Bielorussia, Lukashenko: “Non sarò presidente con la nuova Costituzione”

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 13:28 in Bielorussia Russia

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Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha dichiarato che si dimetterà dopo l’entrata in vigore di una nuova costituzione, secondo quanto riferiscono i media statali bielorussi. 

“Non lavorerò con voi come presidente in base alla nuova costituzione”, ha dichiarato Lukashenko venerdì 27 novembre, durante un incontro con i dipendenti di un ospedale nella capitale Minsk, secondo l’agenzia di stampa Belta.

Lukashenko non ha specificato quando verrà quel giorno, ma ha sottolineato la necessità di emendamenti alla costituzione e aggiustamenti ai poteri presidenziali.

Il leader bielorusso, al potere da 26 anni, ha detto all’agenzia di stampa di essere favorevole a modificare la costituzione, incluso l’adeguamento dei poteri del capo dello stato per prevenire il “disastro” se tali poteri finissero in mano a “un presidente sconosciuto”.

“Non ho intenzione di plasmare la costituzione in base alle mie esigenze. Non sarò il presidente una volta che la nuova costituzione sarà in vigore”, ha detto Lukashenko, ma ha aggiunto: “Non permetterò mai a qualcuno di prendere la nota sbagliata nel corso dell’adozione della nuova costituzione o di truccare un’elezione in linea con la nuova costituzione in seguito”.

Sulle imminenti modifiche alla costituzione, ha detto: “Faremmo meglio a farlo ora, senza una guerra. Sarebbe peggio se fossimo costretti ad andare in guerra”.

La dichiarazione di Lukashenko sembra essere il risultato delle pressioni russe. Durante la sua visita a Minsk giovedì 26 novembre, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha esercitato pressioni sul leader bielorusso affinché mantenga la promessa di riforma costituzionale.

Lavrov ha detto che Mosca è “preoccupata per i disordini” in corso in Bielorussia sin dalle elezioni presidenziali dello scorso 9 agosto.

“Ovviamente abbiamo interesse che la situazione sia calma, stabile e pensiamo che l’inizio della riforma costituzionale avviata dalla leadership del paese contribuirebbe a questo”, ha dichiarato il capo della diplomazia russa.

Lukashenko aveva citato una possibile riforma della costituzione già ad agosto, senza tuttavia precisare. Successivamente, si era anche impegnato ad avviare tali riforme durante i colloqui con il presidente russo Vladimir Putin a settembre, quando il leader del Cremlino ha invitato l’alleato ad “ascoltare” il suo popolo. Tuttavia, Lukashenko non ha dato seguito alla promessa con passi concreti.

Giovedì scorso, Lavrov ha espresso la speranza che la situazione in Bielorussia si normalizzi con l’aiuto “dell’iniziativa del presidente bielorusso sulle riforme costituzionali e sulla modernizzazione del sistema politico”. “Come il presidente Putin ha ripetutamente sottolineato, siamo interessati a vedere queste iniziative realizzarsi”, ha chiarito il ministro degli Esteri di Mosca.

Il Cremlino ha sostenuto Lukashenko durante l’ultima crisi. Tuttavia, le tensioni tra Lukashenko e Putin sono in aumento da anni. L’uomo forte bielorusso si è scontrato con il Cremlino su una serie di questioni, incluso il tentativo di Mosca di trascinare Minsk in un’unione politica più profonda. In vista delle elezioni di agosto, Lukashenko aveva accusato Mosca di tentare di intromettersi negli affari bielorussi quando le sue forze di sicurezza avevano arrestato un gruppo di mercenari russi. Inoltre numerosi oppositori del governo bielorusso, tra cui i candidati alla presidenza Babarika e Tikhanovskij sono stati arrestati con l’accusa di essere “burattini di Mosca”.

L’ultima dichiarazione di Lavrov potrebbe essere vista come un segnale a Lukashenko che la pazienza del Cremlino si sta esaurendo. Mentre alcuni osservatori ritengono che Mosca si stia preparando a sostituire il presidente di lunga data con un altro politico filo-russo, altri avvertono che la riforma potrebbe approfondire e formalizzare il controllo della Russia sul suo più stretto alleato. A scansi di equivoci, Lavrov ha negato pubblicamente i contatti tra Mosca e l’opposizione bielorussa.

L’opposizione ha liquidato il discorso sulla riforma come un tentativo del presidente di bloccare le proteste e nel fine settimana è tornata a occupare le piazze di Minsk e delle altre città del Paese.

Circa 250 persone sono state arrestate a Minsk durante le proteste di massa di domenica 29 novembre. Lo ha riferito la rappresentante ufficiale del Dipartimento municipale degli affari interni (GUVD) del comitato esecutivo della città di Minsk Natalya Ganusevich.

“Per violazione della legislazione sugli eventi di massa nel territorio di Minsk, circa 250 cittadini sono stati arrestati, nei confronti dei detenuti viene effettuato un controllo nel quadro della legislazione vigente”, ha detto un rappresentante della polizia di Minsk nel suo commento pubblicato sul sito web della GUVD.

Secondo le autorità della capitale bielorussia, in alcuni luoghi di Minsk i manifestanti sono scesi in strada, bloccando la circolazione delle auto e dei mezzi pubblici. “Per la sicurezza dei cittadini e degli utenti della strada, la polizia ha spinto i cittadini riuniti fuori dalla carreggiata”, ha informato Ganusevich. Secondo lei, i partecipanti a eventi non autorizzati sono stati ripetutamente avvertiti dell’inammissibilità di azioni illegali, i più attivi sono stati arrestati.

Secondo un rappresentante della Direzione centrale per gli affari interni, entro una settimana, gli agenti di polizia hanno identificato “più di 100 persone che avevano precedentemente preso parte a manifestazioni, che sono state assicurate alla giustizia, inclusa la responsabilità penale”. Secondo Ganusevich, le forze dell’ordine si rivolgono ai cittadini “con la richiesta di essere prudenti e di non rispondere alle chiamate a partecipare a eventi di massa non autorizzati pubblicati su varie fonti Internet e messenger”.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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