Iraq: nuove proteste sanguinose a Nasiriya

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 16:05 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di manifestanti sono scesi per le strade della città meridionale irachena di Nasiriya, il 30 novembre, dopo che almeno 8 persone sono morte nel corso delle violente proteste dei giorni precedenti.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, il Ministero della Difesa iracheno si è precipitato a dispiegare le forze di sicurezza nel capoluogo del governatorato di Dhi Qar, mentre il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, si è immediatamente attivato per spegnere dei focolai di tensione che fanno presagire ad una nuova ondata di proteste, simile a quella verificatasi dal primo ottobre 2019. A tal proposito, il primo ministro ha inviato il consigliere per la sicurezza, Qasem al-Araji, ed altri funzionari a Nasiriya, per aprire canali di dialogo con i gruppi di manifestanti.

Una delle ultime vittime è deceduta il 30 novembre, dopo che il 27 novembre era stata colpita alla testa da proiettili, nel corso di proteste organizzate dal Movimento Sadrista, su invito del proprio leader, Muqtada al-Sadr. Gli scontri verificatisi a Nasiriya hanno visto protagonisti movimenti anti-governativi e i sostenitori del clerico sciita, accusati di aver sparato contro i manifestanti, di averli aggrediti con manganelli, oltre ad aver distrutto le loro tende. Le violenze sono continuate fino alla notte del 28 novembre, causando almeno 8 morti e circa 80 feriti, mentre le autorità irachene hanno imposto un coprifuoco per evitare un’ulteriore escalation, oltre ad avviare un’indagine per comprendere le dinamiche di quanto accaduto. Nonostante ciò, le tensioni sono continuate anche nei giorni successivi.

Nasiriya ha rappresentato uno dei principali focolai del movimento di mobilitazione popolare scoppiato nel 2019 e che ha causato la caduta del precedente governo, guidato da Adel Abdul Mahdi. In particolare, in tale città meridionale, gruppi di giovani manifestanti si sono spesso ribellati ad un sistema considerato corrotto, all’origine di un crescente deterioramento delle condizioni di vita, oltre che dell’aumento dei tassi di povertà e disoccupazione. La violenza della scorsa settimana ha coinciso con l’anniversario di uno degli incidenti più sanguinosi della rivolta del 2019, quando più di tre decine di persone sono morte sul ponte Zeitun di Nassiriya il 28 novembre di quell’anno.

Negli ultimi mesi, il premier al-Kadhimi, il cui mandato ha avuto inizio il 6 maggio scorso, ha provato a rispondere alle richieste della popolazione irachena, la quale, però non si è detta ancora soddisfatta. Ciò è stato testimoniato dalla mobilitazione degli ultimi giorni, sfociata anche nella capitale Baghdad, dove, però, le forze di sicurezza sono riuscite a riportare la calma e a riaprire le strade. A Nasiriya, invece, le forze irachene hanno messo in atto un piano di sicurezza, che vede altresì la partecipazione delle Forze speciali e antisommossa. In tale quadro, è stato creato un cordone di sicurezza nel centro della città, a piazza Habboubi, per evitare che i manifestanti pacifici, ancora stanziati in sit-in, non vengano aggrediti dagli esponenti del movimento sadrista. Questi ultimi erano stati accusati, anche nel corso dei precedenti movimenti di protesta, di aver aggredito i manifestanti scesi nelle piazze dei diverse città irachene.

In previsione delle elezioni anticipate annunciate per il 6 giugno 2021, il leader sciita Muqtada al-Sadr sembra voler riservarsi una posizione di rilievo nel futuro governo di Baghdad. Tuttavia, nonostante il suo autodefinirsi un’eccezione rispetto agli altri membri della classe politica irachena, la popolazione irachena ricorda come al-Sadr l’abbia tradita passando da un “paladino dei poveri e degli oppressi” a oppressore.

La prossima tornata elettorale si svolgerà sulla base di una nuova legge approvata dal Parlamento, che vedrà ridotte le dimensioni dei distretti e voti per singoli candidati in sostituzione delle precedenti votazioni basate su liste. I sadristi avevano già ottenuto risultati rilevanti nelle elezioni di maggio 2018, conquistando 54 dei 329 seggi in Parlamento. In un tweet del 30 novembre, Sadr ha esortato gli iracheni a “prepararsi” per i sondaggi del prossimo anno, descrivendo le elezioni come “un importante portale” per attuare riforme anti-corruzione. Il leader sciita si è poi detto determinato a far sì che il prossimo premier iracheno faccia parte del proprio movimento.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.