Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nel conflitto etiope

Pubblicato il 28 novembre 2020 alle 7:22 in Emirati Arabi Uniti Eritrea Etiopia

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Con l’intensificarsi del conflitto tra il governo federale etiope e lo Stato regionale del Tigray, gli Emirati Arabi Uniti stanno emergendo come attore chiave, date le sue relazioni privilegiate sia con l’Etiopia che con l’Eritrea. Il 15 novembre, il portavoce del Tigray People’s Liberation Front (TPLF), Getachew Rida, ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di sostenere il governo etiope nella guerra contro lo Stato regionale con l’invio di droni. I velivoli, ha aggiunto Rida, sarebbero stati lanciati dalla base militare emiratina di Assab, in Eritrea. Il portavoce, tuttavia, non ha fornito prove per avvalorare la sua affermazione.

Il 19 novembre, l’ambasciatore dell’Etiopia negli Emirati Arabi Uniti, Suleiman Dedefo, ha incontrato Reem al-Hashimy, ministro di Stato degli Emirati per la cooperazione internazionale e ha promesso ad Abu Dhabi che porrà fine all’operazione militare contro il TFLP “il prima possibile”. L’analista eritreo, Shifa al-Afari, ha rivelato al quotidiano al-Monitor che è plausibile aspettarsi un sostegno emiratino all’Etiopia poiché il controllo di Addis Abeba gli garantirebbe una grande influenza sul continente.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno 92 progetti di investimento in Etiopia nei settori dell’agricoltura, dell’industria, del settore immobiliare, della sanità e dell’estrazione mineraria. Il governo di Abu Dhabi ha espresso preoccupazione per il conflitto etiope. In una dichiarazione del 22 novembre, il ministro degli Esteri ha sottolineato “la necessità di tornare al dialogo e di attuare lo stato di diritto” evidenziando “che l’Etiopia è la chiave per la sicurezza e la stabilità del Corno d’Africa e della regione”.

Il 20 marzo 2019, Abdulla bin Ahmed Al Saleh, sottosegretario del Ministero dell’Economia per il commercio estero e l’industria degli Emirati, ha dichiarato, durante il Forum degli affari Emirati Arabi Uniti-Etiopia che le esportazioni emiratine nel Paese africano, nel 2018, ammontavano a 200 milioni di dollari, un aumento del 46 % rispetto al 2017. L’8 luglio 2019, il primo ministro etiope Abiy Ahmed aveva annunciato che il suo Paese avrebbe inviato 50.000 lavoratori etiopi negli Emirati Arabi Uniti come parte di un programma per ridurre la disoccupazione in Etiopia. Il 27 febbraio di quest’anno, il Fondo Khalifa per lo sviluppo delle imprese ha concluso un accordo da 100 milioni di dollari con il Ministero delle finanze etiope per sostenere e finanziare progetti di micro, piccole e medie dimensioni in Etiopia. Infine, in un’intervista ad Al-Ain News, il 6 aprile, il ministro degli Affari Esteri dell’Etiopia, Gedu Andargachew, ha dichiarato: “Ci sono diversi Paesi che hanno sostenuto la trasformazione e le riforme in Etiopia, ma gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo di primo piano in questo senso”. E ha continuato: “È impossibile stimare il sostegno fornito dagli Emirati Arabi Uniti all’Etiopia, soprattutto in campo economico”.

Afari ha affermato che l’altra ragione dietro il sostegno militare degli Emirati all’Etiopia si basa sul contrastare l’influenza del TFLP sui gruppi di opposizione in Eritrea, che potrebbero colpire i Paesi vicini, dove Abu Dhabi possiede basi militari. Il 15 novembre, il TPLF avrebbe attaccato strutture in Eritrea, incluso l’aeroporto nella capitale, Asmara. Abu Dhabi ha legami di lunga data con l’Eritrea e dal 2015 gli Emirati Arabi Uniti hanno una base militare nel porto di Assab, la sua prima struttura militare all’estero.

Eritrea ed Etiopia hanno firmato un accordo di pace nel 2018 dopo anni di impasse dovuti a un conflitto ventennale. Nell’ottobre 2019, il primo ministro etiope Abiy è stato insignito del Premio Nobel per la pace per il suo lavoro nell’intermediazione dell’accordo. Addis Abeba e Asmara sono attualmente dalla stessa parte contro il TPLF. Alla domanda sull’impatto del conflitto etiope sulla questione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), l’analista eritreo Afari ha affermato che la situazione è difficile da controllare per il primo ministro etiope. Attraverso questa aggressione, ha affermato lo studioso, Abiy ha aperto la strada ad un eventuale intervento straniero, che ha minato la sua posizione nella crisi della GERD e ha dato all’Egitto una carta su cui fare pressione.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

Si ritiene che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. La comunità internazionale chiede l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario mentre le forze etiopi continuano a farsi strada attraverso la regione, fino a Mekelle.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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