Etiopia: primo ministro nega le accuse sulle uccisioni di civili

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 20:34 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha affermato che le truppe federali non hanno ucciso “un solo civile” nella loro offensiva, che va avanti da quasi un mese, contro le forze regionali del Tigray. Abiy ha anche assicurato al Parlamento, lunedì 30 novembre, che l’esercito non distruggerà Mekelle, capitale dello Stato regionale, dopo aver annunciato, nella giornata di ieri, la sua cattura.

“Ogni obiettivo è stato firmato e approvato. La Camera può vederlo. Ogni missile lanciato è stato supportato dalla firma delle autorità”, ha detto Abiy davanti ai legislatori. “Il 99% dei missili ha colpito i propri bersagli e il 99% dell’esercito non ha subito danni collaterali. Nessun Paese può mostrare questo livello di prestazioni. Le nostre forze sono disciplinate e vittoriose”, ha aggiunto, sottolineando: “Pensano che distruggerò Mekelle. Mekelle è nostra. È stata costruita con le nostre risorse, non la distruggeremo. Nemmeno un singolo civile è stato coinvolto nell’operazione”.

Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray, che ha guidato l’offensiva contro le truppe federali, ha spesso accusato il governo di prendere di mira i civili nei suoi raid aerei e nei combattimenti terrestri. Tuttavia, le affermazioni rilasciate da entrambe le parti sono difficili da verificare per via del blocco imposto su internet e sui collegamenti telefonici nella regione. Malcolm Webb, corrispondente di Al Jazeera, in un resoconto inviato dalla capitale del Kenya, Nairobi, ha riferito che le dichiarazioni di Abiy contraddicono in parte quanto riportato da alcuni gruppi umanitari. “Di recente, abbiamo ricevuto un rapporto della Croce Rossa che afferma che a Mekelle, l’80% delle persone negli ospedali riporta lesioni da trauma anche se non dice da cosa sono state provocate. Le ONG riferiscono anche che c’è una grave carenza di forniture mediche e di sacchi per i cadaveri”, ha affermato Webb. Lunedì 30 novembre, il leader del Tigray, Debretsion Gebremichael, ha dichiarato che le sue forze stanno ancora combattendo vicino a Mekelle, che è caduta nelle mani delle truppe governative dopo quasi un mese di combattimenti. Le forze federali hanno annunciato di aver preso la capitale regionale, una città di circa 500.000 abitanti, incontrando relativamente poca resistenza. 

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

Le organizzazioni non governative sostengono che migliaia di persone, combattenti e non, sono state uccise da quando il conflitto è iniziato. La comunità internazionale chiede l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

di Redazione