Iraq: Muqtada al-Sadr torna alla ribalta

Pubblicato il 27 novembre 2020 alle 12:53 in Iraq Medio Oriente

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Manifestanti a sostegno del leader sciita del Movimento Sadrista, Muqtada al-Sadr, hanno iniziato ad occupare, sin dalla mezzanotte tra il 26 e il 27 novembre, piazza Tahrir, nel centro della capitale Baghdad. Ciò giunge dopo che al-Sadr ha rivelato l’intenzione di candidarsi alle elezioni anticipate, previste per il 6 giugno 2021, nonostante si fosse precedentemente rifiutato di partecipare alla vita politica dell’Iraq.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, rappresentanti del movimento sadrista hanno cominciato a radunarsi nella capitale Baghdad, in previsione di una manifestazione che dovrebbe avere luogo il 27 novembre, a seguito della consueta preghiera del venerdì. Muqtada al-Sadr è a capo di uno tra i maggiori blocchi di coalizione in Parlamento, Sairoon, e, nel corso delle proteste che hanno caratterizzato l’Iraq dal primo ottobre 2019, si era mostrato tra i principali promotori del clima di mobilitazione. Ora, secondo quanto riporta il quotidiano al-Arab, il leader sciita sta provando ad ottenere consenso all’interno della Camera dei Rappresentanti irachena, così che il proprio movimento possa conquistare la leadership del futuro governo di Baghdad, e liberare l’Iraq da “corruzione, dipendenza e devianza”.

Secondo un deputato, Alaa Al-Rubaie, il movimento sadrista è l’unico organismo in grado di porsi alla guida dell’Iraq nella fase che seguirà alle elezioni del 2021. Motivo per cui, attraverso la manifestazione del 27 novembre, il movimento mira a mostrare la propria volontà e la propria preparazione a rispondere alle richieste del Paese e della popolazione ogniqualvolta sarà necessario. Un altro esponente del movimento, Hakim Al-Zamili, ha invece definito le manifestazioni di venerdì una “battaglia”, non diversa da quella combattuta contro lo stato Islamico. In tal caso, però, scopo della battaglia è mostrare l’esistenza “dell’identità nazionale e sadrista irachena”. Di fronte a tali considerazioni, i sostenitori di al-Sadr sono stati chiamati a scendere in piazza per dimostrare la propria determinazione.

Stando a quanto riferito da al-Arab, è dal 2003 che Al-Sadr prova ad ottenere una posizione di rilievo nel governo iracheno, presentandosi come un leader riformista, oltre che come una sorta di protettore della popolazione irachena. Tuttavia, non è mai riuscito a portare a termine la missione e, nel corso degli anni, è stato vittima di una sorta di emarginazione da parte degli altri leader della “casa politica sciita”, affiliata e sostenuta dall’Iran. Ciò gli ha precluso di occupare la posizione agognata, considerata un diritto per sé e per la propria famiglia, oltre che un possibile motivo di vanto per la comunità sciita in Iraq.  

Nel frattempo, l’Iraq si prepara alle elezioni annunciate per il 6 giugno 2021, le quali rappresentano una delle richieste principali dei gruppi di manifestanti iracheni, protagonisti dell’ampia mobilitazione iniziata il primo ottobre 2019, e che ha provocato la caduta del precedente governo guidato da Adel Abdul al-Mahdi. Sebbene il processo elettorale sia stato presentato come uno dei motori propulsori del tanto atteso cambiamento, per alcuni questo non risolverà alcune delle problematiche oramai radicate nel Paese, tra cui il fenomeno della corruzione. Questo perché, secondo quanto riporta al-Arab, le forze principali che hanno guidato l’Iraq negli ultimi diciassette anni sono le stesse che competeranno per le cariche all’interno del futuro governo, e queste sembrano mirare principalmente a denaro e potere. Inoltre, nonostante la legge elettorale sia stata parzialmente modificata, non sembra sufficiente a offrire garanzie per evitare frode e manomissione di voti.

Alcuni oppositori hanno evidenziato che l’approvazione di elezioni anticipate non è stata una soluzione ai dilemmi che hanno provocato la rabbia della popolazione, bensì un mezzo per salvare il sistema attuale e garantirne la continuità. Pertanto, ciò che viene richiesto è un cambiamento radicale, che rimuova tutte le personalità appartenenti al precedente apparato politico. In tale quadro, è compreso anche il leader sadrista, nonostante il suo autodefinirsi un’eccezione rispetto agli altri membri della classe politica irachena. Non da ultimo, la popolazione irachena ricorda come al-Sadr l’abbia tradita durante i movimenti di protesta, passando da un “paladino dei poveri e degli oppressi” a oppressore.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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