Stati Uniti: un agente della CIA ucciso in Somalia

Pubblicato il 28 novembre 2020 alle 7:00 in Somalia USA e Canada

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Un agente della Central Intelligence Agency (CIA) è stato ucciso in Somalia, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi. Il decesso arriva dopo un mese dall’annuncio di un possibile ritiro degli USA dal Paese. 

Secondo quanto riporta il New York Times, il 25 novembre, l’ufficiale deceduto era un membro della divisione paramilitare della CIA, dello Special Activities Center e un ex membro della formazione di élite della Marina, noto come SEAL Team 6. L’identità dell’uomo è rimasta riservata e le circostanze in cui è morto non sono chiare, come non è noto il giorno del decesso. I funzionari hanno riferito che la morte potrebbe essersi verificata in un raid antiterrorismo oppure a causa di un attacco nemico. Da parte sua, la CIA ha rifiutato di commentare l’accaduto. 

Rispetto all’Esercito degli USA, la morte di ufficiali della CIA in combattimento è un evento relativamente raro. Negli ultimi 20 anni, 135 agenti sono morti in circostanze di questo tipo. Tuttavia, le operazioni paramilitari rimangono le più pericolose dell’agenzia e i membri dello Special Activities Center svolgono missioni rischiose all’interno della Delta Force o del SEAL Team 6. L’ultimo decesso in Somalia arriva poco più di un mese dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha informato i suoi alti consiglieri che intende ritirare le truppe statunitensi dalla Somalia. È quanto ha reso noto, il 13 ottobre, il quotidiano Bloomberg News, citando fonti che hanno familiarità con la questione. L’articolo sottolinea che il Pentagono avrebbe già iniziato ad elaborare piani per il ritiro statunitense dal Paese africano. 

Gli Stati Uniti hanno staziato tra i 700 agli 800 soldati in Somalia, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, per aiutare il Paese a combattere contro la minaccia del gruppo terroristico di al-Shabaab. Il ritiro delle truppe, secondo quanto emerso nell’articolo, dovrebbe consentire a Trump “di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero”. Tuttavia, le sconfitta dell’attuale presidente alle elezioni del 3 novembre cambia le carte in tavola e gli Stati Uniti devono quindi valutare la questione in seno alla nuova amministrazione, guidata dal democratico Joe Biden, la cui elezione sarà formalizzata il 14 dicembre e che presterà giuramento il 20 gennaio 2021. 

La proposta di Trump di ritirare le truppe statunitensi dalla Somalia non è stata accolta positivamente dal commando AFRICOM, che ha reagito con esitazione e ha sottolineato la continua minaccia terroristica posta dal gruppo noto come al-Shabaab non solo al Paese africano ma anche agli stessi Stati Uniti. Alcuni esperti di antiterrorismo ritengono che, se lasciato incontrollato, al-Shabab potrebbe emergere come lo stesso tipo di minaccia globale dello Stato Islamico e di Al Qaeda. Per combattere i militanti dell’organizzazione sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peace-keeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono tra i Paesi che partecipano alle missioni antiterroristiche contro il gruppo islamico del Paese africano, conducendo ripetuti attacchi aerei. Dopo il loro ritiro dalla Somalia, nel 1994, le truppe di Washington sono state nuovamente inviate nel Paese nel gennaio 2007. 

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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