Corea del Nord: Pechino accusata di violare sanzioni e fornire vaccini

Pubblicato il 2 dicembre 2020 alle 10:57 in Cina Corea del Nord USA e Canada

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La Cina avrebbe fornito al leader nordcoreano, Kim Jong Un, un vaccino sperimentale cinese per il coronavirus nelle ultime settimane, secondo quanto dichiarato, il primo dicembre, da un esperto in Corea del Nord del think tank statunitense Centre for the National Interest, Harry Kazianis. Il giorno dopo, Gli USA hanno poi accusato la Cina di aver violato le sanzioni internazionali contro la Corea del Nord e hanno annunciato il lancio di un sito internet per denunciare le violazioni di Pyongyang, con ricompense fino a 5 milioni di dollari per gli informatori.

Da un lato, Kazianis ha pubblicato un articolo per 19FortyFive, citato da Straits Times, rivelando la notizia legata alla presunta fornitura del vaccino, messa però in dubbio da altri esperti del Paese asiatico. Le sue affermazioni si basano su quanto appreso da fonti di intelligence giapponesi rimaste anonime e, secondo lo studioso, al momento, il vaccino cinese sarebbe già stato inoculato sia a Kim, sia a funzionari di alto livello nordcoreani e a membri della famiglia del leader. Non è tuttavia noto né quale tra i vaccini prodotti in Cina sia stato fornito alla Corea del Nord né se si tratti di un trattamento rivelatosi sicuro.

Tra le aziende cinesi che stanno sviluppando vaccini citate da Kazianis ci sono state Sinovac Biotech, CanSinoBio e Sinophram. La Cina, però, non ha ancora approvato ufficialmente un vaccino per il coronavirus per la distribuzione di massa e si tratta di prodotti ancora in fase di sperimentazione. Per tali ragioni, un esperto in malattie infettive scappato dalla Corea del Nord, il dottor Choi Jung-hun, ha ritenuto improbabile che Kim abbia utilizzato in prima persona un farmaco in fase di sperimentazione.

Al momento la Corea del Nord non ha ancora dichiarato alcun caso di coronavirus all’interno dei propri confini, nonostante più osservatori abbiano messo in dubbio la veridicità di tali dati sulla base di più elementi. Tra questi, l’ultimo è stata la notizia diffusa dall’azienda Microsoft in base alla quale, nel mese di novembre, due gruppi di hacker nordcoreani avrebbero cercato di entrare nella rete degli sviluppatori di vaccini in più Paesi, andando a colpire diverse aziende farmaceutiche, tra cui anche l’inglese Astra Zeneca. In ogni caso tali tentativi non sarebbero riusciti. Oltre a questo, lo scorso 27 novembre, anche l’agenzia d’intelligence della Corea del Sud, National Intelligence Service (NIS), ha dichiarato di aver sventato un tentativo di attacco hacker ai danni di ricerche per il vaccino da parte della Corea del Nord.

Dall’altro lato, separatamente dalle speculazioni riguardo la fornitura del vaccino, il 2 dicembre, il vice rappresentante speciale per la Corea del Nord del Dipartimento di Stato degli USA, Alex Wong, ha accusato la Cina di aver violato le sanzioni imposte dall’Onu contro Pyongyang per spingerla ad interrompere il suo programma nucleare. Durante un’intervista con il Center for Strategic and International Studies, Wong ha affermato: “Non ci sono scuse per le mancanze di Pechino. Ha le risorse per attuare le obbligazioni derivanti dalle sanzioni Onu nelle proprie acque costiere. Ancora una volta, però, ha deciso di non farlo”. Il vice rappresentante speciale per la Corea del Nord ha poi accusato Pechino di aver cercato di rinvigorire i legami commerciali e il trasferimento di entrate verso la Corea del Nord per assicurare alla Cina una salda presa sull’economia nordcoreana. Wong ha accusato Pechino di aver danneggiato il regime di sanzioni che il Paese stesso “ha votato nel 2006,2009,2013, 2016 e 2017”.

Alla luce di tale situazione, Wong ha annunciato che il Dipartimento di Stato metterà a disposizione un sito internet per denunciare la violazione di sanzioni da parte della Corea del Nord, nell’ambito del programma Rewards for Justice, andando a ripagare gli informatori le cui indicazioni fossero poi riscontrate con ricompense fino a 5 milioni di dollari.

Secondo alcune stime citate da Wong, al momento, ancora 20.000 nordcoreani starebbero lavorando in Cina in violazione di quanto proibito dall’Onu e, nel corso dell’ultimo anno, gli USA avrebbero individuato navi nordcoreane che trasportavano carbone e altri prodotti sottoposti a sanzioni in Cina almeno 555 volte. Oltre a questo, Pechino starebbe altresì ospitando almeno 24 rappresentanti nordcoreani legati al programma di armi di distruzione di massa del Paese o alle sua banche.

Nonostante in precedenza altri funzionari statunitensi abbiano fatto notare che la Cina non si sia sempre attenuta rigidamente alle sanzioni, tuttavia, secondo il South China Morning Post, nessun funzionario statunitense avrebbe mai denunciato così palesemente l’atteggiamento cinese come ha fatto Wong. La Cina, da parte sua, ha sempre negato tali accuse sostenendo di aver sempre rispettato le sanzioni Onu.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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