Crisi di governo in Israele, nuove elezioni all’orizzonte

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 16:58 in Israele Medio Oriente

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Il Parlamento israeliano, la Knesset, ha votato a favore di un disegno di legge volto a sciogliere la camera parlamentare e a proseguire con elezioni anticipate. Sebbene si tratti di una mozione approvata in lettura preliminare, non è da escludersi l’ipotesi di una nuova tornata elettorale.

Come riportato da al-Jazeera, mercoledì 2 dicembre, la mozione è passata in prima lettura con 61 voti a favore e 54 contrari. Tuttavia, per sciogliere il Parlamento e proseguire con elezioni anticipate sarà necessaria l’approvazione dei deputati israeliani in altre tre letture. Dopo la lettura preliminare del 2 dicembre, si prevede che il disegno verrà presentato alla commissione della Camera della Knesset, controllata dal partito Blue and White, e fino al 7 dicembre si terranno negoziati tra i principali partiti al governo, tra cui Likud, il partito guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Se il disegno di legge verrà effettivamente approvato nel corso delle diverse letture, la Knesset verrà sciolta e la popolazione israeliana verrà chiamata alle urne, presumibilmente tra marzo e giugno 2021, per la quarta volta in meno di due anni.

Tra coloro che hanno votato a favore della mozione di sfiducia vi sono anche gli esponenti di Blue and White, il cui leader, Benny Gantz, aveva già preannunciato, il primo dicembre, la sua volontà di andare a nuove elezioni. In particolare, Gantz accusa il suo ex avversario di non aver rispettato il patto stabilito in precedenza e che aveva portato alla formazione del governo attuale, e di aver badato ad interessi personali per provare a rimanere al potere, così da eludere il triplice processo giudiziario in cui è tuttora implicato. Netanyahu, da parte sua, ha evidenziato come trascinare Israele verso nuove elezioni sia inutile.

Sullo sfondo delle crescenti preoccupazioni derivanti dalla pandemia di coronavirus, il governo israeliano di unità nazionale aveva ricevuto l’approvazione della Knesset il 17 maggio scorso, dopo circa un anno di stallo e instabilità a livello politico. A guidare l’esecutivo vi è il leader del partito Likud, Netanyahu, mentre Gantz, a capo del partito Blue and White, ricopre la mansione di ministro della Difesa, nonché di vice primo ministro. Secondo quanto concordato, i due dovrebbero alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Nel corso degli ultimi mesi, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana, non soddisfatta del modo in cui è stata gestita l’emergenza coronavirus. Parallelamente, il premier risulta essere ancora coinvolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di potere.

Alcuni ritengono che Netanyahu stia provocando questa crisi di governo per eludere l’accordo di coalizione e impedire a Gantz di porsi alla guida del governo alla scadenza dei 18 mesi. Il disegno di legge è stato presentato dal leader del partito di opposizione Yesh Atid, Yair Lapid, in segno di protesta contro la performance del primo ministro, accusandolo altresì di corruzione. In risposta al disegno di legge, David Amsalem, un membro di Likud ha dichiarato: “Sebbene la nostra posizione nei sondaggi sia eccellente, noi di Likud siamo contrari ad andare alle urne. Il primo ministro e i membri del campo nazionale sono impegnati ad affrontare il coronavirus e la crisi economica, ma a Gantz non importa nulla. Egli non si preoccupa del bilancio, ma  della rotazione e della detenzione della premiership”.

L’ultima tornata elettorale, la terza in un anno, si era svolta il 2 marzo scorso, ma anche questa si era rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud ha ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, ha raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un nuovo esecutivo. 

Successivamente, il 20 aprile, Netanyahu e Gantz hanno riferito di aver raggiunto un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e di far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Ciò si è verificato dopo che il presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, il Parlamento di Israele, visto il mancato accordo tra i due leader designati nel corso delle perduranti negoziazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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