Massacro in Nigeria: 110 persone uccise

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 18:33 in Africa Nigeria

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Un “raccapricciante” massacro nel Nord-Est della Nigeria ha provocato la morte di almeno 110 agricoltori, hanno riferito le Nazioni Unite, dando una stima effettiva del numero delle vittime. Le uccisioni sono avvenute nel pomeriggio di sabato 28 novembre e hanno colpito il villaggio di Koshobe e altre comunità rurali situate nell’area del governo locale di Jere, vicino a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

“Criminali armati, a bordo di motociclette, hanno condotto un brutale attacco contro gli uomini e le donne che stavano raccogliendo nei loro campi”, ha reso noto in una dichiarazione, domenica 29 novembre, Edward Kallon, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Nigeria. “Almeno 110 civili sono stati uccisi senza pietà e molti altri sono rimasti feriti nell’attacco”, ha aggiunto, sottolineando che, secondo varie indiscrezioni, diverse donne sarebbero state rapite. “L’incidente è l’attacco diretto più violento di quest’anno rivolto contro civili innocenti. Chiedo che gli autori di questo atto atroce e insensato siano assicurati alla giustizia”, ha affermato Kallon. Non ci sono state ancora rivendicazioni di responsabilità, ma il gruppo terroristico di Boko Haram e la sua fazione secessionista dello Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale (ISWAP), sono soliti compiere assalti mortali in quell’area.

Entrambi i gruppi sono attivi nella regione, dove i combattenti hanno ucciso più di 30.000 persone negli ultimi dieci anni, durante una campagna armata che ha provocato lo sfollamento di circa due milioni di abitanti, diffondendosi altresì nei Paesi vicini, tra cui Niger, Ciad e Camerun. Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, insediatosi nel 2015, promettendo di risolvere la crisi di sicurezza, ha denunciato il massacro di sabato. “Condanno l’uccisione dei nostri laboriosi agricoltori da parte di terroristi nello stato del Borno. L’intero Paese è ferito da questi omicidi insensati”, ha affermato il presidente tramite il suo portavoce. L‘analista della sicurezza, Sulaiman Aledeh, ha sottolineato tuttavia che sempre più persone si dichiarano frustrate per l’incapacità delle autorità di contenere il conflitto.“Se consideriamo cosa è successo al Niger, dove il presidente Mahamadou Issoufou ha dovuto licenziare i suoi capi della sicurezza quando 89 soldati sono stati uccisi, ci chiediamo perché in Nigeria si continuano a tenere queste persone”, ha riferito Aledeh al quotidiano Al Jazeera. “Il problema con cui si ha a che fare qui è che il governo sembra premiare la lealtà rispetto alla professionalità. I nigeriani pensano che ormai le autorità dovrebbero trovare altri bravi uomini per essere tirati fuori da questo casino”, ha aggiunto. 

Domenica 29 novembre, il governatore del Borno, Babaganan Umara Zulum, ha esortato il governo federale a reclutare più soldati, come i membri della Civilian Joint Task Force e i combattenti della protezione civile, per proteggere gli agricoltori della regione. Zulum ha poi sottolineato che gli abitanti dello Stato federale sono costretti ad affrontare scelte disperate.“Da un lato, se rimangono a casa, possono essere uccisi, dall’altro, se escono nei loro campi, rischiano di essere uccisi dagli insorti”, ha detto.

Bulama Bukarti, analista presso il Tony Blair Institute for Global Change, ha affermato che il mancato controllo su Boko Haram sta devastando la vita dei nigeriani e l’economia del Paese. “Le forze di sicurezza stanno ovviamente perdendo questa guerra”, ha riferito ad Al Jazeera, descrivendo il 2019 come “l’anno più mortale” per l’esercito nigeriano dall’inizio della campagna di Boko Haram, nel 2009. “Circa 800 forze di sicurezza sono state uccise, principalmente nella prima metà dello scorso anno, e l’esercito nigeriano ha risposto cambiando la sua strategia e introducendo quella che ha definito la “strategia del super campo” con la quale i soldati sono stati ritirati dalle comunità remote e dalle aree rurali e consolidati nei “super campi” per ridurre le vittime militari”, ha osservato Bukarti. “La strategia è riuscita a ridurre i morti tra i soldati, ma l’effetto collaterale è stato che l’esercito nigeriano ha progressivamente ceduto il controllo della Nigeria rurale ai combattenti di Boko Haram”, ha aggiunto.

Infine, Vincent Lelei, vice coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Nigeria, intervistato da al Jazeera, ha spiegato: “Abbiamo Boko Haram che governa la Nigeria nordorientale e bande criminali che governano le comunità rurali della Nigeria nord-occidentale. Questo ha un effetto devastante sull’economia della Nigeria e sul futuro del Paese”. “Lo stato del Borno ha un terreno molto produttivo, c’è molta acqua i raccolti crescono rapidamente. Data l’opportunità, i mezzi di sussistenza potrebbero permettere alle persone di riprendersi rapidamente, ma questa insicurezza, questo problema di violenza contro i civili disarmati sta riducendo le opportunità”, ha concluso Lelei.

La Nigeria nordorientale è devastata da una lunga insurrezione ribelle che va avanti da almeno un decennio. Il Country Report on Terrorism 2019 del governo americano ha affermato che, in Nigeria, i militanti di Boko Haram e dello Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale rappresentano una minaccia essenziale alla sicurezza del Paese e i terroristi continuano a condurre numerosi attacchi contro i civile e le forze governative e di sicurezza.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, la suddetta Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). L’ISWAP, invece, è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’ISIS. 

Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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