Svezia, coronavirus: previsto il picco a metà dicembre

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 21:07 in Europa Svezia

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La seconda ondata di infezioni da COVID-19, che ha colpito la Svezia, potrebbe raggiungere il picco a metà dicembre, hanno avvertito i funzionari sanitari, sottolineando che gli sviluppi dipenderanno da quanto il pubblico seguirà le raccomandazioni sul distanziamento sociale emesse dalle autorità. 

Le nuove infezioni hanno raggiunto livelli record nelle ultime settimane, dopo una tregua estiva, esponendo nuovamente alle critiche l’approccio “soft” del Paese nella lotta contro la pandemia. In totale, 6.622 persone con COVID-19 sono morte in Svezia, un totale pro capite di gran lunga superiore rispetto a quello di Stati vicini come la Norvegia, la Danimarca e la Finlandia, che hanno optato per blocchi più severi durante la primavera. Tuttavia, il tasso continua ad essere inferiore rispetto ad alcune grandi nazioni europee, come la Spagna e la Gran Bretagna.

Restrizioni più severe sono in vigore da metà ottobre anche in Svezia e queste, dicono gli esperti, potrebbero aver contribuito a rallentare la diffusione della malattia. Ciononostante, l’Agenzia per la Sanità pubblica ha affermato che le infezioni potrebbero raggiungere il loro picco nelle prossime settimane. “Siamo ottimisti nel poter controllare e influenzare lo sviluppo della pandemia”, ha detto, in una conferenza stampa, giovedì 26 novembre, il capo dell’Agenzia sanitaria Johan Carlson, il quale ha però ammonito sul fatto che molto dipenderà anche dalla popolazione e dal rispetto delle raccomandazioni. “Se non verranno seguite le indicazioni come ci aspettiamo, non avremo questo sviluppo, ma avremo uno sviluppo peggiore”, ha avvertito Carlos. Il governo ha affidato all’Agenzia il compito di costruire un modello sull’andamento della pandemia in modo da aiutare le autorità e i servizi sanitari nella loro pianificazione. Lo scenario attuale si basa sulle infezioni segnalate tra il 24 agosto e il 6 novembre, nonché su una serie di altre variabili.

L’Agenzia, tuttavia, è stata spesso criticata dai media svedesi per non essere riuscita, nei suoi precedenti tentativi, a creare modelli precisi, ad esempio, non sarebbe stata in grado di prevedere una nuova e più ampia ondata di nuovi casi in autunno. Giovedì 26 novembre, la Svezia ha registrato 5.841 nuovi casi e 67 decessi.

La Svezia ha puntato molto sulla responsabilità della sua popolazione, evitando di imporre rigidi divieti governativi in numerosi settori. Nonostante l’aumento dei casi e le rigorose quarantene applicate in Danimarca e Norvegia ad aprile, i confini, i ristoranti, le palestre, i negozi e i parchi giochi svedesi sono sempre rimasti aperti.

“Lo scopo del nostro approccio è che le persone stesse comprendano la necessità di seguire le raccomandazioni e le linee guida esistenti”, ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia sanitaria svedese, Johan Carlson. Mentre molti Paesi hanno adottato regole mutevoli e forti restrizioni, Carlson ha affermato che le linee guida svedesi sono state progettate per essere facili da comprendere e conservate per un periodo prolungato. “Non ci sono altri rimedi prima che siano disponibili misure mediche, principalmente i vaccini. La popolazione svedese ha preso la situazione a cuore”, ha detto il direttore.

La strategia svedese per il coronavirus si è basata in gran parte sulla formulazione di raccomandazioni e sulla divulgazione di informazioni al pubblico, facendo leva sull’elevato livello di fiducia dei cittadini nei confronti delle autorità nazionali e locali. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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