Etiopia: completata l’operazione in Tigray, gli USA denunciano esplosioni in Eritrea

Pubblicato il 29 novembre 2020 alle 9:05 in Eritrea Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato “completate” le operazioni militari nella regione settentrionale del Tigray, nella notte tra il 28 e il 29 novembre. Intanto, il Dipartimento di Stato americano ha denunciato un nuovo round di esplosioni nella capitale dell’Eritrea, Asmara.

Dal proprio account Twitter, il premier dell’Etiopia ha affermato: “Sono lieto di condividere la notizia che abbiamo completato e concluso le operazioni militari nella regione del Tigray. La nostra attenzione sarà ora rivolta alla ricostruzione della regione e alla fornitura di assistenza umanitaria, mentre la polizia federale cattura la cricca del TPLF”.

La cosiddetta “fase finale” dell’operazione militare in Tigray è stata lanciata il 28 novembre, a due giorni dall’annuncio della scadenza delle 72 ore di tregua, concesse al TPLF da parte di Abiy per deporre le armi , dopo che le sue forze avevano conquistato la parte occidentale della regione. L’obiettivo dell’ultimo round di attacchi in Tigray era la conquista della capitale regionale Mekelle, dove vive mezzo milione di persone e che è stata presa il 28 novembre, a poche ore dall’inizio dei bombardamenti dell’Esercito federale etiope sulla città. Le forze governative hanno dichiarato di aver preso controllo dell’aeroporto, delle sedi delle istituzioni pubbliche, degli uffici dell’amministrazione regionale e di altre infrastrutture primarie, inoltre, l’Esercito federale avrebbe altresì ottenuto il rilascio di migliaia di soldati tenuti in ostaggio nella regione. Il capo di Stato maggiore dell’Esercito etiope, Birhanu Jula, ha dichiarato che, al momento, le sue forze sono impegnate nella caccia ai membri del Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), i quali, a sua detta, si starebbero nascondendo.

Al momento non è ancora chiaro se le ostilità siano definitivamente cessate ma, in un messaggio inviato a Reuters dal leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, alcune ore dopo l’annuncio di Abiy, il gruppo ha dichiarato che continuerà a combattere contro le forze governative. Secondo un analista dell’International Crisis Group, William Davison, il TPLF disporrebbe di notevoli risorse militari e potrebbe mobilitare fino a 200.000 uomini, per tanto, sarebbe necessario determinare quali siano le sue capacità residue e le intenzioni di continuare una resistenza armata o meno. Oltre a questo, va considerata la reazione che potrebbe avere la popolazione locale allo scalzamento del TPLF dal potere.

Per quanto riguarda l’Eritrea, accusata dal TPLF di sostenere le forze del governo di Abiy contro il Tigray, secondo quanto dichiarato su Twitter dal Dipartimento di Stato degli USA il 29 novembre, nella capitale Asmara vi sarebbero state almeno 6 esplosioni, alle 10:13, ora locale, del 28 novembre, la cui causa resta ancora da verificare. La città è stata già colpita da attacchi missilistici lanciati dal Tigray il 14 novembre e il 28 novembre. Nel primo caso, le forze del TPLF avevano rivendicato la responsabilità dei fatti, sostenendo di aver colpito l’aeroporto della città perché da lì sarebbero partiti raid aerei condotti dalle forze di Addis Abeba in Tigray ma avevano escluso attacchi contro civili.

Lo scorso 4 novembre, Abiy, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il TPLF che era a capo della regione e che ha contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba. L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray è stata avviata perché il TPLF è stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha, in Tigray, per rubare l’equipaggiamento in essa contenuto. Abiy ha accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e ha avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. Parallelamente, il governo di Adddis Abeba ha altresì formalmente estromesso dal potere regionale il TPLF dopo che, lo scorso 7 novembre, il Parlamento etiope ha approvato la formazione di un governo ad interim per la regione, abolendo quelli che ha definito “l’assemblea e l’esecutivo illegali della regione del Tigray”.

In tale contesto, nella regione settentrionale etiope è stato imposto un black-out delle comunicazioni, rendendo pressoché impossibile verificare la veridicità delle informazioni fornite da entrambi i fronti. 

Il conflitto in Tigray potrebbe determinare una grave crisi regionale sia dal punto di vista umanitario, sia da quello militare. Per quanto riguarda il primo, secondo stime delle Nazioni Unite, oltre 43.000 persone si sarebbero riversate in Sudan mettendo sotto pressione le capacità d’accoglienza del Paese, al punto che, il 28 novembre, l’Onu ha stimato che il Sudan avrebbe bisogno di 150 milioni di dollari per rispondere all’emergenza. Oltre a questo, si teme il coinvolgimento nel conflitto dei Paesi della regione del Corno d’Africa e, in particolare, dell’Etiopia, visti gli attacchi missilistici subiti e le accuse di sostegno all’esecutivo di Addis Abeba ricevute dal TPLF, sebbene Abiy in primis abbia ripetutamente negato di aver ricevuto il sostegno eritreo.

Il TPLF è stato un attore di primo piano della politica etiope fino all’ascesa di Abiy. Dal 1991, il gruppo è stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy ha preso il potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Nel 2019, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

Dall’ascesa dell’attuale premier, i leader del TPLF hanno più volte lamentato di essere stati esclusi da posizioni primarie di governo, presi di mira in indagini sulla corruzione e utilizzati come capo espiatorio per giustificare le falle del Paese. Le tensioni tra il TPLF e il governo di Addis Abeba si sono poi esacerbate dallo scorso agosto, quando Abiy ha deciso di posticipare le elezioni previste per tale mese a causa del coronavirus. A quel punto, il TPLF ha indetto comunque votazioni regionali a settembre e ha disconosciuto la leadership di Abiy sostenendo che fosse illegittima.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.