Francia: proteste contro la legge che vieta l’utilizzo di immagini della polizia

Pubblicato il 28 novembre 2020 alle 19:53 in Europa Francia

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Migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade di tutta la Francia, il 28 novembre, per protestare contro una proposta di legge sulla sicurezza che limiterebbe la condivisione di immagini ritraenti agenti della polizia.

A Parigi, le forze dell’ordine, alle quali è stato dato l’ordine di adottare una condotta “responsabile”, hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere alcuni tra i manifestanti più turbolenti, unitisi alle proteste con maschere anti-gas ed elmetti, ma, in generale, le manifestazioni, come testimoniato da Associated Press, sono rimaste estremamente pacifiche.  In particolare, il prefetto della polizia di Parigi, Didier Lallement, avrebbe fatto girare una lettera interna nella quale ha chiesto agli agenti di usare “onestà, il senso dell’onore e dell’etica” nel controllare le proteste autorizzate dal governo.

Nella capitale francese, più migliaia di manifestanti si sono riuniti a Place de la République e nelle strade circostanti sventolando bandiere rosse dei sindacati, il tricolore francese e cartelli di denuncia delle violenze della polizia. Alcuni manifestanti hanno chiesto la libertà dei media, altri le dimissioni del ministro dell’Interno, Gerald Darmanin. Alle proteste hanno partecipato giornalisti, studenti di giornalismo, attivisti di sinistra, gruppi a sostegno dei diritti dei migranti e più fazioni politiche che hanno esternato rabbia per quelle che sono ritenute essere tattiche di irrigidimento della polizia adottate negli ultimi anni, soprattutto dall’inizio delle manifestazioni dei gilet gialli, nel 2018.

A destare il dissenso della popolazione sarebbe stato un provvedimento contenuto all’articolo 24 della bozza di legge, in base al quale sarebbe un crimine pubblicare foto e video di poliziotti in servizio allo scopo di danneggiare la loro “integrità fisica o morale”. Per tale reato, sarebbero previste pene che vanno fino ad un anno di carcere e sanzioni economiche fino a 45.000 euro. I gruppi a sostegno delle libertà civili hanno affermato di temere che con tale disposizione possano essere ostacolate le libertà di stampa e che le brutalità commesse dalla polizia possano non essere scoperte e restare impunite. In particolare, si teme che il provvedimento possa avere effetti dannosi per la documentazione di casi di arresto aggressivi, soprattutto per quanto riguarda le minoranze che subiscono discriminazioni e abusi e che si difendono con video di pochi minuti.

Le proteste contro la crescente rigidità della polizia in Francia e contro la proposta di legge hanno ripreso vigore dopo che, lo scorso 26 novembre, è stato diffuso un video di alcuni poliziotti francesi mentre picchiavano un uomo di colore. L’episodio si sarebbe verificato il 21 novembre precedente, quando un produttore musicale di nome Michel Zecler sarebbe stato attaccato fisicamente e offeso con insulti razzisti all’interno del proprio studio musicale nel diciassettesimo arrondissement di Parigi. Michel ha rivelato ai giornalisti di essersi trovato in strada e di essere stato visto mentre girava senza mascherina, in contravvenzione ai protocolli anti-Covid francesi, per tanto sarebbe entrato nel suo ufficio per evitare di ricevere una multa dopo aver visto un’auto della polizia. Gli agenti lo avrebbero però seguito all’interno dove lo avrebbero picchiato e insultato. Al momento, i poliziotti coinvolti sono stati sospesi ed è stata avviata un’indagine interna della polizia.

Il 27 novembre, il presidente francese, Emmanuel Macron, si è espresso sui fatti affermando che gli agenti in questione siano “una vergogna”. Nella stessa giornata, poi, il primo ministro francese, Jean Castex, ha annunciato la creazione di una commissione per rivedere l’articolo 24 ma avrebbe rivisto tale scelta a causa dell’opposizione di più parlamentari. La commissione dovrà quindi elaborare nuove proposte entro l’inizio del 2021 sulla relazione tra i media e la polizia.

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Camilla Canestri,

di Redazione

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