Conflitto in Yemen: i tentativi di tregua degli ultimi due anni

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 9:15 in Medio Oriente Yemen

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Lo Yemen continua ad essere testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015. Le ultime tensioni, tuttora in corso, hanno fatto seguito ad un cessate il fuoco proclamato, unilateralmente, dalla coalizione a guida saudita, l’8 aprile 2020.

Questo ha avuto inizio alle ore 12:00, ora locale, del 9 aprile ed è stato successivamente esteso per due settimane, il 24 aprile. Come annunciato dal portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, la decisione faceva seguito all’invito della comunità internazionale e delle Nazioni Unite, le quali avevano esortato le parti belligeranti a mettere in pausa il conflitto, con il fine di far fronte alla pandemia di coronavirus.

L’ultima richiesta era giunta, in particolare, dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, il quale aveva invitato i gruppi impegnati nel conflitto ad usufruire del mese di Ramadan come fonte d’ispirazione per deporre le armi, liberare prigionieri e detenuti e aprire i corridoi umanitari. Inoltre, a detta della coalizione, la tregua mirava a creare le condizioni necessarie per organizzare un incontro tra il governo legittimo, gli Houthi e una squadra militare della coalizione, volto a discutere delle proposte relative a operazioni e meccanismi che avrebbero potuto portare a una risoluzione politica in Yemen. Tuttavia, già a partire dal 2 e 3 maggio, la tregua non ha più retto.

Un altro cessate il fuoco risale al 13 dicembre 2018, ma con riferimento al solo governatorato occidentale di Hodeidah. Nello specifico, in tale data, delegazioni Houthi e del governo legittimo hanno raggiunto un accordo, il cosiddetto accordo di Stoccolma, in base al quale i ribelli sciiti hanno accettato, tra le diverse clausole, di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Oltre alla tregua e alla ridistribuzione dei gruppi armati, un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e ribelli, pari a quasi 15.000 detenuti.

Circa gli altri momenti di tregua annunciati, il 20 settembre 2019 gli Houthi dichiararono che avrebbero interrotto le proprie offensive nei territori sauditi, a pochi giorni di distanza dall’attacco contro due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, condotto il 14 settembre e successivamente rivendicato dal gruppo sciita. A seguito di ciò, il 27 settembre dello stesso anno, la coalizione guidata da Riad si disse disposta ad accettare un cessate il fuoco circoscritto a quattro regioni, tra cui la capitale Sana’a, posta sotto il controllo delle milizie ribelli. Tuttavia, la notizia venne smentita da un leader Houthi, Mohamed Ali al-Houthi.

Gli altri cessate il fuoco proclamati nel corso degli ultimi due anni sono da inserirsi nel quadro delle tensioni tra il governo legittimo yemenita e i gruppi separatisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). La prima ondata ha avuto inizio il 7 agosto 2019, quando sono scoppiati violenti scontri nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, poi propagatisi in altri distretti e città meridionali. Dopo mesi di battaglie, il 5 novembre dello stesso anno, le due parti hanno concordato una tregua, in base al cosiddetto accordo di Riad.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è poi riacceso il 26 aprile 2020, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio. Le tensioni si sono placate il 22 giugno, quando il governo yemenita e le forze separatiste, rappresentate dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. Quest’ultimo ha consentito alle due parti di sedersi nuovamente al tavolo dei negoziati per salvaguardare l’accordo di Riad e dare vita a un nuovo esecutivo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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