Coronavirus in Turchia: toccate cifre record, Erdogan annuncia restrizioni

Pubblicato il 1 dicembre 2020 alle 11:12 in Medio Oriente Turchia

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Il numero dei decessi da Coronavirus ha toccato cifre record in Turchia, raggiungendo quota 188 in 24 ore. Di fronte a un quadro sempre più allarmante, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato nuove restrizioni.

Secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute turco il 30 novembre, il numero di contagi da Covid-19 ha registrato un +31.219 in 24 ore, il che rappresenta una nuova cifra record per il Paese. In totale, dallo scoppio della pandemia, in Turchia sono stati riportati 638.847 casi positivi al Covid-19 e 13.746 vittime, su una popolazione pari a 83 milioni di abitanti. Per circa quattro mesi, le autorità di Ankara hanno incluso nel bilancio solo i pazienti che presentavano sintomi, mentre è da una settimana che sono stati inseriti anche gli asintomatici, il che giustifica il forte aumento registrato.

Al fine di prevenire un’ulteriore impennata dei contagi, il presidente Erdogan, a seguito di un incontro governativo svoltosi il 30 novembre, ha annunciato ulteriori restrizioni. In particolare, è stato disposto un coprifuoco dalle ore 21:00 alle ore 05:00, a partire dal primo dicembre, mentre nel weekend, dalle 21:00 di venerdì 4 alle 05:00 di lunedì 7 vi sarà un lockdown totale. Tuttavia, i rivenditori di beni alimentari potranno rimanere aperti in specifiche fasce orarie. Al contempo, agli over 65 e ai ragazzi al di sotto dei 20 anni è fatto divieto di utilizzare i mezzi pubblici, mentre per le festività di Capodanno non saranno previsti festeggiamenti pubblici. Inoltre, in caso di matrimoni e funerali, il numero di invitati non potrà essere superiore a 30.  

Già il 17 novembre, era stato predisposto un coprifuoco parziale, dalle 20:00 alle 10:00 del mattino, nei fine settimana a tutta la popolazione. ciò, però, non è servito a contenere la diffusione del virus e i media turchi hanno spesso diffuso immagini dei luoghi pubblici affollati. Le ultime disposizioni erano giunte dopo che i medici di Smirne avevano affermato che il numero dei contagi da coronavirus aveva assistito a un aumento del 30%, con una media compresa tra 3.000 e 5.000 casi al giorno. A tal proposito, il capo della “Camera dei medici” di Smirne aveva dichiarato che la situazione nella città era fuori controllo e che la situazione negli ospedali era divenuta sempre più grave.

La Turkish Medical Association (TTB) ha messo in dubbio la veridicità delle cifre diffuse da fonti governative e ha stimato che i contagi giornalieri sarebbero, in realtà, pari ad almeno 50.000. Inoltre, sebbene le autorità abbiano riferito che è stato occupato il 70% dei posti letto in terapia intensiva, l’associazione ha affermato che gli ospedali statali hanno raggiunto il limite di capienza massima. In precedenza, simili dichiarazioni erano giunte, il 18 novembre, da un deputato dell’opposizione, Alpay Antmen, secondo cui lo Stato turco avrebbe cercato di nascondere quanto realmente accaduto per mascherare la propria incapacità di far fronte alla pandemia di coronavirus. Secondo Antmen, ogni giorno in Turchia venivano registrati circa 50.000 casi, oltre a più di 500 morti. Le autorità turche, a detta del deputato, dopo aver fallito nel tenere la situazione sotto controllo, avrebbero provato a nascondere la realtà dei fatti, mentre la popolazione, ignorando i dati reali, ha affrontato la situazione con superficialità, provocando, di conseguenza, un peggioramento del quadro epidemiologico.

Al contempo, secondo la Camera dei medici di Smirne, i pazienti affetti da altre patologie o con problemi di salute diversi dal coronavirus hanno difficoltà ad accedere ai servizi di sanità pubblica, le unità in terapia intensiva non sono più sufficienti e spesso i medici non sono in grado di fornire diagnosi e cure a coloro che hanno bisogno di assistenza immediata o di distribuire medicinali a pazienti affetti da patologie particolari.

Il primo decesso da Covid-19 in Turchia è stato registrato il 17 marzo. Si trattava di una persona di 89 anni, morta dopo aver contratto il virus da qualcuno che aveva avuto “contatti con la Cina”. Allo scoppio della pandemia, Ankara aveva chiuso le frontiere ai viaggiatori provenienti da Germania, Spagna, Francia, Austria, Norvegia, Danimarca, Svezia, Belgio e Paesi Bassi. Tuttavia, la pandemia ha avuto gravi conseguenze soprattutto per il sistema economico, già testimone di una crescente svalutazione della moneta locale, la lira, ritenuta una delle valute dalle peggiori performance nel 2020 a livello internazionale. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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