Immigrazione: i fatti più importanti di novembre 2020

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 6:06 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di novembre 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 16.161 migranti. Dall’inizio dell’anno, il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere la Spagna, con oltre 35.200 arrivi, seguita dall’Italia, con più di 32.400 sbarchi, Grecia oltre 14.700 arrivi, Malta, con quasi 2.300 sbarchi, e Cipro, con poco meno di 1000 arrivi. Il numero dei morti in mare nei primi undici mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ammonta a 983. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre del novembre 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 14.164 stranieri, e persero la vita nel Mediterraneo 1.709 migranti.

Il mese di novembre si è aperto con la conclusione di un accordo tra Libia e Italia per la formazione di un comitato “ristretto”, volto a modificare il Memorandum d’Intesa sull’immigrazione del 2 febbraio 2017. Tale patto, firmato dall’allora presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e dal premier del governo di Tripoli, Fayez al-Serraj, vede i due Paesi collaborare per la lotta all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando, con il fine ultimo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. Il 2 novembre 2020, è stata formata una sotto-commissione, composta da membri sia italiani sia libici, il cui compito sarà elaborare un progetto che soddisfi le richieste di entrambe le parti, nel pieno rispetto della sovranità dei due Paesi. L’obiettivo, ha spiegato il Ministero dell’Interno di Tripoli, è far fronte in modo olistico al fenomeno dell’immigrazione illegale, garantendo, allo stesso tempo, che “la sovranità dello Stato libico non venga violata”. A rappresentare l’Italia, vi è stato l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, accanto a delegati e rappresentanti del Dipartimento degli Affari Europei del Ministero degli Affari Esteri, della Guardia Costiera e della Sicurezza Portuale, della Squadra Nazionale per la Sicurezza e la Gestione delle Frontiere ed altri organismi coinvolti.

Tra il 7 e l’8 novembre, oltre 1.600 migranti hanno raggiunto le Isole Canarie, dopo una traversata nell’Oceano Atlantico. Si tratta del livello più alto mai registrato da 10 anni a questa parte. Secondo quanto riferito dall’agenzia Info Migrants, alcuni stranieri sono arrivati su imbarcazioni di fortuna che sono riuscite a raggiungere le coste delle isole di Gran Canaria, Tenerife ed El Hierro. Altri, invece, sono stati salvati dalla Guardia costiera spagnola nelle acque limitrofe. Il punto della costa africana più vicino alle Canarie si trova a circa 100 km dalle isole, in Marocco. Molte traversate possono durare diversi giorni, durante i quali le correnti, le onde e i venti rappresentano un serio pericolo. Dall’inizio del 2020, oltre di 11.000 migranti hanno raggiunto le Canarie, numero superiore agli anni passati, ma minore rispetto al record registrato nel 2006, quando giunsero sulle isole 30.000 stranieri.

Il 19 novembre, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha chiesto agli Stati membri di accettare una revisione del sistema comunitario sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo per garantire che i Paesi più esposti al problema, come l’Italia, ricevano maggiore supporto. Il nuovo patto sulle migrazioni, presentato il 16 settembre dalla von Der Leyen durante il discorso annuale sullo stato dell’Unione, prevede che il Regolamento di Dublino venga abolito e sostituito da un nuovo sistema di governance. Tale regolamento, istituito nel 1990, è stato riformato due volte, di cui l’ultima nel 2013. Secondo le regole, tese a impedire ai migranti di presentare più richieste di asilo in Europa, è lo Stato di “primo ingresso” a dover riceve e valutare ciascuna richiesta di protezione internazionale. In questo modo, i richiedenti asilo sono costretti a rimanere per mesi o anni nei Paesi di frontiera in attesa che la loro domanda venga esaminata, senza possibilità di spostarsi in altri Stati né di avviare un vero e proprio percorso di integrazione, nella maggior parte dei casi. Il 23 settembre scorso, la Commissione Europea ha proposto un nuovo piano per l’immigrazione, basato su un “Meccanismo di Solidarietà Obbligatoria”. In una proposta di 450 pagine, la Commissione Europea, ha presentato cinque regolamenti nuovi e modificati. L’elemento più controverso del piano è l’imposizione ad ogni Stato di un obbligo legale di ospitare un numero assegnato di rifugiati e di avviare politiche di supporto, sulla base di una “solidarietà obbligatoria”.

Il 28 novembre, la Francia e il Regno Unito hanno firmato un accordo bilaterale per prevenire l’attraversamento del Canale della Manica da parte di migranti. L’intesa prevedere quattro punti principali e una spesa per realizzarli di 31,4 milioni di euro. Dal primo dicembre, la Francia raddoppierà il numero di poliziotti di pattuglia nelle spiagge a Nord del Paese per impedire l’attraversamento del Canale della Manica a bordo di piccole imbarcazioni. Sarà poi aumentata anche la sorveglianza su circa 160 km della costa settentrionale francese, utilizzando droni, apparecchiature radar, binocoli optronici e telecamere fisse. La Francia si è poi impegnata a ricollocare una quota maggiore di migranti presenti sul proprio suolo dal Nord del Paese in centri d’accoglienza dell’entroterra, dai quali tali persone potranno richiedere asilo in Francia o in altri Paesi dell’Unione europea (EU). Infine, saranno aumentati i livelli di sicurezza alla frontiera ai porti nel Nord e nell’Ovest della Francia, per impedire ai trafficanti di esseri umani di trasferire su camion e altri mezzi per il trasporto merci i migranti. Nonostante tali segnali di cooperazione, Parigi, però, si è finora rifiutata sia di accettare le richieste di Londra di riprendere indietro i migranti fermati nella Manica o in territorio inglese, sia di incrementare le proprie attività in mare per fermare e portare indietro le piccole imbarcazioni.

Il 29 novembre, la Commissione Europea ha annunciato un nuovo piano per aiutare i Paesi a sviluppare programmi migliori per l’integrazione dei migranti. Tale piano mira a promuovere il senso di appartenenza e a combattere la narrazione “noi e loro”, e si concentra su istruzione e formazione, occupazione e riconoscimento delle competenze, accesso all’assistenza sanitaria e alloggio. L’iniziativa fa parte del Nuovo Patto Europeo su Immigrazione e Asilo. A differenza del precedente piano di integrazione, elaborato nel 2016, il nuovo progetto d’azione dell’UE per l’integrazione e l’inclusione copre sia i migranti sia i cittadini europei con un background migratorio. Tra le proposte del nuovo piano d’azione per il 2021-2027 sono incluse anche le modalità con cui i Paesi europei possono promuovere corsi di lingua nello Stato ospitante o riconoscere più rapidamente le competenze professionali dei migranti. Il progetto prevede poi un’indagine, da effettuare nel 2022, per valutare le discriminazioni subite dai migranti. Per la prima volta verranno raccolti dati sull’origine etnica, nonché sul sesso, sull’età e sulla disabilità, per aiutare a valutare l’entità e la natura della discriminazione. Ciò potrebbe causare problemi in alcuni paesi dell’UE, come la Francia, dove è illegale che i sondaggi chiedano l’origine etnica degli intervistati. Tuttavia, il piano d’azione non è vincolante, il che significa che gli Stati membri non sono costretti ad attuare obbligatoriamente i piani della Commissione.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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