fratellanza Musulmana, si sono avvicinati alla Grecia negli ultimi anni, da quando il Paese ellenico ha ingaggiato un confronto la Turchia su una serie di controversie marittime nella regione del Mediterraneo orientale. “Condividiamo con la Grecia la stessa opinione nei confronti della Turchia riguardo alle sue politiche nel Mediterraneo”, ha detto ad Al-Monitor Ebtesam al-Ketbi, presidente dell’Emirates Policy Center di Abu Dhabi. “Stiamo cercando di cooperare per affrontare l’Islam politico che la Turchia sta usando come copertura per la sua espansione e per le sue politiche regionali”, ha aggiunto.

Fino ad ora, uno degli esempi più visibili di questo supporto c’è stato ad agosto, quando le navi da guerra greche e turche si sono scontrate nel Mediterraneo orientale e la nazione del Golfo ha inviato alcuni caccia F-16 sull’isola di Creta. La recente inclusione delle forze emiratine nelle esercitazioni Medusa-10 sembra essere un tentativo di sfruttare lo slancio dell’accordo tra Atene e Abu Dhabi per inviare un messaggio di unità prima del prossimo vertice dell’Unione Europea, previsto a dicembre, in cui si discuterà di imporre eventuali sanzioni alla Turchia.

L’accordo greco-emiratino consolida un quadro bilaterale per una maggiore cooperazione in materia di Difesa tra i due Paesi, secondo quanto osservato da al-Monitor. “Il nuovo accordo istituzionalizza lo stazionamento delle forze militari di un Paese sul territorio dell’altro, che è molto importante per scopi di difesa”, ha sottolineato Antonia Dimou, direttrice dell’Unità del Medio Oriente e del Golfo Persico presso l’Istituto di Atene per le Analisi di sicurezza e difesa. “Non dimentichiamo che la Turchia ha una presenza alle porte degli Emirati Arabi Uniti attraverso la sua base in Qatar. Ora, attraverso l’accordo con la Grecia, gli Emirati stanno espandendo la loro presenza alle porte della Turchia”, ha aggiunto. Il professor Ifantis, su questo punto, ha osservato: “A questo punto, non sappiamo se la Grecia abbia dato un avviso alla NATO per quanto riguarda la condivisione dell’intelligence con gli Emirati Arabi Uniti. Immagino che Atene abbia allertato Washington e Parigi e ottenuto il consenso”.

La Grecia sostiene che per negoziare con Ankara è necessario che la Turchia interrompa tutte quelle che Atene considera attività di perforazione illegale nel Mediterraneo. L’ambasciatore turco nel Paese ellenico, Burak Ozugergin, ha affermato che c’è una lunga lista di argomenti da discutere con Atene, che vanno dalla definizione delle rispettive piattaforme continentali alla violazione dello status smilitarizzato delle isole dell’Egeo orientale. “La Grecia rifiuta ostinatamente di discutere con noi di tutto tranne che della delimitazione della piattaforma continentale nell’Egeo. È come tentare di costruire una struttura partendo dal tetto. Questo non ha senso. Questi problemi non andranno via da soli e continueranno a rappresentare elementi irritanti nelle relazioni bilaterali a meno che non si faccia qualcosa al riguardo”, ha riferito Ozugergin ad Al-Monitor in una dichiarazione scritta.

Da Abu Dhabi, al Cairo, a Tel Aviv e Atene, i Paesi del Mediterraneo orientale e gli Emirati Arabi Uniti stanno collaborando a vari livelli strategici, come per l’EastMed Gas Forum e gli accordi di Abraham. Sotiris Roussos, ex esperto di Medio Oriente presso il Ministero degli Esteri greco e attualmente direttore del Centro per gli Studi del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Islam, ha affermato: “La Turchia non è alla ricerca di gas o petrolio, è alla ricerca dell’egemonia regionale. Ankara ritiene che qualsiasi progetto, economico o politico, dovrebbe avere il suo consenso prima di essere realizzato”. Nel frattempo, Atene sta lavorando con Israele per sviluppare un centro di addestramento al volo internazionale a Kalamata, in Grecia. Secondo Roussos, la Repubblica ellenica potrà presto servire “come un canale per le esercitazioni militari congiunte israelo-emiratine”, soprattutto considerando che Atene e Abu Dhabi hanno già gettato le basi per consentire ai tecnici degli Emirati di ricevere l’addestramento sulla manutenzione dei caccia F-16 presso l’Armor Training Center di Avlona, in Grecia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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