Francia: il governo “riscrive” l’articolo più contestato della nuova legge sulla sicurezza

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 21:08 in Europa Francia

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In Francia, la maggioranza di governo ha annunciato che proporrà “una versione completamente nuova dell’articolo 24”, quello più contestato all’interno della nuova legge sulla cosiddetta “sicurezza globale”. Nello specifico, la disposizione prevede il divieto di filmare o fotografare gli agenti di polizia durante le loro operazioni. La decisione è stata presa dopo un vertice convocato all’Eliseo dal presidente francese, Emmanuel Macron, lunedì 30 novembre, con la partecipazione di ministri e capigruppo. 

Migliaia di manifestanti si radunano da giorni nelle strade di tutto il Paese per protestare contro la nuova legge sulla sicurezza, accusata di poter provocare una perdita di un controllo esterno e indipendente sugli abusi di potere. Il 29 novembre, a Parigi, le forze dell’ordine, alle quali era stato dato l’ordine di adottare una condotta “responsabile”, hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere alcuni tra i manifestanti più turbolenti, unitisi alle proteste con maschere anti-gas ed elmetti. In generale, tuttavia, le manifestazioni, come testimoniato dall’agenzia di stampa The Associated Press, sono rimaste abbastanza pacifiche. In particolare, il prefetto della polizia di Parigi, Didier Lallement, avrebbe fatto girare una lettera interna nella quale chiedeva agli agenti di usare “onestà e senso dell’onore e dell’etica” nel controllare le proteste autorizzate dal governo.

La nuova proposta di legge sulla “sicurezza globale”, secondo i suoi critici, potrebbe dare maggiore autonomia alla polizia locale e, potenzialmente, armarla di più, espandendo l’uso di droni di sorveglianza nelle aree ad alta criminalità. Secondo la disposizione, che si dovrebbe applicare sia ai civili che ai giornalisti, costituirà un crimine mostrare le immagini del volto di un agente delle forze di polizia, a meno che non sia stato offuscato. La pubblicazione sui social media o altrove con l’intenzione di minare “l’integrità fisica o psicologica” di un agente potrebbe essere punita con un anno di reclusione o con multe fino a 45.000 euro.

Giornalisti e gruppi per la difesa dei diritti umani si sono opposti alla misura e sono scesi in piazza regolarmente da quando i legislatori hanno iniziato a discutere della legge. Vaste proteste si sono svolte a Parigi, Bordeaux, Lione, Grenoble, Marsiglia e in altre città francesi. Le forze di sicurezza del Paese sono state spesso accusate di utilizzare tattiche brutali quando si tratta di manifestanti, in particolare provenienti da minoranze nere o arabe.

Il 26 novembre, ad esempio, l’agenzia francese dedita al monitoraggio della polizia, ovvero la cosiddetta Inspection générale de la Police nationale (IGPN), ha dichiarato che sta indagando approfonditamente sulle accuse secondo cui un ragazzo nero sarebbe stato aggredito fisicamente e picchiato dagli agenti durante un recente controllo. Il video del pestaggio ha fatto il giro dei social network suscitando indignazione generale. Il ministro degli Interni, Gerald Darmanin, ha chiesto la sospensione dei poliziotti sotto inchiesta. 

La presunta vittima, un produttore musicale di nome Michel, ha detto ai giornalisti di essere stato sorpreso dalla polizia nel suo studio situato nel diciassettesimo arrondissement di Parigi, il 21 novembre. Il ragazzo, che ha ammesso di essere stato visto mentre girava senza mascherina, in contravvenzione ai protocolli anti-Covid francesi, ha dichiarato di essere entrato nel suo ufficio per evitare di ricevere una multa dopo aver visto un’auto della polizia. Tuttavia, gli agenti lo avrebbero seguito all’interno dello studio musicale e avrebbero iniziato ad attaccarlo fisicamente e ad offenderlo con insulti razzisti, ha rivelato il ragazzo. Le immagini dell’incidente sono state riprese dalle telecamere a circuito chiuso. “Voglio che l’IGPN faccia il suo lavoro”, ha detto Michel ai giornalisti.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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