Siria: in attesa del meeting del Comitato costituzionale

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 12:28 in Medio Oriente Siria

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Le forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, continuano a colpire il governatorato Nord-occidentale di Idlib, mentre l’esplosione di mine ed esplosivi fa salire il bilancio delle vittime civili. Nel frattempo, per lunedì 30 novembre, è atteso un nuovo round del Comitato costituzionale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, una bambina è morta ed altri 3 minori sono rimasti feriti, il 29 novembre, a seguito dell’esplosione di una motocicletta nella zona rurale di Idlib, nei pressi di Jisr al-Shughur. In realtà, a detta del quotidiano, sono diverse le regioni siriane che, negli ultimi mesi, hanno assistito alle frequenti esplosioni di mine belliche, provocando morti sia tra le file dell’esercito sia tra la popolazione civile. Parallelamente, secondo i dati dell’organizzazione Save the Children, almeno 43 bambini sono stati uccisi e altri 84 sono rimasti feriti in Siria dal mese di marzo scorso. Il mese di ottobre è risultato essere il peggiore, in quanto circa 27 bambini sono stati uccisi o feriti, pari a un quarto del numero delle vittime totali degli ultimi mesi.

È dal 5 marzo 2020 che il governatorato di Idlib è soggetto a una tregua, stabilita a seguito di un accordo tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin. Tuttavia, la situazione non si è mai del tutto placata. A tal proposito, il quotidiano al-Arabiya ha riferito che, nella notte tra il 29 e il 30 novembre, le forze di Assad hanno colpito 7 tra villaggi e cittadine del Sud di Idlib e del Nord-Ovest di Hama, mentre, in collaborazione con Mosca, hanno continuato ad effettuare voli di ricognizione presso Jabal al-Zawiya. Episodi simili sono stati registrati anche per tutta la giornata del 29 novembre.

Nel frattempo, per lunedì 30 novembre è atteso un nuovo round del Comitato costituzionale, da tenersi sotto l’egida delle Nazioni Unite. Si tratta di un organismo composto da 150 membri, il cui primo incontro risale al 30 ottobre 2019. In particolare, 50 partecipanti sono stati scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Otto Pedersen, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. L’obiettivo principale è redigere una Costituzione per la Siria, con il fine ultimo di porre fine al perdurante conflitto scoppiato il 15 marzo 2011. Il testo sarà dapprima elaborato da una sottocommissione composta da 45 membri e, successivamente, dovrà essere votato sia dall’intero Comitato sia dal popolo siriano.

Secondo quanto affermato da Pedersen alla vigilia del meeting, il 29 novembre, non è stato stabilito alcun orizzonte temporale entro cui terminare le discussioni del Comitato. “La mia missione è guidare il percorso negoziale verso le elezioni, sulla base di una nuova Costituzione”, ha poi precisato l’inviato, affermando che ulteriori negoziati avranno luogo nel mese di gennaio prossimo, ma che il loro successo dipenderà anche dal raggiungimento di un accordo sulla questione prigionieri e detenuti.

Una nuova costituzione rappresenta la principale richiesta dell’opposizione siriana, la quale sostiene la necessità di una costituzione ex-novo, volta a ridurre i poteri del presidente. Inoltre, con un nuovo documento verrebbero anche divisi i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, in modo da poter accusare il presidente laddove necessario. Dall’altro lato, i rappresentanti del regime mirano semplicemente a modificare il documento già esistente, in vigore dal 2012. Questo conferisce al presidente poteri assoluti, soprattutto in termini di supervisione dell’esercito e dei servizi di sicurezza.

Un accordo su un progetto di pace in Siria era stato raggiunto a Ginevra il 30 giugno 2012 e viene tuttora considerato il pilastro che potrebbe portare alla fine del conflitto. Tale patto era stato approvato dai rappresentanti alle Nazioni Unite allora in carica di Lega Araba, Unione Europea, Turchia, USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito ed aveva posto le basi per un processo politico. Il primo passo sarebbe stato costituito dall’istituzione di un ente governativo transitorio con pieni poteri esecutivi, il secondo dalla redazione di una costituzione, ed infine si prevedeva l’indizione di elezioni. Il Consiglio di Sicurezza ha avallato all’unanimità l’accordo con una risoluzione del mese di dicembre 2015, in cui è stata altresì stabilita una tabella di marcia per colloqui e per il cessate il fuoco. Tuttavia, le diverse scadenze non sono mai state rispettate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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