Afghanistan: due attacchi provocano almeno 34 vittime

Pubblicato il 29 novembre 2020 alle 18:45 in Afghanistan Asia

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Due attacchi separati e ancora non rivendicati da alcun gruppo armato hanno colpito le province di Ghazni e Zabol, nell’Est e nel Sud dell’Afghanistan, il 29 novembre, uccidendo almeno 34 persone e ferendone altre 36, tali cifre potrebbero però aumentare.

Nel primo caso, un veicolo militare di tipo humvee carico di esplosivo e accompagnato da uomini armati che viaggiavano a piedi si è schiantato contro una base delle Forze di protezione pubblica afghane, una diramazione delle Forze di sicurezza afghane, nella provincia di Ghazni, uccidendo almeno 31 persone e ferendone altre 24. Un membro del consiglio provinciale di Ghazni, Hamidullah Nawroz, ha affermato che gli uomini armati hanno dapprima ucciso le guardie di sicurezza del complesso militare per aprire la strada al veicolo che è poi detonato una volta entrato all’interno dell’area. Secondo quanto riferito da media locali citati da Washington Post, la maggior parte delle vittime sarebbe rappresentata da membri delle forze armate. L’attacco a Ghazni di domenica 29 novembre sarebbe stato uno tra i più mortali attentati che hanno sconvolto l’Afghanistan negli ultimi mesi.

 Nel secondo caso, invece, un altro attacco suicida condotto nella provincia meridionale di Zabol ha colpito un convoglio con a bordo il capo del consiglio provinciale, Attajan Haqbayat, uccidendo almeno 3 persone e ferendone altre 12, tra le quali figurano anche bambini. Il portavoce del governo della provincia, Hikmatullah Kochai, ha confermato che il capo del consiglio provinciale Haqbayat, noto critico dei talebani, sarebbe sopravvissuto all’attacco riportando ferite lievi ma una sua guardia del corpo ha, però, perso la vita.

Per il momento, nessun gruppo armato ha reclamato la responsabilità dei fatti ma le autorità hanno addossato la colpa ai talebani in quanto avrebbero già colpito la provincia di Ghazni con modalità analoghe a quelle del 29 novembre. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, sarebbe stato contattato da Reuters e non avrebbe né confermato né smentito la responsabilità del gruppo rispetto ai fatti in questione.

Al momento, sono in corso negoziati di pace tra i talebani e il governo afghano, iniziati a Doha, lo scorso 12 settembre, ma giunti ad un punto di impasse. L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021.

Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, secondo Washington Post, i talebani avrebbero ridotto drasticamente i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sarebbero aumentati e le parti si sono ripetutamente accusate di stare cercando di ampliare il territorio sotto il proprio controllo. In tale contesto, la città di Ghazni e l’omonima provincia sono uno dei luoghi caratterizzati da maggior instabilità in tutto l’Afghanistan. A livello geografico, la città si trova lungo l’autostrada che connette la capitale afghana Kabul con il Sud del Paese mentre circa 2/3 dei distretti provinciali sarebbero controllati o rivendicati dai combattenti talebani.

Per quanto riguarda, invece, la capitale Kabul, anch’essa è stata di recente teatro di tre attacchi mortali nei quali avrebbero perso la vita almeno 50 persone, rispettivamente il 21, l’11 e il 2 novembre scorsi. In tali casi, però, la responsabilità dei fatti era stata rivendicata dall’ISIS mentre le autorità avrebbero incolpato i talebani che a loro volta avrebbero negato qualsiasi forma di coinvolgimento con gli attacchi contro civili nella capitale.

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Camilla Canestri

di Redazione

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