Siria: gli ultimi spostamenti di Ankara nel Nord-Ovest del Paese

Pubblicato il 27 novembre 2020 alle 11:19 in Siria Turchia

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Le forze turche stanziate in Siria hanno abbandonato una postazione nei pressi di Saraqib, per spostarsi verso Jabal al-Zawiya, nell’area rurale meridionale del governatorato di Idlib, dove si prevede istituiranno una nuova base militare.

Stando a quanto riferiscono i quotidiano al-Araby al-Jadeed e Asharq al-Awsat, tali recenti spostamenti hanno avuto luogo nella giornata del 26 novembre. Nel Nord della Siria vi sono circa 60 postazioni militari turche, sulla base di un accordo raggiunto da Mosca e Ankara, distribuite perlopiù nei governatorati di Idlib, Aleppo, Hama e Latakia. Quindici punti sono posti in aree cadute sotto il controllo delle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad. Motivo per cui il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte esortato l’esercito di Damasco ad abbandonare le aree occupate dal mese di aprile 2019, minacciando un intervento delle proprie forze.

Gli ultimi movimenti registrati il 26 novembre hanno visto le forze turche ritirarsi da una postazione situata nel quartiere di al-Sinaa, a Est della città di Saraqib, nell’Est di Idlib, e trasferirsi nelle vicinanze del villaggio di al-Ruwaiha, nel Sud del medesimo governatorato. La Turchia aveva precedentemente evacuato due postazioni ritenute strategiche a Murek e Sher Maghar, nel Nord e nell’Ovest di Aleppo, oltre ad aver ritirato armi e combattenti da Maar Hattat. Al contempo, l’esercito di Ankara ha continuato a inviare rinforzi nelle aree del Sud di Idlib, verso Jabal al-Zawiya, dove, il 26 novembre, è giunto un nuovo convoglio composto da circa 20 veicoli con a bordo attrezzature militari e logistiche. Questi vanno ad aggiungersi ai 15 veicoli inviati nei giorni precedenti in direzione al-Ruwaiha e verso il villaggio di Balyun, dove attualmente sono stanziati almeno 200 soldati turchi.

Tali mosse si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, oramai entrato nel suo decimo anno. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. L’ultimo governatorato posto sotto il controllo dei ribelli è Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, dove Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, il 5 marzo, hanno concordato una tregua, con l’obiettivo di favorire il ritorno di sfollati e rifugiati.

Tuttavia, le tensioni non si sono mai del tutto placate. Anche nella giornata del 26 novembre, bombardamenti per mezzo di missili e di artiglieria pesante hanno colpito alcune città e villaggi meridionali del Sud di Idlib, tra cui al-Fateera, Kansafra, Sufuhun e al-Ruwaiha, perpetrati dalle forze dell’esercito di Assad. Parallelamente, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha riferito dell’esplosione di una miniera di residuati bellici nelle vicinanze di Maarat al-Numan, città posta sotto il controllo delle forze del regime e delle milizie affiliate, nell’area rurale meridionale di Idlib, che ha causato la morte di 3 persone e il ferimento di altre 3.

Gli episodi più violenti verificatisi negli ultimi giorni hanno riguardato Afrin e al-Bab, cittadina tra Aleppo e il confine turco, dove, il 24 novembre, sono state uccise circa 7 persone, di cui 3 agenti di polizia, mentre circa 45 civili sono rimasti feriti, a seguito dell’esplosione di due autobombe. Afrin, situata 350 km ad Ovest di Ras al-Ain, nella striscia siriana al confine con la Turchia, si trova sotto il controllo di gruppi ribelli appoggiati da Ankara, che l’hanno conquistata nel mese di marzo del 2018.

A livello politico, il 26 novembre, alti funzionari dei Ministeri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania hanno tenuto una riunione consultiva, da remoto, per discutere degli sviluppi della crisi siriana e delle modalità per giungere a una risoluzione, in conformità con la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza e in modo tale da rispettare la sovranità territoriale e l’unità del Paese. La suddetta risoluzione, adottata il 18 dicembre 2015, è considerata il punto di riferimento principale per raggiungere una soluzione politica in Siria. Tra i diversi punti, era stato chiesto alle parti coinvolte nel conflitto di rispettare un cessate il fuoco immediato e di impegnarsi in un processo politico volto a organizzare elezioni libere ed eque sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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