Mali: combattenti di al-Qaeda attaccano tre basi francesi

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 21:06 in Francia Mali

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Un gruppo di combattenti islamisti, legati ad Al Qaeda, ha lanciato attacchi armati contro le basi militari francesi situate a Kidal, Menaka e Gao, nel Nord del Mali. Tutte e tre le offensive sono state effettuate nel giro di poche ore, un raro esempio di raid coordinati condotti contro le forze internazionali nel Paese africano.

Le basi sono state colpite da “fuoco indiretto” e non sono stati riportati morti o feriti, ha riferito Thomas Romiguier, portavoce delle forze francesi, le quali contano oltre 5.100 membri del personale sparsi in tutta la regione. L’unico danno è stato causato ad una base delle Nazioni Unite a Kidal, che si trova nei pressi di quella francese, ha specificato Romiguier.

In una dichiarazione su Al Thabat, un canale mediatico affiliato, al Qaeda ha dichiarato: “Gli attacchi missilistici dei mujaheddin, a sostegno dell’Islam e dei musulmani, hanno preso di mira le basi dell’esercito degli infedeli francesi”. Un testimone a Gao ha riferito che diversi razzi erano stati lanciati contro la base francese intorno alle 5:30 del mattino. Il sindaco di Menaka, Nanout Kotia, ha comunicato all’agenzia di stampa Reuters di aver sentito delle esplosioni, provenienti dal campo militare, fuori dalla città, ma non ha potuto fornire ulteriori dettagli.

Il 10 novembre, le forze francesi hanno ucciso Bah ag Moussa, capo militare del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), un alto comandante di un gruppo armato legato ad al-Qaeda in Mali. Si crede che l’uomo sia stato la mente dietro molteplici attacchi contro forze sia maliane che internazionali. Moussa, noto anche come Bamoussa Diarra, era un ex colonnello dell’esercito maliano e figurava nella lista del terrorismo statunitense. Era considerato un braccio destro di Iyad Ag Ghali, il leader del più importante gruppo armato del Mali, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM). Il gruppo ha ripetutamente attaccato soldati e civili anche nel vicino Burkina Faso.

Nel Sahel, migliaia di truppe francesi sono di stanza dal 2014 nell’ambito dell’operazione Barkhane. Il presidente Emmanuel Macron aveva dichiarato, durante l’estate, che la Francia avrebbe ristrutturato la missione entro la fine dell’anno. Secondo fonti militari, Parigi vorrebbe ritirare diverse centinaia di soldati dal suo attuale contingente di 5.100 uomini. Ciò riporterebbe il Paese ai livelli di impegno dedicati prima della riforma di gennaio, quando un crescente numero di attacchi aveva provocato un aumento della presenza delle truppe francesi. Il Ministero della Difesa, tuttavia, ha rifiutato di commentare eventuali piani di taglio delle truppe.

Barkhane ha ottenuto importanti vittorie, in collaborazione con i suoi partner locali, soprattutto contro nemici quali il gruppo dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), operativo nella regione di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. “L’ISGS è ora singolarmente indebolito”, ha detto il comandante generale dell’operazione, Marc Conruyt. “Ciononostante, dobbiamo rimanere vigili”, ha aggiunto.

Gli esperti dicono che una delle principali vulnerabilità sfruttate dai combattenti è l’incapacità di molti governi centrali nella regione di proteggere e rifornire i territori dopo una vittoria militare. Spesso non possono fornire protezione, istruzione e servizi di base, lasciando le popolazioni locali a badare a se stesse, anche contro un’eventuale rinascita dei gruppi armati.

Il Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), affiliato ad al-Qaeda, ha nel frattempo approfittato del focus francese sull’ISGS per rafforzare le proprie forze. “Ora sono il nemico più pericoloso per il Mali e le forze internazionali”, ha detto Conruyt. Cinquanta soldati francesi sono morti nel Sahel dal 2013, scatenando una riflessione in patria sul costo del conflitto nel Sahel. “Sette anni dopo, la situazione non sta evolvendo favorevolmente sul campo, nonostante i nostri grandi successi tattici”, ha sottolineato il deputato francese Thomas Gassilloud, definendo il costo dell’operazione “grande, troppo grande”.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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