Iraq: attacco missilistico contro una raffineria, l’ISIS rivendica

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 8:31 in Iraq Medio Oriente

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Un missile ha colpito una raffineria di petrolio nel Nord dell’Iraq, il 29 novembre, causando un incendio che ha comportato l’interruzione delle operazioni. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato.

Nello specifico, l’episodio si è verificato presso la raffineria di Siniya, situata nel Nord del governatorato di Salah al-Din. Stando a quanto riferito dal Ministero del Petrolio e da alcuni funzionari della struttura, il missile ha causato un vasto incendio presso un serbatoio di stoccaggio, in seguito diffusosi verso la vicina rete di condutture, costringendo i funzionari a interrompere completamente le operazioni della raffineria. Tuttavia, ha specificato il viceministro del Petrolio, Hamid Younis, l’incendio è stato domato quasi nell’immediato e le attività sono riprese dopo qualche ora.

Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato attraverso il proprio canale ufficiale Amaq, dove ha specificato che sono stati due i missili di tipo Katyusha che hanno colpito la raffineria di Siniya, senza, però, fornire informazioni su eventuali vittime. Siniya, in grado di produrre circa 30.000 barili di petrolio al giorno, è situata nei pressi di una delle maggiori raffinerie di petrolio irachene, Baiji, la quale ha subito danni considerevoli durante la lotta contro lo Stato Islamico. Dopo attività di manutenzione, le operazioni presso Baiji sono riprese nel 2017. Nonostante l’ISIS fosse stato ufficialmente sconfitto, dopo la riconquista di entrambe le strutture petrolifere da parte delle forze di sicurezza irachene, il gruppo terroristico ha continuato a lanciare sporadici attacchi contro le due raffinerie. Non da ultimo, sono stati diversi gli scontri a fuoco che hanno visto protagonisti i militanti dell’ISIS e le forze filo-governative nei villaggi che circondano le raffinerie.

L’inizio della presenza dello Stato Islamico in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad, attraverso attentati contro forze di sicurezza e gruppi civili che colpiscono anche infrastrutture statali, situate perlopiù in “aree aperte” a Nord di Baghdad. 

Secondo un rapporto dell’International Centre for Counter Terrorism (ICCT) dell’Aia, negli ultimi mesi gli attacchi dell’ISIS si sono intensificati soprattutto nell’area tra Kirkuk, Salah al-Din e Diyala, a Nord di Baghdad, nota come il Triangolo della Morte. In particolare, a detta dell’ICCT, l’attività dell’organizzazione terroristica ha subito un’accelerazione dal mese di febbraio 2020, raggiungendo livelli simili a quelli che hanno preceduto la sua invasione della città di Mosul nel 2014. Al contempo, secondo l’ICCT, lo Stato Islamico in Iraq è in procinto di passare da una fase di ricostruzione a un’altra caratterizzata da “attacchi audaci come la guerriglia”.

Di fronte a tale scenario, le forze irachene hanno lanciato diverse operazioni nel corso del 2020. Tra queste, “Gli eroi dell’Iraq”, la cui terza fase ha avuto inizio il 22 giugno scorso. Si è trattato di un’operazione di terra che ha visto l’esercito iracheno e le forze congiunte perlustrare un’area pari a circa 5 km quadrati, estesa tra le province di Salah al-Din e Diyala, fino al lago Tharthar, a Sud di Samarra. In precedenza, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno aveva dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo era far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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