ONU lancia allarme umanitario in Etiopia

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 20:17 in Africa Etiopia

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Le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme sulla situazione in Etiopia denunciando la grave carenza di cibo per i quasi 100.000 rifugiati che risiedono nei centri della regione del Tigray. É passato quasi un mese ormai da quando il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato l’avvio di un’operazione militare contro le forze fedeli al Tigray People’s Liberation Front (TPLF), che governa la regione, abitata da circa sei milioni di persone e confinante con l’Eritrea. Le comunicazioni e i collegamenti sono stati interrotti e le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie hanno chiesto l’accesso per poter fornire cibo, medicinali e altri beni di prima necessità. 

“Le preoccupazioni crescono di ora in ora”, ha detto martedì a Ginevra, davanti ai giornalisti, il portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Babar Baloch. “I campi hanno esaurito le scorte di cibo e ciò rende la fame e la malnutrizione un vero pericolo, un avvertimento che abbiamo lanciato fin dall’inizio del conflitto, quasi un mese fa. Siamo anche allarmati per le notizie non confermate di attacchi, rapimenti e reclutamento forzato nei campi profughi”, ha aggiunto Baloch. Il governo etiope ha promesso che creerà e gestirà un “corridoio umanitario” per la consegna degli aiuti, ma l’Onu vuole un accesso neutrale e senza ostacoli.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che circa due milioni di persone nel Tigray hanno bisogno di assistenza, un numero doppio rispetto a quello registrato prima dei combattimenti, e circa un milione sono gli sfollati, tra cui più di 45.000 etiopi fuggiti in Sudan come rifugiati.

Domenica 29 novembre, un rapporto del Comitato internazionale della Croce Rossa, dalla città di Mekelle, ha riferito che gli ospedali e le strutture sanitarie della capitale del Tigray stanno lottando per prendersi cura delle persone ferite nel conflitto mentre le scorte mediche stanno per esaurirsi.

I 96.000 profughi eritrei che vivono nei campi in Etiopia vicino al confine della loro patria si trovano in una posizione particolarmente precaria. Gli eritrei spesso si rifugiano in Etiopia per sfuggire al servizio militare obbligatorio, alla repressione o per cercare migliori opportunità. Secondo alcune fonti, riportate dal quotidiano al-Jazeera, alcuni di questi rifugiati sarebbero stati attaccati o rapiti durante gli scontri tra forze federali e regionali. Se confermato, un simile trattamento “rappresenterebbe una grave violazione delle norme internazionali”, ha avvertito Filippo Grandi, capo dell’agenzia Onu per i rifugiati.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

Le organizzazioni non governative sostengono che migliaia di persone, combattenti e non, sono state uccise da quando il conflitto è iniziato. La comunità internazionale chiede l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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