Yemen: Hadi restio ad accettare il nuovo governo

Pubblicato il 27 novembre 2020 alle 8:35 in Arabia Saudita Yemen

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Il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, si è detto disposto ad accettare il nuovo governo, ma solo dopo aver attuato le disposizioni di carattere militare dell’accordo di Riad.

A riferirlo, il quotidiano al-Jazeera, sulla base di fonti governative anonime. Il riferimento va all’accordo siglato il 5 novembre 2019 sotto l’egida dell’Arabia Saudita, con cui era stato posto un freno alle tensioni tra le forze governative e i gruppi separatisti, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), del mese di agosto dello stesso anno. Tale intesa prevede la formazione di un nuovo governo equamente distribuito tra le due componenti. La squadra dovrà essere composta da non più di 24 ministeri, di cui 12 per il Nord e altri 12 per il Sud. Ai rappresentanti del Consiglio di Transizione Meridionale saranno assegnati almeno sei ministeri, sui dodici totali previsti per il Sud.

Le consultazioni, guidate dal premier designato Moein Abdul Malik, sono ancora in corso. Tuttavia, mentre i gruppi separatisti insistono nel concludere la formazione della nuova squadra governativa nel minor tempo possibile, il presidente Hadi, a detta delle fonti di al-Jazeera, non è disposto a proseguire senza prima ricevere garanzie, da parte dell’STC, sull’applicazione della “parte militare” dell’accordo. Tra le clausole previste, le forze separatiste devono abbandonare le postazioni precedentemente occupate ad Aden, capitale provvisoria del Paese, Abyan e Shabwa, trasferendo altresì qualsiasi armamento in loro possesso. Inoltre, le forze armate del Sud verranno poste sotto il controllo del governo, e sia le forze militari sia quelle di sicurezza di entrambe le parti verranno riunite ed incluse nei Ministeri dell’Interno e della Difesa del governo centrale.

Nel frattempo, il presidente yemenita, tuttora residente a Riad, ha incontrato, il 25 novembre, il viceministro della Difesa dell’Arabia Saudita, il principe Khaled bin Salman, per discutere degli ultimi sviluppi nell’arena yemenita e delle modalità per accelerare l’attuazione dell’accordo di Riad. Da parte sua, il viceministro saudita ha espresso la determinazione del suo Paese a proseguire con l’applicazione dell’intesa del 5 novembre 2019, con il fine ultimo di favorire la pace e la stabilità dello Yemen e della regione.

In realtà, già a seguito del cessate il fuoco che aveva posto fine alle tensioni nate il 29 aprile 2020, il governo centrale yemenita ed i gruppi separatisti, il 29 luglio, si erano impegnati in un ciclo di negoziati volto a formare un nuovo esecutivo che rappresentasse in modo adeguato entrambe le parti. Riad, in tal caso, ha proposto un meccanismo volto ad accelerare l’attuazione dell’accordo, sulla base delle clausole stabilite a novembre 2019. Tra queste, il cessate il fuoco, l’allontanamento delle forze separatiste dalle postazioni nel Sud, la nomina di un governatore e di un direttore per la sicurezza ad Aden e la formazione di una squadra governativa. Ciò sarebbe dovuto avvenire entro 90 giorni, ma la scadenza sembra non essere stata rispettata.

Il primo novembre scorso, il presidente Hadi aveva ribadito l’importanza di attuare l’accordo di Riad e di unire gli sforzi per raggiungere l’obiettivo dell’intera nazione, ovvero frenare “il progetto iraniano in Yemen”. Secondo il presidente, l’accordo di Riad è un punto di partenza fondamentale per portare la tregua nel Paese, per ripristinare le istituzioni statali e contrastare i ribelli sciiti Houthi. Tuttavia, la situazione nel Paese continua ad essere “critica” e le forze yemenite sono tuttora impegnate a combattere contro “le milizie iraniane Houthi”. Queste ultime, ha dichiarato il presidente, continuano a rappresentare una minaccia, visto il perdurante sviluppo di capacità e strumenti volto a “distruggere il Paese e la popolazione yemenita”.

Il raggiungimento di un’intesa tra il governo centrale ed i gruppi separatisti meridionali sembra essere essenziale per un Paese testimone di un violento conflitto civile dal 19 marzo 2015. In questo caso, le forze governative, coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida saudita, sono impegnate a contrastare i ribelli sciiti Houthi, i quali, a loro volta, sono sostenuti dall’Iran. Le tensioni, al momento, riguardano perlopiù le aree settentrionali ed occidentali dello Yemen. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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