Malesia: approvato progetto di bilancio, Muhyiddin supera la prova

Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 17:28 in Asia Malesia

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Il Parlamento della Malesia ha approvato il progetto di bilancio per il 2021 presentato dal primo ministro, Muhyiddin Yassin, il 26 novembre, fugando i timori rispetto alla tenuta della sua leadership nel caso in cui la proposta non avesse ricevuto il sostegno necessario. Con un valore di 106 miliardi di dollari, si tratterà della maggior cifra mai prevista per il bilancio malese.

Il progetto per il 2021 è stato approvato in seconda lettura tramite un voto per acclamazione in Parlamento e adesso sarà sottoposto a tre settimane di discussioni in commissione prima che venga approvato in terza lettura. L’opposizione non è riuscita ad ottenere l’approvazione per un voto di blocco per il quale avrebbe necessitato di 15 parlamentari che sostenessero tale richiesta.

Muhyiddin aveva presentato il progetto di bilancio per la prima volta lo scorso 6 novembre, quando la coalizione di governo di cui è a capo, la Perikatan Nasional (PN), aveva raggruppato 113 legislatori favorevoli al bilancio, appena uno in più rispetto alla soglia dei 112 per raggiungere una maggioranza semplice, essendo il Parlamento malese composto di 222 sedute. All’interno della coalizione di governo il programma di spesa aveva attirato più critiche, soprattutto dal partito Barisan Nasional, che occupa la maggioranza della PN. Il 26 novembre, però, tutti i parlamentari del Barisan Nasional hanno sostenuto il progetto di bilancio.

 Secondo quanto riferito dal ministro delle Finanze, Tengku Zafrul Aziz, per farlo approvare, il  testo della proposta è stato modificato in modo tale da accomodare alcune richieste sia dell’opposizione, sia del Barisan Nasional. Tra esse figurano maggiori misure per combattere le ripercussioni economiche derivanti dalla diffusione del coronavirus, come, ad esempio, l’aumento del numero di aziende e soggetti individuali a cui sarà concessa un’estensione della scadenza dei prestiti e la destinazione di maggiori fondi ai lavoratori “in prima linea” e allo Stato di Sabah, il più colpito della Malesia dal coronavirus. Al contempo, sono state ridotte spese precedentemente messe in programma nella prima versione del bilancio, quali le somme previste per unità di propaganda governative.

Al momento, la stabilità politica della Malesia versa in una condizione di fragilità e l’approvazione del progetto di bilancio è stata fondamentale per la tenuta dell’esecutivo che, tuttavia, deve ancora superare la votazione in terza lettura del documento. Forti dubbi a riguardo erano nati quando lo scorso 26 ottobre il sovrano malese, il sultano Abdullah Sultan Ahmad Shah, aveva respinto la richiesta del premier di indire lo stato d’emergenza nel Paese a causa del coronavirus, negando al premier poteri speciali che gli avrebbero consentito di adottare misure straordinarie nella lotta al coronavirus, ma anche di mantenere salda la propria presa sul potere. 

Le ultime incertezze sulla stabilità del governo malese erano sorte lo scorso 23 settembre, quando il leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza, formata da circa 120 legislatori, che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo, scalzando quello di Muhyiddin. Il successivo 13 ottobre, Anwar era stato ricevuto dal sovrano malese per provare l’esistenza della maggioranza a suo sostegno e per chiedergli di sciogliere l’attuale governo in carica. Tuttavia, tale tentativo era fallito e il sovrano non aveva sostenuto Anwar.

L’attuale governo di Muhyiddin, a sua volta, aveva assunto la leadership della Malesia dopo che, lo scorso 24 febbraio, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, dominata da UMNO, che aveva governato la Malesia per 6 decenni.

Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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