Indonesia: presunti militanti legati all’ISIS uccidono 4 cristiani

Pubblicato il 28 novembre 2020 alle 18:41 in Asia Indonesia

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La polizia dell’Indonesia ha dichiarato, il 28 novembre, di essere ancora alla ricerca di circa 10 militanti legati all’ISIS, accusati di aver ucciso 4 persone e di aver bruciato le loro case, il giorno precedente, in una comunità cristiana di Lembantongoa, nella provincia indonesiana di Sulawesi Centrale. Al momento, le motivazioni dietro a tale attacco restano ancora da chiarire e non è stato effettuato alcun arresto legato al caso.

L’attentato sarebbe stato perpetrato nella mattina del 27 novembre in una chiesa di fortuna locale, da parte di un gruppo formato da una decina di persone armate di spade e pistole che avrebbero ucciso 4 uomini e bruciato almeno 6 abitazioni, una delle quali era utilizzata dalla comunità cristiana locale per scopi di culto. Secondo alcune testimonianze, una delle vittime sarebbe stata decapitata, una sarebbe stata bruciata viva nella propria abitazione, un’altra sarebbe stata accoltellata e all’ultima sarebbe stata tagliata la gola. Il capo del villaggio di Lembantongoa, Rifai, ha dichiarato che altri residenti, anch’essi attaccati, sono però riusciti a sfuggire alle violenze.

Le autorità indonesiane hanno addossato la responsabilità dei fatti all’organizzazione dei Mujahideen dell’Indonesia orientale, anche detti Mujahidin Indonesia Timur (MIT), uno tra i gruppi di militanti indonesiani che hanno giurato fedeltà all’ISIS. Il capo della polizia locale, Yoga Priyahutama, ha affermato che tale conclusione è stata raggiunta dopo aver mostrato immagini segnaletiche dei terroristi del gruppo alle famiglie delle vittime che hanno assistito all’attacco e che avrebbero riconosciuto le persone loro mostrate. In base alle dichiarazioni di Priyahutama gli attentatori sarebbero stati almeno 8.

Secondo un’esperta in terrorismo citata da The New Arab, Sidney Jones, se l’appartenenza degli attentatori al MIT venisse confermata, potrebbe trattarsi del più importante attacco condotto dal gruppo dall’uccisione del loro leader Santoso, conosciuto anche come Abu Wardah, avvenuta il 18 luglio 2016 per mano delle forze anti-terrorismo indonesiane. Jones ha affermato che con l’ultimo attacco i militanti del MIT potrebbero voler dimostrare che i tentativi della polizia di arrestare e uccidere i propri membri non hanno effetto sulle capacità del gruppo.

L’Indonesia è il più grande Paese a maggioranza musulmana al mondo e ha lottato a lungo contro l’insorgenza di gruppi militanti e attacchi terroristici, mentre nella provincia di Sulawesi Centrale per decenni si sono verificati episodi di violenza tra cristiani e musulmani.

Nel 2018, il MIT avrebbe inviato molti dei propri membri per adescare altri militannti a Sulawesi Centrale, facendoli passare per lavoratori umanitari a Palau city che era stata colpita da uno tsunami. Nello stesso anno, poi, un altro gruppo indonesiano affiliato all’ISIS, Jamaah Ansharut Daulah (JAD), considerato attualmente l’organizzazione militante più attiva del Paese, aveva organizzato una serie di attacchi bomba suicidi contro la comunità cristiana della seconda città indonesiana, Surabaya, colpendone le chiese.

I militanti del MIT sono stati il primo gruppo indonesiano a giurare fedeltà all’ISIS nel 2014 e avrebbero avuto poi contatti con lo Stato Islamico della Siria e dell’Iraq. Nonostante l’uccisione di Santoso nel 2016, poi sostituito da Ali Kalora,  secondo The Diplomat, dal 2020, il gruppo sembrerebbe aver ripreso piede in Indonesia conducendo più attacchi sotto la nuova leadership. Le attività operative del MIT partirebbero proprio da Sulawesi Centrale e, in particolare, dalle giungle e dalle montagne della Reggenza di Poso, luogo d’origine dell’attuale capo dell’organizzazione. Nell’area il gruppo avrebbe poi un cospicuo seguito da parte di alcuni abitanti, come avrebbe dimostrato la numerosa partecipazione ai funerali di Santoso. La Reggenza di Poso sarebbe stata teatro di tensioni tra musulmani e cristiani negli anni Novanta e Duemila e il MIT avrebbe sfruttato tali attriti per aumentare il proprio seguito nell’area.

Per combattere il gruppo, il governo di Jakarta aveva istituito l’Operazione Tinombala nel 2016 che è stata poi prolungata più volte a causa degli attacchi perpetrati dal MIT. Le autorità indonesiane sostengono che il gruppo abbia circa una decina di militanti ma da gennaio ad aprile 2020 sarebbero stati 17 i membri del MIT arrestatati, dimostrando che il loro numero totale sarebbe maggiore rispetto alle stime ufficiali governative.

Nonostante il MIT resti ancora un gruppo piccolo e limitato alla provincia di Sulawesi Centrale, sarebbe particolarmente attivo, soprattutto sul web, e avrebbe avuto anche recenti legami con il JAD che a sua volta avrebbe, secondo alcune testimonianze, provveduto fondi al MIT. Sotto la leadership di Ali Kalora il gruppo sarebbe riuscito a ricevere più finanziamenti, anche dall’estero e avrebbe cercato di aumentare le proprie capacità esplosive.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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