La Cina sanziona 4 cittadini USA per la questione di Hong Kong

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 19:57 in Cina Hong Kong USA e Canada

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La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha annunciato, il 30 novembre, che Pechino imporrà sanzioni contro 4 soggetti statunitensi per le posizioni prese rispetto alla questione di Hong Kong e in risposta a sanzioni già adottate da Washington contro altri 4 funzionari cinesi ritenuti colpevoli a loro volta di aver danneggiato l’autonomia di Hong Kong.

In particolare, l’ultima decisione del governo cinese fa riferimento ai fatti del 9 novembre scorso, quando gli Stati Uniti avevano sanzionato 4 funzionari del governo cinese per l’implementazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, approvata da Pechino lo scorso 30 giugno ed entrata in vigore il giorno successivo. Nello specifico, l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, aveva adottato sanzioni contro soggetti, aziende ed entità colpevoli sia di “aver danneggiato l’autonomia di Hong Kong e di aver limitato le libertà di espressione e organizzazione dei suoi cittadini” sia di aver avuto legami con entità o individui che hanno commesso tali azioni. Il successivo 10 novembre, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Wang Wenbin, aveva già espresso la ferma opposizione di Pechino a tali provvedimenti che aveva denunciato come atti di interferenza negli affari interni della Cina che vanno contro la legge internazionale e le norme delle relazioni internazionali.

Il 30 novembre, la portavoce del Ministero Affari Esteri cinese ha dichiarato che: “In risposta alle azioni erronee della parte statunitense, quella cinese ha deciso di adottare sanzioni nei confronti di quatto individui che hanno dimostrato una condotta immorale rispetto alla questione riguardante Hong Kong, si tratta del direttore principale per l’Asia del National Endowment Democracy (NED), John Knaus, del direttore del progetto Asia del National Democratic Institute (NDI), Manpreet Singh Anand, del direttore  del programma per Hong Kong dello NDI, Kelvin Sit, e di un’altra studiosa dello stesso istituto, Crystal Rosario”. Alle 4 persone, non più gradite in territorio cinese, sarà impedito di entrare in tutta la Cina, incluse le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao.

La portavoce del Ministero Affari Esteri cinese ha ribadito che Hong Kong fa parte della Cina e, in quanto tale, le questioni ad essa legate riguardano gli affari interni cinesi. Alla luce di ciò, Hua ha invitato gli USA a desistere dall’interferire nelle proprie questioni interne e ad evitare di addentrarsi in un percorso erroneo.

Dopo la sua approvazione, la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” era stata fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione. Molti Paesi, per lo più  occidentali, si sono opposti a tale provvedimento e hanno adottato varie contromisure, come la sospensione dei trattati di estradizione con l’isola e l’applicazione di sanzioni da parte degli USA, ritenute però inefficaci per invertire il corso delle scelte di Pechino.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe già erosi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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