Iran: ucciso in Siria un comandante delle Guardie rivoluzionarie

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 17:21 in Iran Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un comandante iraniano è stato ucciso, il 28 o il 29 novembre, a seguito di un attacco aereo perpetrato al confine tra Iraq e Siria.

La notizia è stata riferita il 30 novembre da funzionari della sicurezza irachena e dei gruppi armati locali. Non si conosce con certezza l’identità della vittima, ma diverse fonti hanno riferito che si tratta di un comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Secondo quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, potrebbe essersi trattato di Muslim Shahdan, ma, come affermato da un funzionario della sicurezza di Baghdad, si tratta di speculazioni. È stato il medesimo funzionario a riferire che l’attacco dovrebbe essere avvenuto nella sera del 29 novembre, verso le 23:00 ora locale, ma non si ha certezza sull’origine dell’esplosione, ovvero se si è trattato di un bombardamento aereo o di una mina.

Il comandante si trovava a bordo di un veicolo, accompagnato da altri 3 uomini, anch’essi rimasti uccisi. Due funzionari della sicurezza irachena hanno successivamente affermato che il veicolo trasportava armi, e che questo è stato colpito mentre viaggiava nel territorio siriano, dopo aver attraversato il confine con l’Iraq, passando per il valico di al-Qaim. A detta dei funzionari, anche gruppi armati filoiraniani hanno contribuito a recuperare i corpi delle vittime. Tuttavia, i media di Teheran non hanno riportato alcuna informazione sulla notizia. Anche a ragione di ciò, non è chiaro chi possa esservi stato dietro l’attentato. 

Un esperto di affari di sicurezza iracheno, Muhammad al-Tamimi, ha dichiarato ad al-Araby al-Jadeed che i comandanti dell’IRGC si spostano spesso dall’Iraq alla Siria, dove sono dispiegate le proprie milizie che operano a fianco dell’esercito siriano. A tal proposito, ha riferito al-Tamimi,di tanto in tanto, droni hanno colpito i leader iraniani nel corso dei loro spostamenti e si presume che dietro tali attentati vi siano Israele e gli Stati Uniti, i quali cercano di monitorare non solo gli spostamenti di personalità di spicco, ma anche i rinforzi di armamenti che potrebbero poi raggiungere il Libano o il Golan.

Tale ultimo incidente si è verificato a pochi giorni di distanza dall’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato iraniano ritenuto il capo del programma nucleare di Teheran, assassinato il 27 novembre. L’Iran ha accusato Israele e il Mossad di essere i responsabili dell’accaduto, ma le indagini sono tuttora in corso. Al contempo, tra il 24 e il 25 novembre, aerei da guerra, presumibilmente israeliani, hanno colpito postazioni appartenenti al regime siriano dove sono presenti milizie filo iraniane, nel Sud di Damasco e del governatorato di Quneitra.

Israele si è più volte detto determinato a colpire obiettivi iraniani nella regione siriana, oltre che di un altro suo “nemico”, Hezbollah, in quanto sono entrambi ritenuti una minaccia alla sicurezza dei propri territori. Al contempo, sia l’Iran sia Hezbollah appoggiano il presidente siriano, Bashar al-Assad, nella guerra civile in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011 e ancora in corso, mentre Teheran ha stretto buoni legami con Baghdad. A tal proposito, l’Iran sostiene le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), note in arabo come Hashd al-Shaabi, riconosciute come una forza armata irachena dal Parlamento nel 2016, il che consente loro di godere di privilegi simili a quelli dell’esercito.

Gli episodi delle ultime settimane, dai raid di Israele all’uccisione di Fakhrizadeh, si collocano a quasi un anno di distanza dagli eventi verificatisi a cavallo tra il 2019 e il 2020 in Iraq e che hanno visto protagonisti Washington e Teheran. L’apice è stato raggiunto il 3 gennaio, con la morte del comandante della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca uscente, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Ad oggi, i funzionari iracheni temono lo scoppio di un nuovo scontro tra Washington e Teheran in terra irachena, prima che il presidente neoeletto degli Stati Uniti, Joe Biden, entri ufficialmente in carica.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.