Il fatto più importante della settimana, Guatemala

Pubblicato il 27 novembre 2020 alle 7:00 in America Latina America centrale e Caraibi

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Centinaia di manifestanti guatemaltechi hanno fatto irruzione nel palazzo del Congresso della Repubblica del Guatemala e hanno messo a fuoco parte dell’edificio, il 21 novembre.

In tale giornata, circa 10.000 persone si sono riunite nella capitale, Città del Guatemala, in Plaza Mayor per protestare sia contro la corruzione della classe politica, sia contro il bilancio da essa approvato, dando forma ad una protesta restata in parte pacifica. I manifestanti hanno mostrato cartelli con su scritto “non abbiamo né un presidente, né un Congresso”, mentre sulla piazza campeggiava, invece, un ratto con su scritto il nome del presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei. Durante la protesta, manifestanti hanno richiesto le dimissioni di tutti i legislatori.

Parallelamente, altri 1.000 manifestanti circa,  si sarebbero poi ritrovati di fronte al palazzo del Congresso dove alcuni sarebbero entrati nell’edificio e avrebbero dato fuoco ad alcune stanze, più video diffusi suoi social media mostrano fiamme che escono dalle finestre del palazzo. Non sono ancora chiari i danni riportati dall’edificio, ma dalle immagini sembrerebbe che le fiamme provengano da alcuni uffici legislativi piuttosto che dall’aula principale dove si riunisce il Congresso, i vigili del fuoco sarebbero intervenuti prontamente estinguendo le fiamme. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti e circa 12 persone sarebbero finora rimaste ferite nella vicenda. Oltre al palazzo del Congresso, anche alcuni autobus nelle vicinanze sono stati dati alle fiamme.

Il presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, ha commentato gli eventi dal proprio account Twitter promettendo che coloro che saranno ritenuti responsabili di tali “atti criminali” saranno puniti “con tutta la veemenza della legge”.  Giammattei ha specificato di difendere il diritto della popolazione di protestare ma ha anche aggiunto che non si possa consentire al popolo di “vandalizzare proprietà pubbliche o private”. Nella notte del 21 novembre, il Ministero dell’Interno ha poi pubblicato una lista delle 33 perone arrestate durante le proteste a Città del Guatemala e di altre 6 trattenute a Quetzaltenango, a Ovest della capitale.

Nel Paese, dal 20 novembre, sono in corso proteste contro il presidente Giammattei e il suo governo  per aver approvato un bilancio controverso relativo all’anno 2021 lo scorso 18 novembre prima dell’alba, che prevede, tra le altre cose, tagli alla spesa per l’istruzione e la salute. In particolare, i manifestanti ritengono che i legislatori guatemaltechi abbiano negoziato e approvato il bilancio in segreto e che abbiano approfittato della distrazione causata dalle conseguenze della diffusione del coronavirus e dell’arrivo degli uragani Eta e Iota nel Paese centro-americano. Oltre a questo, i manifestanti lamentano anche recenti mosse della Corte Suprema e del procuratore generale che, a loro detta, avrebbero ostacolato la lotta alla corruzione.

Il 20 novembre, la popolazione ha iniziato ad esprimere il proprio scontento sulle piattaforme dei social media, per poi ritrovarsi in strada, dove si sono verificati i primi scontri.  Tra i punti contestati del nuovo bilancio da parte degli utenti vi sarebbe l’approvazione di 65.000 dollari in pasti per i legislatori nonostante i tagli fatti alla spesa per i malati di coronavirus o per le agenzie di difesa dei diritti umani.

La crisi politica che sta attraversando il Guatemala ha origini più profonde della legge di bilancio che ha provocato le violente manifestazioni culminate con l’incendio del Parlamento di sabato 21 novembre e l’aperta contestazione al presidente Giammattei da parte del suo stesso vicepresidente. Gli analisti attribuiscono il malcontento non solo alla concentrazione di potere nelle mani del presidente, Alejandro Giammattei, ma anche a una tensione che cova da almeno cinque anni.

Le immagini del Congresso guatemalteco in fiamme tra le proteste sono la prova della debolezza del governo, tuttavia questo si è insediato nel gennaio 2020 e i problemi del Guatemala sono molto più antichi. La democrazia nata della fine della guerra civile nel 1996 è sempre stata debole, ma l’escalation della tensione attuale tensione può essere fatta risalire a una crisi politico-giudiziaria che si trascina dal 2015.

Cinque anni fa a seguito di indagini da parte delle Nazioni Unite è venuta alla luce una serie di atti di corruzione che legavano le autorità doganali del Paese centroamericano a politici e narcotrafficanti, coinvolgendo direttamente l’allora presidente Otto Pérez Molina, arrestato a settembre del 2015, e il suo successore, Jimmy Morales, nonché familiari e collaboratori dei due ex-presidenti e di numerosi politici di primo piano.

Già allora iniziarono alcune proteste – invero timide se paragonate a quelle attuali – contro la corruzione nel Paese e a sostegno del lavoro del Procuratore speciale contro l’impunità, che ha indagato sulle irregolarità, e della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG).

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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