Yemen: la coalizione risponde ai ribelli, 17 raid contro Sana’a

Pubblicato il 27 novembre 2020 alle 14:51 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno riferito, venerdì 27 novembre, che le forze aeree della coalizione a guida saudita hanno condotto circa 17 attacchi contro le proprie postazioni nei dintorni della capitale Sana’a.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Jazeera sulla base di fonti Houthi, le località colpite sono state il collegio militare della capitale, al-Sama’a, Jabal ‘Aiban, Rayma Hamid, Jarban, al-Hafa e ‘Attan, tutte incluse nel governatorato di Sana’a. In nessun caso sono state registrate vittime. Il quotidiano al-Arabiya ha poi aggiunto che i raid della coalizione hanno colpito postazioni militari, caserme e piattaforme per il lancio di missili balistici appartenenti alle milizie sciite, situate non solo a Sana’a, ma anche ad ‘Amran, nello Yemen centro-occidentale.

Come riportato da al-Araby al-Jadeed, i violenti attacchi aerei del 27 novembre testimoniano, da un lato, la ripresa dei bombardamenti da parte della coalizione a guida saudita contro i territori settentrionali e centrali yemeniti, mentre, dall’altro lato, costituiscono una risposta agli incidenti degli ultimi giorni, la cui responsabilità è stata attribuita al gruppo sciita. Il riferimento va, in particolare, a quanto accaduto il 23 novembre, quando i ribelli hanno riferito di aver lanciato un missile di tipo Quds 2 contro una stazione di distribuzione gestita dalla compagnia saudita Saudi Aramco, situata a Gedda.

Stando a quanto dichiarato da Saudi Aramco, l’attacco non ha provocato gravi perdite, nonostante uno dei 13 serbatoi risulti essere inattivo. Tuttavia, il missile ha colpito una struttura che svolge un ruolo rilevante per la regione. In particolare, la capacità di stoccaggio del distributore di Gedda equivale a 5.2 milioni di barili e da qui vengono distribuiti più di 120.000 barili di prodotti petroliferi al giorno a Gedda, Mecca e nella regione di Al-Baha. Inoltre, il serbatoio colpito dal missile lanciato dagli Houthi ha una capacità di stoccaggio pari a 500.000 barili.

Gli attacchi aerei del 27 novembre sono stati condotti in concomitanza con gli scontri via terra che vedono protagonisti l’esercito affiliato al governo yemenita e le milizie Houthi. Questi hanno interessato, nello specifico, i fronti di Nihm, a Est della capitale Sana’a, nonché quelli a Sud e Ovest di Ma’rib. Non da ultimo, violente battaglie sono state registrate anche presso Hazm, capoluogo del governatorato di al-Jawf, attualmente controllato per il 75% dalle forze filogovernative. Nel frattempo, riferisce al-Araby al-Jadeed, le squadre della Croce Rossa sono state in grado di recuperare 200 corpi di combattenti Houthi nelle aree di scontro, deceduti nel corso delle ultime battaglie.

Parallelamente, stando a quanto riportato dal medesimo quotidiano, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno inviato armi ed equipaggiamento militare di tipo avanzato ai gruppi secessionisti, ad essi affiliati, dispiegati nello Yemen meridionale, nel governatorato di Abyan, mentre sono riprese le operazioni di reclutamento di nuovi combattenti, in previsione di nuovi scontri che si pensa possano verificarsi a Zinjibar, capoluogo del governatorato, così come nelle altre regioni meridionali circostanti.

Proprio Abyan era stata testimone di violenze dall’11 maggio scorso, quando l’esercito del governo yemenita aveva cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza, attraverso scontri che hanno interessato perlopiù la periferia di Zinjibar. Tali episodi sono da collocarsi in un quadro di tensioni più ampio, il cui apice è stato raggiunto il 26 aprile, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Poi, il 22 giugno, le parti hanno concordato una tregua, più volte vacillata nel corso degli ultimi mesi.

A tal proposito, fonti fedeli al Consiglio di Transizione Meridionale (STC) hanno rivelato che i gruppi secessionisti hanno esortato gli UAE a facilitare il ritorno di comandanti militari presso Aden, dopo che questi avevano lasciato la città in base all’accordo raggiunto il 5 novembre 2019, il cosiddetto accordo di Riad. Una simile mobilitazione rischia di compromettere l’attuazione della suddetta intesa, così come la formazione di una squadra esecutiva, prerogativa essenziale per porre fine alle tensioni tra il governo legittimo e il Consiglio di Transizione Meridionale e per far sì che questi possano continuare a rimanere uniti nella perdurante lotta contro i ribelli sciiti Houthi, in corso sin dal 19 marzo 2015.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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