Rouhani: Israele responsabile dell’uccisione di Fakhrizadeh

Pubblicato il 28 novembre 2020 alle 9:13 in Iran Israele USA e Canada

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Il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, il 28 novembre, ha accusato Israele di celarsi dietro l’uccisione dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, ritenuto dall’intelligence statunitense e da quella israeliana la mente dietro al piano segreto che prevedeva la realizzazione di armi nucleari in Iran, avvenuta il giorno prima.

Alla televisione di Stato iraniana Rouhani ha dichiarato: “Ancora una volta le mani malvage dell’arroganza globale sono state macchiate dal sangue dell’usurpatore e mercenario regime sionista”, termine utilizzato per riferirsi a Israele. Il presidente iraniano ha poi aggiunto: “L’assassinio del martire Fakhrizadeh ha mostrato la disperazione del nostro nemico e la profondità del suo odio ma il suo martirio non rallenterà i nostri progressi”. Rouhani ha infine promesso ripercussioni quando sarà il momento più appropriato.

Intanto, anche l’inviato all’Onu dell’Iran, Majid Takht Ravanchi, ha scritto una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nella quale è stata confermata la presenza di gravi indizi che proverebbero la responsabilità israeliana dei fatti. Nel testo si legge poi che: “Preoccupata da qualsiasi provvedimento avventuriero di USA e Israele contro il proprio Paese, soprattutto nel periodo restante dell’attuale amministrazione statunitense, la Repubblica Islamica dell’Iran  si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie per difendere il proprio popolo e garantire i propri interessi”.  Alla diffusione della notizia della morte di Fakhrizadeh, tramite il proprio portavoce, Guterres aveva chiesto “moderazione” e aveva sottolineato la necessità di evitare qualsiasi azione in grado di provocare un esacerbarsi delle tensioni nella regione.

Secondo quanto riferito dalle autorità iraniane, Fakhrizadeh sarebbe morto in ospedale dopo essere stato colpito da spari di pistola ad Absard, nei pressi di Damavand, un sobborgo nella parte orientale di Teheran, durante un’imboscata, il 27 novembre. Dei fatti sarebbe stato ritenuto quindi responsabile Israele, il cui maggiore alleato sono gli USA.

Più figure di primo piano della scena politica e militare iraniana hanno promesso ripercussioni per l’uccisione dello scienziato, considerata un atto terroristico. Il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif ha scritto su Twitter: “Alcuni terroristi hanno assassinato un importante scienziato iraniano oggi. Questa vigliaccheria – rispetto alla quale vi sono segnali del ruolo di Israele- dimostra l’atteggiamento da guerrafondai dei suoi perpetratori”. Successivamente, il comandante in capo del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC), Hossein Salami, ha dichiarato che: “Vendetta e punizione per gli autori del crimine sono in agenda”.  Infine, anche il comandante in capo dell’Esercito della Repubblica Islamica dell’Iran, Abdolrahim Mousavi, ha accusato Israele e gli Stati Uniti di essere i responsabili dell’omicidio

Al momento, secondo quanto riferito dal New York Times, un funzionario statunitense avrebbe confermato la responsabilità israeliana rispetto all’accaduto, senza però specificare quanto avessero potuto sapere gli USA prima dell’operazione. Per ora, né Israele, né la Casa Bianca, né la C.I.A. hanno commentato i fatti, però, il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha condiviso un tweet del giornalista israeliano Yossi Melman, esperto del servizio di intelligence del Paese, Mossad, in cui si la morte di Fakhrizadeh è stata descritta come “un duro colpo psicologico e professionale per l’Iran”.

In base a quanto riportato dal New York Times, lo scienziato avrebbe potuto avere 59 anni ed è stato considerato il promotore del programma nucleare iraniano Amad per i due decenni precedenti al suo smantellamento, avvenuto all’inizio degli anni 2000. Ciò nonostante, Fakhrizadeh avrebbe continuato a lavorare al progetto anche in seguito. L’assassinio di venerdì 27 novembre segna la seconda uccisione mirata di un alto funzionario iraniano dopo quella del capo delle Forze Quds dell’IRGC, il generale Qassem Soleimani, eliminato con un attacco aereo statunitense il 3 gennaio scorso a Baghdad, in Iraq.

L’uccisione di Fakhrizadeh potrebbe avere numerose implicazioni per il neo-eletto presidente degli USA, Joe Biden. Quest’ultimo ha promesso di ripristinare il Piano d’Azione congiunto globale (JCPOA), noto anche accordo sul nucleare iraniano se Teheran avesse dimostrato l’intenzione di ripristinare i limiti previsti dall’intesa per il suo programma nucleare. Il documento era stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama il 14 luglio 2015, quando Biden era vice presidente, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Il JCPOA prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran. Tuttavia, gli USA si sono ritirati unilateralmente dall’intesa durante la presidenza di Donald Trump, l’8 maggio 2018, in quanto avevano valutato insufficienti i passi compiuti da Teheran e sono tornati ad imporre sanzioni sull’Iran. Da allora, le relazioni tra Washington e Teheran hanno assistito ad un progressivo peggioramento.

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Camilla Canestri

di Redazione

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